Nonostante si sia registrato un drastico calo del traffico e dei sinistri stradali, l’allerta resta alta. La pandemia può essere un’occasione per riformare coscientemente le regole della mobilità e sensibilizzare il cittadino: la Stradale può certamente fare la sua parte

Sono chiamati gli angeli della strada, i tenutari dell’ordine e della sicurezza pubblica delle strade italiane pronti ad intervenire con tutti i mezzi a disposizione affinché i cittadini utenti, che circolano lungo i sentieri d’asfalto che costellano la nostra Penisola, si sentano protetti e confortati durante il percorso. Sono le donne e gli uomini della Polizia Stradale in prima linea nella lotta contro quello che spesso appare come un bollettino di guerra e che annoveriamo tra le statistiche annuali dell’Istat con la voce “sinistri stradali”. E tutti sono consapevoli che è una guerra contro un nemico invincibile che puoi solo contenere ma non sconfiggere. Ad onor del vero, nella vulgata popolare, non sempre i nostri paladini sono visti come difensori della nostra sicurezza stradale, soprattutto allorquando comminano multe per mancato rispetto delle norme del codice della strada; ma è sufficiente rimandare i nostri pensieri ai tanti morti e feriti per capire che questo è una delle modalità con cui si prova a combattere una guerra senza quartiere e dove il rispetto delle regole diventa presupposto indispensabile per la nostra ed altrui sicurezza.
Sono circa 12.000 gli addetti in servizio lungo le strade italiane e, «per avere un’idea dell’impegno richiesto alla Polizia Stradale che impiega una media di 1.500 pattuglie giornaliere, basti pensare che sui 7 mila chilometri della rete autostradale italiana e su di una rete primaria nazionale di oltre 450.000 km si muove un parco circolante interno pari ad oltre 42.000.000 di veicoli, e che l’incidenza del trasporto su gomma arriva a rappresentare oggi il 90% circa del traffico interno viaggiatori ed il 62% di quello merci complessivo» (fonte Polizia di Stato).
Oggi se esiste un solo dato positivo che questa maledetta pandemia ha manifestato riguarda proprio questo fronte, in quanto la logica conseguenza del lungo stop dovuto al lockdown di marzo-aprile del 2020, oltre alle notevoli restrizioni alla circolazione stradale di questi mesi, ha favorito una sostanziale diminuzione del numero di sinistri e conseguentemente del numero di feriti e vittime nel corso dell’anno attraverso le strade ed autostrade che uniscono il nostro Paese.

Stefano Mirti

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