Rubrica a cura di Michele Turazza

Nico Piro – Kabul, crocevia del mondo
People, 2022, pp. 332, € 17,50.

“Arrivo a Kabul nel centoquindicesimo giorno dalla sua caduta nelle mani dei talebani. […] Uscendo dallo scalo, lentamente, realizzi che le cose sono cambiate. Lo sai bene, ma viverlo è diverso”. E la realtà afgana, Nico Piro, l’ha vissuta e continua a viverla, per raccontarla in prima persona. Dopo “Afghanistan, missione incompiuta” (2001-2015) e “Corrispondenze afghane” (2019), l’inviato speciale della Rai ricostruisce gli ultimi mesi della storia di questo fazzoletto di terra nel cuore dell’Asia, teatro dello scontro di vari imperi che hanno cercato di impadronirsene, con guerre e occupazioni sanguinose, senza mai riuscirsi. Sono miliardi i dollari spesi; migliaia le vittime, tra civili e soldati. Dopo vent’anni, il Paese sta vivendo una catastrofe umanitaria senza precedenti, senza un governo, se non quello dei talebani, non riconosciuto a livello internazionale, senza un futuro, senza un’economia né una rete di servizi. Solo oppio e armi. In questo libro, pubblicato da People, Piro propone un’agile ricostruzione dei fatti, per decifrare una delle peggiori sconfitte nella storia dell’Occidente e per comprendere quali scenari, ora, potrebbero aprirsi perché “per quanto scegliamo di dimenticarci di quella terra di mezzo, Kabul resta il crocevia del mondo e prima o poi troverà il modo di ricordarcelo” (dall’Introduzione).  

 

Carlo Barbante – Scritto nel ghiaccio
Il Mulino, 2022, pp. 228, € 15,00.

“La memoria probabilmente più chiara e convincente del clima del passato è quella registrata nei ghiacci delle aree polari, in Antartide e Groenlandia, da dove estraiamo dei cilindri di ghiaccio che, in una meravigliosa e perfetta sequenza stratigrafica, ci forniscono una fotografia precisa delle condizioni del nostro pianeta”.
A bordo di una formidabile macchina del tempo, l’Autore accompagna il lettore in un appassionante viaggio alla scoperta del proprio passato “scritto nel ghiaccio” del gelido plateau antartico, con temperatura che raggiungono i -60°. Scavare nella calotta, estrarre “carote” di ghiaccio, studiarne la composizione, gli strati, per capire quali sono stati i fattori che, nel tempo, hanno influenzato il clima, che futuro ci riserva il nostro pianeta e quali sono le conseguenze del riscaldamento globale, causato dalle attività dell’uomo sulla Terra. Opera di alta divulgazione, il volume di Barbante è un contributo fondamentale per la presa di coscienza che è necessario agire subito per invertire la rotta. Carlo Barbante è direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Docente alla Ca’ Foscari di Venezia, si occupa di ricostruzioni climatiche e ambientali. Coordina il progetto Ice Memory, che ha l’obiettivo di raccogliere e conservare campioni di ghiaccio di tutto il mondo.

 

Stefano Padovano – La sicurezza urbana. Da concetto equivoco a inganno
Meltemi, 2021, pp. 180, € 18,00.

Fin dalla stagione dei sindaci “sceriffi” il concetto di sicurezza urbana ha creato non pochi problemi interpretativi, sia tra gli attori politici chiamati a garantire la convivenza civile nelle città che tra gli studiosi. E nemmeno un tentativo di definizione in via regolamentare ha fugato i dubbi su cosa si debba intendere con tale locuzione. Conferma l’equivocità di “sicurezza urbana” un recente, agile saggio di Stefano Padovano – criminologo e docente presso l’Università di Genova – il quale, dopo aver analizzato nascita ed evoluzione delle politiche di sicurezza, maldestramente attuate da più livelli di governo, nazionale e locali, arriva a decretarne il fallimento, dovuto, tra l’altro, a una classe politica weberianamente “dilettante”, incapace di lungimiranza, che ha fatto massiccio ricorso agli strumenti del diritto punitivo, sia penale che amministrativo, senza saper cogliere la sfida di ripensare a un efficace sistema di welfare che agisse a livello preventivo. Non è azzardato sostenere, come fa l’Autore, che le politiche di sicurezza urbana non siano in realtà mai decollate. Amara la conclusione: “l’inganno è che non si è costruita una visione complessiva della questione sicurezza tale da delineare non dico un paradigma, ma quanto meno una prospettiva di percorso dopo venticinque anni di tematizzazione nazionale”.

 

Zehra Dogan – Avremo anche noi dei bei giorni
Fandango Libri, 2022, pp. 300, € 22,00.

“Qui mi sono ambientata a poco a poco. Ormai ho accettato la reclusione. Ma naturalmente il mio spirito è libero. Ho deciso di non abbandonarmi alla disperazione e di mettermi al lavoro senza perdere tempo. Qui soffro gli aspetti concreti della prigionia. Ma non nel mio corpo. Può essere che grazie a questa esperienza riuscirò a liberarmi anche di questa prigione interiore”. Zehra Dogan, giovane giornalista e artista turca, fondatrice della prima agenzia stampa di sole donne, è stata imprigionata e condannata per i suoi scritti sul conflitto curdo. In quasi due anni di carcere, non ha smesso un solo giorno di creare, dipingendo su supporti di fortuna (compresi i fogli delle lettere ricevute), utilizzando come colore tutto ciò di cui disponeva nella sua cella e regalando le sue opere alle altre detenute.
“Avremo anche noi dei bei giorni”, che raccoglie le lettere spedite da Zehra alla giornalista turca Naz Oke, nazionalizzata francese, è “un racconto luminoso, un libro poetico e duro per la libertà delle donne e i diritti del popolo curdo”. Un inno alla libertà d’espressione e alla lotta per la verità. “L’Inquisizione, periodo buio dell’Europa, continua in Turchia nel Ventunesimo secolo! Siamo in pieno Medioevo. Ma anche questo Medioevo un giorno avrà fine”.  

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