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Dicembre/2004 - Osservatorio sui Diritti
La proposta di legge per una nuova Authority
di Angelo Pellegrini

Quarantotto associazioni del volontariato e delle Ong hanno presentato alla riunione delle Nazioni Unite a Ginevra un primo testo per un disegno di legge “trasversale”


Un’Authority indipendente in Italia per vigilare sul rispetto dei Diritti Umani sanciti dai Trattati e dalla Dichiarazione Universale. E’ la proposta su cui si sta lavorando in Italia da qualche tempo sulla base soprattutto della spinta di una rete di comitati e di Organizzazioni non governative (Ong), i cui rappresentanti hanno partecipato ai vari appuntamenti ufficiali a livello internazionale. Un gruppo di 48 associazioni ha formato un Comitato per la promozione e protezione dei Diritti Umani (www.comitatodirittiumani.org) ed ha predisposto il testo di un disegno di legge per l’Istituzione di questa Authority. Nel corso delle sessioni del Comitato Onu incaricato di valutare il rapporto dell’Italia e di altri quattro paesi sull’applicazione del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Comitato era presente ed ha presentato un rapporto complementare a quello del governo italiano.
E’ stata la prima volta che è stato possibile per le organizzazioni non governative riuscire ad elaborare un rapporto su questi temi e partecipare attivamente alle discussioni, finora limitate ai rappresentanti ufficiali delle istituzioni. In quella sede, considerata anche la grande attenzione al tema di garantire la effettività delle Istituzioni nazionali per la promozione e protezione dei diritti umani, il Comitato per la promozione e protezione dei Diritti Umani in Italia ha presentato il suo punto di vista e a nome del Comitato, Vanna Palumbo, ha spiegato le motivazioni che hanno portato le 48 associazioni a proporre la costituzione dell’Autorità indipendente. “L’Italia – ha spiegato a Ginevra Vanna Palumbo – da un lato non ha alcuna Istituzione nazionale del tipo propugnato dalle Nazioni Unite, né dispone, da un altro lato, di una struttura a livello nazionale in grado di offrire almeno un punto di riferimento avverso i comportamenti delle Amministrazioni pubbliche commessi in violazione delle norme vigenti in materia di Diritti Umani, come quella del difensore civico nazionale”. Secondo il ragionamento di questo Comitato promotore, il nostro Paese dovrebbe quindi adeguarsi ai principi della Risoluzione adottata in questo senso dalle Nazioni Unite nel 1993.
Il tentativo di giungere alla costituzione di una Istituzione indipendente di garanzia del rispetto dei Diritti Umani è in realtà in atto da molti anni, ma i vari disegni di legge presentati sono rimasti bloccati all’inizio dell’iter parlamentare e non sono stati neppure assegnati alle Commissioni parlamentari di merito. Così le varie proposte di legge non sono neppure partite e non sono state messe mai nel calendario della discussione parlamentare. Alcune proposte di legge sono state ripresentate anche in questa legislatura. Il Comitato per la promozione dell’Autorità di garanzia, hanno spiegato i rappresentanti italiani durante l’ultima riunione dell’Onu a Ginevra, si è formato proprio per cercare di accelerare i tempi e spingere il governo a una più precisa definizione della questione. “Nella consapevolezza che la risoluzione Onu – ha spiegato Vanna Palumbo – non è certo rivolta solo ai paesi nei quali si verificano violazioni dei Diritti Umani gravi e sistematiche e che paesi come l’Italia, che godono di un sistema democratico consolidato, di un’opinione pubblica e di una società civile sensibili ai Diritti e di un clima generale di libertà e tolleranza, debbano anch’essi impegnarsi fattivamente ad adempiere gli impegni assunti in sede Onu”. Per questo, sempre secondo i rappresentanti del Comitato, l’Italia non può fare a meno di un’Istituzione nazionale, autorevole e indipendente, per la promozione e la protezione dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali. Lo stesso Comitato ha predisposto una vera proposta di legge che è già stata illustrata a Ginevra e su cui si stanno cercando consensi politici in Italia tra tutti i partiti sia di governo, che di opposizione. La proposta vorrebbe infatti avere l’ambizione di mettere tutti intorno a uno stesso tavolo perché non si tratta in questo caso di schieramenti e di differenti visioni politiche del problema, quanto dell’applicazione delle Risoluzioni internazionali e dei Principi universali dei Diritti dell’Uomo. Ma perché un’Istituzione di supervisione e di controllo come possono essere le altre Autorità indipendenti? Anche in Italia c’è rischio che si verifichi una qualche violazione della Dichiarazione Universale del 1948 e delle altre risoluzioni e trattati internazionali che l’hanno seguita?
La risposta l’hanno fornita proprio a Ginevra, nella sessione di novembre dell’Onu, le 48 associazioni promotrici dell’iniziativa, tra cui ci sono le più importanti Ong, le associazioni più rappresentative della società civile (anche quelle che lottano contro la mafia e l’usura per esempio), i sindacati, le organizzazioni del volontariato laico e cattolico. Siccome la sessione specifica delle Nazioni Unite era dedicata all’esame del rispetto dei Diritti economici e sociali, la relazione delle Ong italiane si è concentrata sulla reale applicazione anche nel nostro Paese dei Principi universali e delle norme. Ne è emerso un quadro per certi versi sorprendente. In Italia, sostiene il Comitato per la promozione dell’Authority, si verificano per esempio violazioni del Diritto all’alloggio, magari per causa di sfratto, o carenze del sistema sanitario nazionale nel garantire davvero a tutti il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Oltre le violazioni che si possono riscontrare anche in rapporti generali di varie istituzioni, in Italia si verifica anche un certo ritardo nell’avviare l’insegnamento obbligatorio dei Diritti Umani nelle scuole. L’altro punto di debolezza su cui le associazioni si sono soffermate nel loro rapporto alle Nazioni Unite riguarda le condizioni degli immigrati e dei richiedenti asilo nel nostro Paese. A questo proposito, ha fatto molto discutere il recente caso dello sbarco di immigrati a Lampedusa, durante il quale, secondo Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), sarebbe stato violato il Diritto di richiesta di asilo e nello stesso tempo le norme della legge Bossi-Fini. Ma il caso dei rifugiati e tutte le problematiche legate all’immigrazione sono solo un aspetto della questione più generale del rispetto dei Diritti Umani. E’ un tema vecchio, ma anche nuovo per il nostro Paese.
L’augurio di tutti è che le proposte del Comitato vengano accolte dai partiti e che si possano fare passi avanti verso la costituzione dell’Authority.Per l’Italia sarebbe una bella novità.

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