Michela Pascali, Segretaria Nazionale Silp Cgil in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook
La lettura delle dichiarazioni di quanto accaduto a Bologna in queste ore mi sta facendo porre interrogativi profondi su me stessa
Non riesco, non riesco proprio a leggere atti di accusa nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici di polizia nelle parole e nei fatti delle opposizioni e della Cgil.
Sono ideologica?
Me lo sono chiesta e no, non lo sono.
Anzi leggo dietrologie ideologiche pericolose in chi si sta sbracciando in una difesa estrema dichiarata di quei due ragazzi che hanno operato in quell’intervento dannato, domenica.
E non lo sono perché mi è molto chiaro come le critiche ed anche condanne espresse non riguardino me in quanto lavoratrice della polizia, riguardano le inefficienze gravi dell’istituzione per la quale lavoro e la sua cecità rispetto ai bisogni e alle carenze organizzative.
E non riguardano soprattutto neanche quei due ragazzi. Semmai spiegano il dramma che li ha colpiti direttamente oltre quello della famiglia di una persona che è morta in una domenica bollente di luglio proprio per quella cecità ottusa.
Eppure la maggior parte dei colleghi e delle colleghe percepisce ostilità per un meccanismo infido che si sviluppa in tre fasi:
Fusione Identitaria: Il tuo lavoro non è solo una professione, ma una parte centrale di chi sei. Quando la Polizia viene criticata, la percepisci come un’offesa personale perché il confine tra “l’Istituzione” e “l’Individuo” si azzera.
Proiezione di Ostilità: Interpreti la ricerca di verità o la critica politica come un atto di pura ostilità verso la categoria, proiettando sui politici l’intenzione deliberata di delegittimare il tuo sacrificio quotidiano.
Distorsione Cognitiva (Generalizzazione): Il dibattito politico tende a polarizzare (buoni contro cattivi). La tua mente recepisce questa polarizzazione traducendo il messaggio in: “Se criticano quel fatto di cronaca, stanno dicendo che tutti i poliziotti — e quindi anche io — siamo il problema”.
Ed ecco servita la materia di propaganda di chi, strumentalizzando i fatti tragici di Bologna, costruisce una narrazione per il proprio tornaconto ed in danno di tutti e tutte.
Ripetere ossessivamente i temi per creare una “verità emotiva” slegata dai riscontri empirici è l’elemento di erosione più importante della fiducia della cittadinanza nei confronti di qualsiasi istituzione.
