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Maggio-Giugno/2016 - Mondo Poliziotto
Siulp
Puglia, porta d’Oriente
di Michele Saracino Segr. gen. prov. Siulp - Bari

Porto e aeroporto a Bari sono veri e propri avamposti
dell’azione di prevenzione del terrorismo internazionale.
Quali strumenti a tutela della sicurezza a levante?

Gli episodi di cronaca nera più cruenti, oltre che destare allarme sociale, spesso evidenziano tutte le falle del sistema sicurezza interno italiano, prescindendo ormai dai singoli territori. Infatti, appare un dato ormai acclarato la scomparsa delle cosiddette “isole felici”, ovvero città e/o paesi dove il problema sicurezza non sia in cima alle preoccupazioni dei cittadini. Qui in terra di Bari, all’indomani di sparatorie con morti ammazzati, come in un ormai classico refrain, riceviamo le rassicuranti visite dei Ministri e vertici del Dipartimento della P.S., sempre foriere di belle parole e rassicurazioni. Nel corso di questi vertici è buona abitudine sciorinare statistiche, che ormai rappresentano l’ancora di salvezza nei momenti di difficoltà.
Eppure lo stesso Istat, in un rapporto sulla sicurezza del 2015, invita alla massima prudenza rispetto alla stabilizzazione di alcuni reati predatori, che non dimentichiamoci sono cresciuti comunque in maniera esponenziale negli anni 2000 (“Seppure segnali positivi si evidenziano, sono ancora troppo deboli per poter parlare di miglioramento della situazione.”). Non vi è dubbio che esista una criminalità percepita e una reale, ma mostrare ottimismo per il sensibile calo del dato complessivo dei reati commessi in terra di Bari appare più che altro una vittoria di Pirro per due ordini di ragioni: la prima è che alcuni reati predatori sono in aumento, ovvero quelli che colpiscono direttamente i singoli cittadini e soprattutto alcune categorie commerciali; infatti rispetto ai dati del 2014 a Bari e provincia nell’anno 2015 le rapine agli uffici postali sono aumentate del 33% e ai negozi del 22,02%.
Addirittura, davanti a questa situazione emergenziale, Poste Italiane aveva temporaneamente deciso di erogare il servizio Postamat solo durante gli orari di apertura degli uffici postali, al fine di scongiurare gli assalti molto frequenti durante le ore notturne del fine settimana. La seconda ragione riguarda la cronica tendenza di scindere in maniera netta il fenomeno della associazione di tipo mafioso e i reati c.d. minori, sforzandosi di etichettare la criminalità in terra di Bari a “geometria variabile” e non di tipo verticistico ma frastagliata tra clan. Eppure già nel 2013, nella relazione semestrale presentata al parlamento dalla Direzione Investigativa Antimafia, emerge questo dall’analisi del fenomeno criminale pugliese: “Tra i fenomeni predatori, risulta di particolare evidenza quello delle rapine in danno di automezzi pesanti trasportanti merci, di rappresentanti di preziosi e di portavalori con tecniche paramilitari dove insistono gruppi criminali che hanno maturato un’elevata specializzazione che permette loro di operare in altri contesti geografici, nazionali e internazionali”. Ma già nel 2012 la Dia segnalava che “Sono evidenti i collegamenti della criminalità organizzata pugliese con altri gruppi criminali italiani e stranieri, tra i quali primeggiano gli albanesi.
La diffusa disponibilità di armi e la specializzazione nelle rapine e negli assalti ai trasporti su strada definiscono ulteriormente la minaccia dei gruppi pugliesi”. In diverse circostanze la Dia ha precisato che “tra i fenomeni predatori, quello delle rapine ai danni di automezzi e di rappresentanti di preziosi va ad assumere un profilo emergenziale”, senza dimenticare di segnalare anche le rapine a mano armata in danno di esercizi commerciali (tabaccherie, supermercati, distributori di carburante), farmacie, ma anche a danni di privati, soprattutto nel Salento e nelle zone di Foggia, Barletta, Andria e Trani.
Rispetto poi alle due questioni appena sollevate, che già di per sé non offrono un quadro incoraggiante sullo stato di salute della sicurezza nell’area di Bari, non si può tralasciare l’endemica carenza di personale e incontenibile innalzamento dell’età media dei lavoratori che affligge gli uffici di polizia sia del capoluogo sia dei presidi distaccati. Qui i Commissariati di Ps (cittadini e dislocati in provincia), senza dimenticare i distaccamenti di Polizia Stradale, sono sottoposti ad una lenta eutanasia passiva, per assurdo proprio in realtà che invece vedono avanzare in maniera preponderante alcuni preoccupanti fenomeni criminali, soprattutto nell’area del nord barese tra i comuni di Bitonto, Andria, Trani, Barletta e Canosa. Ecco perché l’ottimismo mostrato dalle istituzioni appare non calzante alla realtà delle cose e rischia di rafforzare le fila di coloro che guardano la questione “sicurezza” con le lenti della superficialità, sottovalutando le trasformazioni che avuto nell’ultimo decennio il capoluogo della Regione Puglia.
Nessuno può negare che Bari negli ultimi anni abbia assunto il ruolo di città metropolitana con forti connotazioni internazionali, divenendo a tutti gli effetti la porta italiana ed europea verso l’Oriente. Di conseguenza, presidi di polizia frontaliera come il porto e l’aeroporto di Bari, sono ormai da considerare veri e propri avamposti dell’azione di prevenzione del terrorismo internazionale. Pur tuttavia, la pianta organica di questi uffici rimane inalterata ed in alcuni casi anche depauperata dai pensionamenti, mostrandosi assolutamente irrisoria rispetto all’incremento esponenziale del traffico di merci e passeggeri, molti dei quali provenienti da aree extra Schengen.
Anche la presenza di Cie (temporaneamente chiuso per inagibilità proprio a seguito di frequenti rivolte che hanno danneggiato la struttura) e Cara rappresentano un ulteriore impegno quotidiano per le forze di polizia, che trascende dalla mera attività di vigilanza attesi il rischio di infiltrazioni terroristiche e il costante pericolo rappresentato delle frequenti rivolte che richiedono un massiccio intervento di operatori per essere sedate.
Ecco le ragioni per cui ritengo insufficienti gli impegni presi al termine dei Comitati provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si sono svolti nell’anno in corso. Seppur apprezzabile appare fuori tempo massimo la volontà di presentare al Ministro, manifestata da sindaco e Prefetto di Bari, un progetto di sicurezza urbana che partirà dall’incrocio dei dati sui reati con le condizioni socio economiche di ogni singolo quartiere cittadino per favorire gli interventi di prevenzione sul territorio. Nel mentre il capoluogo non ha ancora un numero unico di Pronto Intervento e interi quartieri soffrono la presenza radicata dei clan che si contendono le attività delittuose.
Alcune brillanti indagini portate a termine dalla locale Squadra Mobile hanno evidenziato l’ingerenza delle famiglie malavitose non solo sulle attività commerciali ma addirittura sulla gestione delle case popolari, che venivano assegnate abusivamente a sodali e simpatizzanti a scapito dei reali assegnatari. Anche riguardo il paventato incremento del numero di telecamere in città, troppo spesso ritenute la panacea di tutti i mali, il Siulp barese ha espresso forti perplessità sulla scorta anche di autorevoli pareri. Infatti, diverse ricerche internazionali convergono sul fatto che le videocamere espletano più proficuamente la propria funzione di detection attraverso la ripresa delle immagini per affrontare crimini seriali e per reati che avvengono in luoghi perimetrati (in particolare rapine in banca o le violenze che avvengono all’interno degli impianti sportivi).
Alcuni anni fa Scotland Yard fornì alcuni dati da cui si rilevò che, nonostante la Polizia abbia a disposizione ben 60.000 telecamere nella sola capitale inglese, solo il 3% dei reati predatori di strada vengono risolti a Londra grazie all’ausilio delle telecamere. Un’altra ricerca francese effettuata a Saint-Etienne, ancora, rileva che non più del 2% dei fatti criminosi che avvengono negli spazi pubblici vengono risolti grazie all’uso delle immagini videoregistrate. In ultimo, una pubblicazione curata dagli esperti del progetto europeo "Citizens, cities and video surveillance” attesta: “Nel caso in cui si valuti necessario il ricorso alla videosorveglianza, si devono esaminare attentamente gli usi cui il sistema è diretto e le condizioni di operatività, in primis vanno definiti i mezzi organizzativi e umani messi disposizione per tali obiettivi. Si tratta di uno strumento tecnologico, che non può prescindere dal personale di sorveglianza e dal sistema organizzativo delle agenzie di controllo, pertanto la videosorveglianza deve sempre essere accompagnata da un’importante componente umana specializzata”. Proprio quel capitale umano, ovvero gli operatori delle forze dell’ordine, dovrebbe essere il punto di partenza di qualsiasi nuovo modello di sicurezza, perché quando il cittadino chiede l’intervento di una volante della Polizia o di una Gazzella dei Carabinieri non vedrà arrivare un drone o una telecamera ma uomini in divisa, ed è suo pieno diritto di riceverlo nel più breve tempo possibile.
La mia impressione, dopo quasi trenta anni di attività, è che invece si insista nel perseguire, qui a Bari come nel resto d’Italia, un modello di sicurezza incapace di leggere le peculiarità dei singoli territori, sempre più attento a seguire le esigenze di bilancio attraverso la logica dei tagli lineari e di razionalizzazione dei presidi di polizia, contestualmente sempre meno disponibile ad immedesimarsi nelle paure dei cittadini e garantire dignità agli operatori di polizia.

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