Tratto da: Siulp Collegamento Flash numero 3/2022 del 21 gennaio 2022

Con due recentissime, e sostanzialmente identiche, ordinanze la giurisprudenza amministrativa ha affermato un importantissimo principio applicabile ai casi, invero non infrequenti, in cui è stata accertata l’illegittima esclusione dalle procedure di selezione. I casi di specie riguardavano più precisamente l’ammissione con riserva al corso di formazione, disposta a seguito di provvedimenti cautelari, con la mancata assegnazione alla sede di servizio al termine del corso.

In altri termini l’Amministrazione, anche resistendo ad ulteriori impugnazioni proposte dagli interessati che insistevano per essere avviati al servizio attivo, ha atteso la conclusione del giudizio di merito e, solo una volta affermato il pieno diritto dei ricorrenti ad essere immessi nei ruoli della Polizia di Stato, è stato ripristinato il rapporto di lavoro.

Per il periodo, pari a circa un anno, intercorso nelle more della conclusione della causa è stato però negato il riconoscimento degli effetti, giuridici ed economici, che gli interessati avrebbero maturato se l’Amministrazione non avesse, arbitrariamente ed illegittimamente, interrotto il loro rapporto di lavoro. In altri termini secondo l’impostazione della parte erariale l’anno intercorso tra la fine del corso di formazione e l’inizio dell’attività lavorativa era da considerare come non utile ai fini della progressione di carriera.

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