L’Africa è il continente conteso per eccellenza per via della sua posizione strategica e le enormi risorse naturali, cui vanno ad aggiungersi, oggi, le terre rare. La competizione tra Europa, Cina, Turchia e Russia per accaparrarsi il continente rischia di stritolarlo. Riuscirà l’Africa ad affrancarsi dallo status di oggetto geopolitico e diventare padrona del suo destino?
Il destino dell’Africa è quello di essere una terra ricca di risorse. Era vero nel XIX secolo, quando il continente faceva gola agli europei con le sue riserve di diamanti, rame, stagno, ferro, oro, avorio, gomma che hanno di fatto permesso lo sviluppo industriale occidentale. È vero adesso in quanto il continente è diventato un attore imprescindibile su scala mondiale nel mercato delle terre rare. Le terre rare sono un gruppo di diciassette elementi della tavola periodica che comprendono i quindici lantanidi, più scandio e ittrio. Chiamate “vitamine della società moderna”, trovano numerose applicazioni in diversi ambiti dell’economia odierna come la transizione verde, l’industria militare e diversi oggetti che fanno parte del quotidiano di ciascuno di noi: è sufficiente tener conto che negli smartphone sono presenti mediamente otto elementi che fanno parte di questo gruppo.
Attualmente la produzione di terre rare in Africa è ancora agli albori. Fino al 2021, esisteva un’unica miniera in tutto il continente, quella di Gakara in Burundi, nella quale operava per il 90% la società britannica Rainbow Rare Earths.
Le attività furono bloccate dal governo del Burundi per le condizioni di squilibrio previste nei contratti che avrebbero apportato al Paese africano solo magri guadagni.
Nonostante questo stop in Burundi di qualche anno fa, tutto fa propendere verso…..
di Valeria Carmen Caputo
