A cura di Michele Turazza
Piergiorgio Odifreddi – Cattivo maestro. Bertrand Russell: logico, ateo, libertino, pacifista
Raffaello Cortina Editore, 2026, pp. 246, € 16
Omaggio necessario a un “Cattivo maestro”, qual è stato Bertrand Russell, simbolo del pensiero libero e razionale del Novecento, il lavoro di Piergiorgio Odifreddi non si esaurisce in una biografia intellettuale, ma restituisce la voce autentica del filosofo inglese attraverso una selezione di brani tratti dalle sue opere, opportunamente intervallati dai commenti dell’Autore, che deve proprio a lui la sua passione per la matematica.
Il ritratto che emerge è quello di un uomo poliedrico: un logico sopraffino, premio Nobel per la letteratura, che lottò con coraggio contro ogni forma di superstizione e per un pacifismo che gli schiuse le porte del carcere due volte (la seconda a 90 anni), un pensatore che ha saputo demistificare le narrazioni ufficiali della politica, offrendo strumenti di riflessione ancora oggi di straordinaria attualità.
Scevro da ogni intento agiografico, Odifreddi – già professore di matematica all’Università di Torino – adotta un approccio “contropelo”, non risparmiando le doverose critiche ai passi falsi di Russell, contribuendo in tal modo ad esaltarne la natura umana, di spirito critico e perennemente inquieto, che ha saputo affrontare le questioni spinose del suo tempo con l’arma della ragione e la libertà del dubbio, impegnandosi in prima persona contro i crimini di guerra, fino a promuovere l’istituzione del Tribunale per quelli commessi dagli Stati Uniti in Vietnam. Un monito agli intellettuali di oggi, spesso asserviti a centri di potere.
Angela Iantosca – Donne. Resistenza. Libertà. Storia di ventuno afghane in lotta per la vita
Edizioni Paoline, 2026, pp. 244, € 16
Pubblicato dalle Edizioni Paoline, “Donne. Resistenza. Libertà. Storie di ventuno afghane in lotta per la vita” è un’opera nata dalla collaborazione con la Ong NOVE Caring Humans, che raccoglie le testimonianze di donne afghane fuggite dal regime talebano dopo il 15 agosto 2021. Ventuno sono queste donne, così come ventuno furono le Madri costituenti italiane: a ogni racconto è associata, in un dialogo tra epoche diverse, una delle donne protagoniste dell’Assemblea costituente. Ciò attribuisce al lavoro dell’Autrice, Angela Iantosca, una particolare forza narrativa, da cui emerge il chiaro monito a non dimenticare, a cinque anni dal ritorno dei talebani, il popolo afghano e in particolare le sue figlie: le guerre in Afghanistan e le loro conseguenze devono continuare a interrogare la nostra coscienza democratica poiché la lotta per la dignità umana non conosce confini geografici.
Le storie narrate – che compongono un coro di resistenza contro l’apartheid di genere, un sistema che priva sistematicamente le donne del diritto allo studio, al lavoro, alla libertà di movimento e persino di espressione – non si esauriscono in uno sterile esercizio di memoria: costante è il richiamo alla nostra responsabilità collettiva, con l’invito ai lettori a tener viva l’attenzione sui diritti faticosamente conquistati nel nostro Paese, che devono essere difesi e praticati ogni giorno, senza mai considerarli scontati.
Giuseppe Antonelli – Alfabit. L’italiano digitale dagli SMS all’IA
Il Mulino, 2026, pp. 220, € 19
“Questo libro ricostruisce in presa diretta le diverse fasi di questa storia mettendo a frutto gli studi che da vent’anni porto avanti sull’argomento: una sorta di osservatorio permanente sul rapporto tra lingua italiana e tecnologie della comunicazione” (dall’Introduzione).
“Alfa-bit”, felice connubio tra la lingua, espressa negli alfabeti, e l’informatica, con l’unità minima dell’informazione digitale, il bit: un viaggio affascinante attraverso i cambiamenti che hanno investito la nostra lingua nella complessa metamorfosi delle forme di comunicazione. Punto di forza del volume, caratterizzato da una scrittura brillante che coniuga capacità divulgativa e rigore scientifico, è l’analisi diacronica, cioè attraverso il tempo, delle mutazioni dell’italiano, dal “T9” all’IA, mediante il confronto tra un’ampia varietà di testi reali (utilizzati anche in suoi precedenti lavori). Un percorso di ricerca che l’autore, Giuseppe Antonelli, docente di Storia della lingua italiana a Pavia, porta avanti da anni, interrogandosi su questa nuova varietà linguistica e sul ruolo delle nuove tecnologie, che hanno influenzato profondamente il modo in cui percepiamo e utilizziamo la nostra lingua nazionale. L’opera è divisa in tre sezioni cronologicamente ordinate: la prima, dedicata all’italiano digitato degli SMS per passare poi all’e-taliano dei social network, fino ad arrivare all’attuale IA-taliano, ovvero la lingua generata dalle intelligenze artificiali.
Arturo Di Corinto – Guerra profonda
Luiss University Press, 2026, pp. 212, € 22
“La posta in gioco non è un territorio lontano, ma la libertà di miliardi di persone. Si tratta di una guerra cognitiva [in cui] siamo tutti bersagli” (dal Risvolto).
Con uno stile analitico e coinvolgente, Arturo di Corinto ci conduce oltre la superficie dei semplici attacchi informatici per svelare quella che definisce “guerra profonda”, superando un approccio meramente tecnico alla sicurezza. L’Autoredimostra come il cyberspazio sia ormai il terreno dove tecnologia, psicologia, informazione e geopolitica si fondono in un’unica architettura conflittuale, individuando l’obiettivo degli aggressori non più soltanto nella mera violazione dei sistemi informatici, ma nell’influenza e nella polarizzazione delle percezioni dell’opinione pubblica, colpendo le istituzioni democratiche attraverso la manipolazione algoritmica e la disinformazione potenziata dall’intelligenza artificiale. Grazie anche a un utile glossario finale, Di Corinto riesce a rendere accessibili concetti complessi, offrendo una chiave di lettura indispensabile per capire che la difesa delle nostre società digitali passa inevitabilmente per la consapevolezza e la formazione, visto che la “guerra algoritmica” si combatte anche con gli smartphone che ognuno di noi ha in tasca e i dati che consensualmente cediamo per l’accesso ai servizi digitali e alle piattaforme social.
Arturo di Corinto è giornalista e analista di cybersicurezza. Psicologo cognitivo e professore di Privacy e cybersecurity alla Sapienza di Roma, attualmente è consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Roberto Fineschi, A tu per tu con Il Capitale
Editori Laterza, 2026, pp. 192, Euro 18,00
“Il capitale è un libro che parla di tante cose: economia, politica, società, ideologia e molto altro ancora. […] Se ci viene spesso ripetuto che al sistema economico-sociale in cui viviamo ‘non c’è alternativa’, Marx sostiene invece che esso è un qualcosa di storicamente determinato” (dalla Premessa dell’Autore).
Esistono testi che hanno plasmato la storia del pensiero umano, eppure rimangono spesso chiusi negli scaffali per via di una complessità che scoraggia chiunque non sia uno specialista. Affrontare un pilastro della modernità che ha influenzato profondamente società, politica e cultura senza una bussola affidabile può trasformarsi in un’impresa titanica. In questo scenario, l’opera di Roberto Fineschi si propone come un agile strumento di navigazione, una guida capace di prendere per mano il lettore e condurlo attraverso i fondamenti di una teoria che, lungi dall’essere un reperto del passato, spiega lucidamente le contraddizioni del nostro presente.
Tra i massimi esperti del pensiero marxiano, l’Autore assume qui il ruolo di un timoniere, riuscendo, col suo “A tu per tu con Il Capitale” (edito da Laterza), nel compito di rendere accessibili concetti apparentemente astrusi come i caratteri della merce, i rapporti sociali plasmati come relazioni tra cose, il potere del denaro. Nel testo sono affrontati, anticipando i tempi, fenomeni oggi dirompenti: le crisi economiche cicliche, la globalizzazione, la formazione di monopoli e l’iper sfruttamento di esseri umani e risorse ambientali. Attraverso una scrittura chiara e rigorosa, Fineschi smaschera le pretese di “eternità” delle leggi economiche, mostrandone invece il carattere storicamente determinato, consentendo al pensiero del filosofo tedesco di essere letto e capito: “Sì, perché Marx non ha mai smesso di parlare di noi. E oggi, per la prima volta, parla veramente a tutti” (dalla quarta).
Gino Ruozzi e Gino Tellini, Letteratura italiana contemporanea
Le Monnier Università, 2026, pp. 574, Euro 39,00
Frutto della sinergia tra due dei più autorevoli rappresentanti dell’italianistica, Gino Ruozzi dell’Università di Bologna e Gino Tellini dell’Università di Firenze, Letteratura italiana contemporanea si pone l’obiettivo ambizioso di storicizzare il presente, abbracciando un arco temporale della nostra letteratura che va dal 1889 fino ai giorni nostri. L’opera, manuale didattico d’alto profilo perfettamente fruibile da chiunque, fa della chiarezza espositiva il suo punto di forza, seguendo l’idea leopardiana di semplicità, come sintesi esemplare di idee ben meditate.
“Sappiamo bene che lo studio della letteratura implica competenze orientate in tanti campi diversi, e qui il lettore trova gli opportuni rinvii, quando necessari, ma pensiamo che non si possa continuare (come è accaduto in passato) a proporre manuali di letteratura italiana che sono enciclopedie dell’intero scibile umano” (dalla Premessa dei curatori).
Articolato attorno a sei epoche storiche, ciascuna introdotta da coordinate sintetiche che delineano il contesto politico, i movimenti della critica, il ruolo delle riviste e le dinamiche editoriali, Letteratura italiana contemporanea inizia simbolicamente dal 1889, anno in cui il clamore per Il Piacere di D’Annunzio, a fronte del silenzio sul Mastro-don Gesualdo di Verga, segna una svolta decisiva per la nostra cultura, con la crisi del razionalismo positivista e l’avvento dell’irrazionalismo estetizzante di segno spiritualista. Attraverso una sessantina di agili capitoli, il testo propone un canone coraggioso e aggiornato, frutto del lavoro congiunto di docenti e studiosi di svariate Università.
Uno dei tratti più innovativi è l’ampio spazio concesso alla presenza femminile, che include figure centrali come Grazia Deledda, Elsa Morante, Natalia Ginzburg e autrici contemporanee come Elena Ferrante e Melania Mazzucco. Il manuale esplora inoltre territori d’avanguardia: dalla letteratura LGBTQ+ alla poesia dialettale, dalla letteratura dei migranti al complesso intreccio tra parola, cinema, musica e industria. Grazie a una prospettiva globale e a una narrazione vivace, l’opera offre un ritratto movimentato della letteratura italiana, rivelandosi uno strumento prezioso per studenti e lettori che vogliano orientarsi nella complessità dei nostri tempi, attraverso le opere letterarie.
Amir Raz, Il potere della suggestione. Come funziona il cervello tra illusione e scienza
Apogeo, 2025, pp. 220, Euro 25,00
Pubblicato per i tipi di Apogeo Il potere della suggestione di Amir Raz – professore di psichiatria, psicologia, neurologia e neurochirurgia presso la McGill University – propone un’esplorazione rigorosa di come la suggestione non sia solo un artificio da palcoscenico, ma una forma di comunicazione profonda che modella costantemente le nostre percezioni, credenze e decisioni quotidiane.
“Capire il funzionamento della mente suggestionabile e i limiti della suggestione ci permette di capire meglio la natura umana, le nostre motivazioni e la relazione tra aspettative e realtà” (dall’Introduzione).
Partendo dalla differenza tra suggestione e suggestionabilità, da cui nessun essere umano sarebbe immune, l’Autore scardina il pregiudizio che associa quest’ultima all’ingenuità o alla debolezza; al contrario, la descrive come una risorsa evolutiva fondamentale, che ha permesso alla nostra specie di accelerare l’apprendimento e la costruzione delle culture attraverso l’imitazione e la fiducia sociale, agendo come uno strumento che facilita il benessere collettivo.
Attraverso aneddoti e casi clinici sorprendenti, il libro documenta il potere della mente nell’indurre cambiamenti reali, investendo anche le dinamiche sociali contemporanee. Raz mette in guardia il lettore contro le manipolazioni, le fake news e il gaslighting, spiegando come le suggestioni di massa possano distorcere la memoria e influenzare i comportamenti collettivi. Comprendere questi meccanismi è l’unico modo per proteggersi da influenze indesiderate e, al contempo, utilizzare la suggestione in modo consapevole per il miglioramento personale.
Laura Spinney, La madre delle lingue. Storia e avventure delle parole che ci uniscono
Marsilio Editori, 2026, pp. 320, Euro 22,00
“Come si studia una lingua morta da migliaia di anni che non è mai stata scritta? Detto in breve: con umiltà” (dall’Introduzione).
Le parole che utilizziamo quotidianamente non sono semplici strumenti di comunicazione, ma veri e propri sedimenti storici che nascondono significati e origini inaspettati. In questo saggio straordinario, la giornalista e saggista scientifica Laura Spinney ci conduce in un viaggio a ritroso nel tempo, risalendo le correnti della storia fino alle voci dei primi uomini e donne che diedero un nome alle cose. L’opera si concentra sulla “lingua madre” per eccellenza, il protoindoeuropeo, un sistema linguistico nato almeno cinquemila anni fa nelle steppe del Mar Nero e oggi alla base delle diverse lingue parlate da miliardi di persone, dall’italiano all’hindi, dall’inglese allo slavo.
Spinney sa far dialogare discipline diverse, come archeologia, linguistica e genetica, per ricostruire la grandiosa epopea della “bisnonna” di moltissime lingue attuali. Attraverso esempi illuminanti, sulla ricostruzione delle radici per termini universali quali “padre” o “cane”, l’Autrice dimostra come le lingue rispecchino fedelmente le culture che le hanno generate, portando con sé memorie di riti, commerci, cibi, antiche battaglie e migrazioni: nessuna lingua è pura, ma è sempre il risultato di una contaminazione feconda tra popoli e culture.
Arricchito da tavole esplicative che aiutano il lettore a non smarrirsi tra le varie trasformazioni fonetiche, La madre delle lingue mantiene uno stile avvincente, rendendo alla portata di un pubblico ampio un’indagine magistrale che trasforma la linguistica in un’avventura mozzafiato e ricordandoci che “Il destino delle lingue è cambiare. E quello dei muri, fisici o linguistici che siano, è crollare” (dal risvolto).
Maria G. Lo Duca, Dialoghi grammaticali
Carocci editore, 2026, pp. 136, Euro 15,00
Un’enigmatica figura femminile si sposta tra i vicoli urbani, sale a bordo dei treni, sosta nei parchi o alle tavole dei locali, sempre disponibile a scambiare battute con passanti inconsapevoli. Non si tratta della protagonista di un romanzo poliziesco, bensì dell’incarnazione stessa della Grammatica. È così che Maria G. Lo Duca la presenta in questo libro (Carocci editore) caratterizzato da un approccio decisamente originale e innovativo.
Rivedendo una consuetudine radicata nei secoli, la disciplina grammaticale smette di essere percepita come materia «oscura e pedante» – un semplice prontuario di norme severe pensato per punire ed escludere nella comunicazione orale e scritta – per trasformarsi in una presenza accogliente, cordiale e aperta al confronto con dieci individui che, spesso senza rendersene conto, sono alla sua ricerca.
Con un raffinato riferimento all’opera di Pirandello, l’Autrice struttura l’opera attorno a dieci conversazioni tra la “Signora Grammatica” e altrettanti interlocutori tra cui la femminista, il docente universitario, un genitore, un giornalista.
Lo strumento dialogico permette di analizzare a fondo i temi linguistici più dibattuti senza la pretesa di calare dall’alto divieti assoluti. L’obiettivo è invece risvegliare l’interesse, insinuare un salutare dubbio e incrinare diverse convinzioni incrollabili nei suoi ascoltatori, abbandonando la veste del censore (o: della censora?) inflessibile – figura ben nota a chiunque abbia frequentato le aule scolastiche – per assumere quella di un’intelligente alleata. Dieci dialoghi capaci di offrire sguardi inediti, accendere l’interesse e stimolare il ragionamento autonomo e critico su questioni note e meno note della nostra lingua. In definitiva, un volume che porta alla luce l’essenza profondamente viva, sociale e umana del linguaggio.
Maria G. Lo Duca, è stata professoressa ordinaria di Lingua italiana e di Didattica dell’italiano all’Università degli Studi di Padova. È autrice di vari volumi e saggi dedicati alla descrizione della lingua italiana e al suo insegnamento come lingua materna e come lingua seconda.
Davide Galliani, Libertà personale e carcere
FrancoAngeli, 2025, pp. 234, Euro 27,00
Quanto resta della libertà personale quando la porta del carcere si chiude? In estate, questa domanda assume una concretezza particolare.
Al 30 giugno 2026, negli istituti penitenziari italiani, secondo i dati ufficiali forniti dal DAP, erano presenti 64.773 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.180 posti: quasi 13.600 presenze in più, per un tasso medio di affollamento di circa il 126,6%.
Con le temperature elevate il sovraffollamento diventa ancora più gravoso: spazi ridotti, edifici spesso inadeguati, “camere di pernottamento” (=celle) senza ventilazione, impianti idrici e docce in molti casi fuori uso, e difficoltà di aerazione incidono sulla quotidianità delle persone detenute e di chi lavora negli istituti (agenti penitenziari, educatori, personale medico, ecc.).
Il volume Libertà personale e carcere di Davide Galliani, offre gli strumenti per leggere questi problemi che fanno del mondo carcere una perenne ed inaccettabile emergenza non come semplici disfunzioni organizzative, ma come questioni costituzionali. Dall’habeas corpus e dalle garanzie dell’articolo 13 della Costituzione, il libro, di agevole lettura, conduce il lettore dentro il “volto costituzionale” del sistema penale, affrontando il sovraffollamento, i trasferimenti, il ruolo dei funzionari giuridico-pedagogici, i colloqui, la salute mentale e la necessità di pensare (e far funzionare) il carcere in modo radicalmente differente.
La persona detenuta, a prescindere dal reato commesso, non è (e non deve essere) posta fuori dalla Costituzione. La pena può limitare la libertà personale, ma non può aggiungere umiliazione, abbandono o sofferenze evitabili. L’articolo 27 della Costituzione impone che le pene non consistano in trattamenti contrari al senso di umanità e tendano alla rieducazione del condannato.
Per questo una cella resa invivibile dal caldo e dal sovraffollamento non rappresenta soltanto un problema edilizio: stride con la dignità, la salute e la legalità dell’esecuzione penale. Il libro di Galliani ricorda che il carcere non è il luogo nel quale le garanzie possono indebolirsi. È, al contrario, il luogo nel quale devono essere più forti, perché più intenso è il potere esercitato sulla persona.
La pena può privare della libertà. Non può sospendere la Costituzione.
(Ivan Salvadori)
