Si terrà a Roma presso la Città dell’Altra Economia il 25 e 26 settembre, la conferenza internazionale organizzata da ASGI per analizzare lo stato delle politiche di esternalizzazione delle frontiere e per riflettere sulle strategie legali per contrastarle. A partire dal confronto tra i modelli europeo, statunitense e australiano, l’incontro intende discutere l’impatto delle politiche migratorie sui sistemi giuridici ed elaborare strumenti concreti a tutela delle persone in movimento. Da almeno un decennio assistiamo all’espansione delle politiche di esternalizzazione delle frontiere europee, in particolare nei paesi africani. A partire dal biennio 2015–2016, questa strategia ha inciso profondamente sui diritti umani delle persone migranti, limitando gravemente la loro libertà di movimento e le possibilità di accesso effettivo alla protezione. Il Protocollo Italia-Albania rappresenta un salto di scala di queste politiche: per la prima volta nell’Unione europea si attua la “deterritorializzazione” delle procedure di asilo, già immaginata nel modello britannico di accordo con il Rwanda. In questo contesto, appare imprescindibile porsi in relazione con quanto avviene negli Stati Uniti e con l’esperienza australiana, che rappresenta forse il modello più estremo di esternalizzazione: chi tenta di entrare “irregolarmente” in Australia non può chiedere asilo sul suo territorio ma viene detenuto per anni nelle isole non australiane di Manus e Nauru. La proposta della Commissione europea dell’11 marzo 2025 si muove saldamente nella medesima direzione, aprendo alla possibilità di rimpatriare chi è senza documenti verso un Paese terzo con il quale siano stati stretti accordi a tal fine, i cosiddetti “return hubs“. In Italia il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sui costi economici dell’implementazione del Protocollo con l’Albania, mentre sono meno note le gravi implicazioni giuridiche: l’abolizione, per alcune categorie di persone, delle garanzie di tutela di diritti fondamentali come il diritto alla vita, ad un esame serio della propria domanda di protezione, alla libertà personale, alla difesa in giudizio. Parlare di procedure di asilo, di trattenimento in frontiera, di finzione di non ingresso, non significa descrivere meccanismi neutrali di gestione dell’immigrazione in Europa. Si tratta di misure strutturate per diminuire le possibilità di ottenere protezione, per isolare le persone migranti dalla società civile e per offrire tutela solo formale e non sostanziale ai loro diritti, costringendole a trascorrere periodi in condizioni di vita deumanizzanti. Discorso politico e intervento giuridico si alimentano reciprocamente. Non si parla più solo di criminalizzazione della migrazione e della solidarietà anche tra migranti ma di “weaponization” delle persone migranti, considerate come una minaccia ibrida. Attraverso interventi di avvocat3, giornalist3 e attivist3 il convegno “Cartografia della deresponsabilizzazione: politiche di esternalizzazione e stato di diritto” si propone di ricostruire e analizzare, grazie agli interventi dall’Europa, dagli Stati Uniti e dall’Australia, l’impatto delle politiche di esternalizzazione al livello globale sul complessivo sistema di diritti e garanzie. A partire dalle esperienze maturate in questi anni nell’ambito dei progetti Sciabaca&Oruka, Medea e In Limine di ASGI, questo convegno – che si articola in panel frontali e workshop pratici – rappresenta un momento pubblico di riflessione e un’occasione per ragionare sulle strategie di contrasto già adottate e quelle da sperimentare in futuro.

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