Visionario ma coi piedi ben piantati a terra, osservatore indipendente, sempre critico e, proprio per questo, molto scomodo, Fedeli fece tesoro del suo passato nelle fila di Giustizia e Libertà per far muovere i primi passi al movimento dei poliziotti democratici, affiancandolo nelle sue lotte affinché la Costituzione entrasse (finalmente) anche nelle caserme di polizia e ogni agente potesse farla propria

di Michele Di Giorgio

Tra la fine del 1976 e l’inizio del 1977 Franco Fedeli, allora direttore di Ordine pubblico, fu rimosso e licenziato dalla proprietà del giornale dopo la pubblicazione di un’intervista al ministro dell’Interno Francesco Cossiga, nella quale si preannunciava un’imminente riforma della Pubblica sicurezza.

Il licenziamento di Fedeli era solo l’ultimo di una serie di atti intimidatori che avevano colpito negli anni la redazione, nel tentativo di mettere a tacere un giornalista scomodo e di spegnere la rivista che fungeva da centro di coordinamento del movimento democratico dei poliziotti che si batteva per la smilitarizzazione, la riforma e il sindacato della Ps. Stavolta gli ambienti politici ostili alla riforma della polizia erano riusciti a “persuadere” direttamente il proprietario della rivista, l’editore Andrea Camilleri, omonimo dello scrittore e figlio del fondatore della rivista Carmelo Camilleri.

Davanti a un provvedimento illegittimo Fedeli non si arrese, occupò la redazione del giornale per oltre un mese e ottenne una massiccia solidarietà. Politici, sindacalisti, semplici cittadini e soprattutto tantissimi poliziotti si mobilitarono a sostegno di Fedeli per supportarlo durante l’occupazione della redazione. Nonostante un giudice avesse disposto il suo reintegro, l’editore procedette immediatamente con un nuovo licenziamento. Prendendo atto della situazione ormai compromessa, Fedeli abbandonò Ordine pubblico e nel giro di poche settimane fondò un’altra rivista, Nuova polizia e riforma dello Stato, che iniziò il suo percorso nel febbraio 1977.

Sebbene l’avvio della nuova pubblicazione avesse creato disorientamento tra i poliziotti del movimento, Fedeli seppe trasformare l’incidente di percorso in una grande opportunità. Con un margine di autonomia molto superiore rispetto al passato, egli diede vita a un contenitore più ampio e ricco. Accanto alla questione della riforma della polizia, tema centrale in Ordine pubblico, la nuova rivista accolse nelle sue pagine idee, istanze e approfondimenti che puntavano a una trasformazione profonda e generale di…