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Luglio-Settembre/2016 - Mondo Poliziotto
Siulp
Sprechi nella gestione dei profughi: inettitudine o precisa scelta politica?
di Silvano Filippi - segr. reg. Siulp Veneto

Dal 2014 in poi arrivano mediamente sulle coste Italiane 170 mila profughi all’anno. A chi abbia un minimo di perspicacia non sfugge che abbiamo a che fare con un vero e proprio fenomeno epocale con cui ci dovremo confrontare anche negli anni – parecchi - a venire.
Pare però che questa evidenza non sia percepita dalla classe dirigente – politica e amministrativa - del nostro Paese, che continua a ragionare in termini di emergenza per giustificare il disastro organizzativo e l’immenso spreco di risorse provocato da una sciagurata gestione dell’accoglienza.
Chiariamo subito che non siamo interessati alle polemiche squisitamente politiche. Ci preoccupiamo però delle ricadute sul sistema sicurezza del nostro territorio, e sui nostri colleghi di rimando.
Dato il fin troppo prevedibile fallimento del sistema degli hotspot sulle coste, che non regge l’onda d’urto di migliaia di arrivi quotidiani, ed il conseguente invio agli uffici territoriali di centinaia di profughi, ogni Questura vede assorbire ogni giorno almeno dieci – quindici operatori tra personale dell’Immigrazione, della Polizia Scientifica e quelli per la vigilanza generica. Tutto ciò avviene peraltro in strutture non attrezzate per questo genere di situazioni – assenza di bagni, zone ristoro, zone dedicate per evitare promiscuità tra uomini, donne e minori, zone riservate alle visite mediche – con conseguenti immaginabili ricadute.
In concreto questo comporta per un verso l’insediamento di estemporanei bivacchi di disperati, con precarizzazione delle condizioni sanitarie e di sicurezza. Per l’altro la fibrillazione di uffici i cui organici, già esangui, sono assoggettati ad ulteriore pericoloso stress.
Tutto questo a tacere dell’anomalia che vede affidata in via esclusiva alle Questure la vigilanza e il fotosegnalamento che precedono l’assegnazione nei centri di soggiorno. E non si comprende per quale motivo di questi incombenti non si dovrebbero fare carico anche le altre forze di polizia.
Tale disarmante – ed allarmante – condizione è stata puntualmente descritta da una nostra delegazione regionale al Capo della Polizia il 21 luglio scorso, nel corso dell’incontro che si è tenuto a Venezia alla presenza anche del responsabile della Direzione Centrale dell’Immigrazione. Dove abbiamo spiegato, come Siulp, che per ridurre in modo significativo le gravi disutilità descritte sarebbe bastato realizzare un hub - un centro di smistamento regionale - presso cui aggregare due o tre operatori per ciascuna Questura. Una proposta che, parole del Prefetto Gabrielli, era estremamente interessante e sarebbe stata sicuramente approfondita.
Noi non sappiamo quanto stiano scavando per fare questi approfondimenti. Sappiamo però che nel frattempo sono le questure del Veneto che stanno colando a picco, e non ci risulta che la nostra proposta sia stata minimamente tenuta in considerazione.
Se questo, come molte altre inquietanti sfaccettature della gestione dei profughi, dipenda da inettitudine o da una precisa scelta politica non siamo in grado di dirlo. Sappiamo però – sic! – che ci sono all’orizzonte decine di nuovi pensionamenti, senza che siano previsti a breve nuovi arrivi di personale.
Nessuno si stupisca dunque se i servizi amministrativi – passaporti, licenze di caccia, ecc. – erogati dai nostri uffici sono in drammatico ritardo, o se il numero delle pattuglie che presidiano il territorio, già oggi ampiamente sottodimensionato, rischia di essere del tutto inefficace. Anche perché presto tutto questo è destinato a peggiorare.
Silvano Filippi
Segretario Regionale Siulp Veneto

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