Rubrica a cura di Michele Turazza

Samanta Arsani, Alberto Sola, Giovanni Boccia Artieri
Social media e polizia locale
FrancoAngeli, 2022, pp. 148, € 21,00.

All’interno del paradigma della community policing – ossia di quell’approccio che punta a produrre relazioni virtuose tra comunità e corpi di polizia con l’obiettivo di co-produrre la sicurezza – da tempo si discute del ruolo dei social media nel favorire la partecipazione dei cittadini alla ridefinizione delle varie politiche della sicurezza. Sono stati soprattutto i corpi di polizia locale della Regione Emilia-Romagna, immersi nei (e legati ai) propri territori di riferimento, a sfruttare in modo innovativo le potenzialità delle varie piattaforme social, con risultati incoraggianti nell’instaurazione di relazioni di fiducia e nell’aumento di reputazione e legittimazione del lavoro di polizia. Dopo una prima parte di approfondimento teorico, in cui vengono approfonditi i meccanismi di costruzione di un’identità nuova delle polizie locali in chiave comunicativa e relazionale, gli Autori si soffermano sui risultati dell’analisi empirica sull’impatto della comunicazione tramite social media da parte del Corpo intercomunale di Polizia locale di Riccione, Misano Adriatico e Coriano. Arricchiscono il lavoro suggerimenti pratici sull’apertura e la gestione efficace di pagine social da parte delle polizie locali.

Maria Teresa Busca e Elena Nave (a cura di) – Le parole della bioetica. Un dizionario ragionato
Il Pensiero Scientifico Editore, 2021, pp. 292, € 28,00.

I dibattiti che hanno seguito le recenti sentenze della Corte costituzionale sul fine vita e sulla cannabis, oltre ad alcune questioni sempre aperte nel nostro Paese – come l’aborto, le volontà dei malati terminali, le sperimentazioni genetiche, la fecondazione assistita – spesso rivelano la difficoltà, per la maggior parte delle persone, di comprendere appieno i problemi sottesi, dovuta alla mancanza di quegli strumenti concettuali e di quelle nozioni di base, fondamentali per un approccio laico ai temi in discussione. “Le parole della bioetica” si propone come un dizionario ragionato, destinato ad un pubblico non specialista, con lemmi spiegati chiaramente e numerosi rimandi intertestuali, con l’obiettivo di far «acquisire una terminologia adatta per formulare giudizi, esprimere opinioni proprie ed essere in grado di giustificarle razionalmente, ossia di fornire le ragioni per cui si ritiene debbano essere sostenute».
Il volume, che ospita contributi di vari medici, ricercatori e studiosi di bioetica, oltre ad una ricca bibliografia tematica, è curato da Maria Teresa Busca (docente al Master in Bioetica, pluralismo e consulenza etica dell’Università di Torino) e da Elena Nave (socia della Consulta di Bioetica onlus).

Valerio Calzolaio – Isole carcere. Geografia e storia Edizioni GruppoAbele, 2022, pp. 224, € 23,00.

«La metafora dell’isola come prigione ha una sua lunga vicenda culturale e innumerevoli fonti letterarie» (dal Preambolo).
Che cosa distingue la detenzione in carceri di città da quella in penitenziari costruiti su isole? Come si è passati dall’isolamento “naturale” a quello “artificiale”, voluto dall’uomo per altri uomini, doppiamente isolabili dal resto della società (in un carcere su un’isola)? Quali sono state la storia e la funzione delle isole-carcere e quale ruolo hanno, oggi, queste strutture?
Nella sua ultima originalissima ricerca, Valerio Calzolaio fornisce una risposta a queste domande: dopo aver ripercorso la storia e l’evoluzione della detenzione in carceri su isole, accompagna il lettore in un viaggio nei luoghi-simbolo del “doppio isolamento”. Da Lampedusa all’Isola del Diavolo, da Imrali a Nocra a Martìn Garcìa, Calzolaio tratteggia i caratteri fondamentali delle strutture penitenziarie sparse nei cinque continenti.
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato dal 1992 al 2006 e sottosegretario al Ministero dell’ambiente. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui “Le specie meticcia” (People) e “Libertà di migrare” (con Telmo Pievani, Einaudi).

Nadia Wassef – La libraia del Cairo
Garzanti, 2021, pp. 236, € 17,00.

«Diwan è stata la mia lettera d’amore per l’Egitto. È stata parte, oltre che stimolo, della ricerca di me stessa, della mia Cairo, del mio paese. E questo libro è la mia lettera d’amore per Diwan. Ogni capitolo descrive una parte della libreria, dalla caffetteria fino alla sezione dedicata ai libri di autoaiuto, e le persone che l’hanno frequentata: i colleghi, i clienti fissi, quelli sporadici, i ladri, gli amici e i familiari che consideravano Diwan una casa».

Zamalek è un quartiere del Cairo, su un’isola del Nilo, alle porte del Sahara: è qui che due sorelle, Nadia e Hind, e un’amica, Nihal, decidono di aprire una libreria, l’8 marzo 2002. Impresa secondo molti destinata al sicuro fallimento, in una società maschilista come quella egiziana e in un contesto ingessato da anni di malgoverno, è stata invece un successo, affermandosi come la prima libreria moderna d’Egitto e diventando ben presto una solida realtà culturale cosmopolita e aperta alle differenze: «A Diwan non piace il mondo binario che la circonda e ha intenzione di cambiarlo, un libro alla volta».
“La libraia del Cairo” è una lettera d’amore ai librai e alle librerie di tutto il mondo, un inno al potere salvifico della parola e dei libri.

 

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