Ex ufficiale del Corpo delle Guardie di Pubblica sicurezza, diede il suo fattivo contributo alla redazione della legge 121/1981

È morto a Roma, lo scorso 30 marzo, il prefetto Carlo Mosca, una delle intelligenze più lucide che il Ministero dell’Interno abbia mai avuto.
Studi classici nella Scuola militare “Nunziatella”, laurea in Giurisprudenza a Sassari ed in Scienze politiche alla “Federico II” di Napoli, Mosca era nato a Milano il 12 ottobre 1945. Allievo del primo corso dell’Accademia del Corpo delle Guardie di Pubblica sicurezza istituita con la legge 405/1964, al termine del quadriennio (le domande presentate erano state 1.568 per 90 posti) si era piazzato secondo (su ottanta) nella graduatoria finale.
Il suo spessore culturale era tale da travalicare il ristretto ambito del Viminale, come dimostrò in occasione delle elezioni politiche del 3 giugno 1979 quando, già comandante – con il grado di maggiore – della sezione Polizia Stradale della Capitale, si presentò come indipendente nelle fila della Democrazia Cristiana, ottenendo oltre 22.000 preferenze.
Fece parte della commissione (costituita nei primi giorni del settembre del 1979 dall’allora Capo della Polizia Rinaldo Coronas) insieme a due prefettizi, tre funzionari ed un ufficiale del Corpo di P.s. che, agli inizi del mese successivo, consegnò quello che sarebbe divenuto il disegno di legge governativo intitolato “Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della Pubblica sicurezza”.
Transitato nei ruoli della carriera prefettizia, Mosca venne nominato prefetto nel 1993 e prefetto di prima classe il 16 giugno 2000. Designato, il 20 luglio 2007, prefetto di Roma, il 31 maggio dell’anno successivo assunse l’incarico di commissario straordinario per l’emergenza rom, decidendo di procedere ad una semplice ricognizione di quanti risiedevano nei campi nomadi, evidenziando così una diversità di vedute con il ministro dell’Interno ed il sindaco dell’epoca.
Nominato, il 19 gennaio 2009, consigliere di Stato, ha svolto tale funzione sino al 2015 presso la seconda sezione consultiva e la sesta sezione giurisdizionale. Mosca è stato anche direttore della SSAI, la Scuola Superiore del Viminale e docente alla Scuola di perfezionamento per le Forze di Polizia.
Vedovo da anni, Carlo Mosca lascia un figlio, Davide, giornalista professionista dal 2012, al quale Lamberto Giannini, Direttore generale della Pubblica sicurezza, ha voluto esprimere «i sentimenti di cordoglio e vicinanza da parte della famiglia della Polizia di Stato. Il nostro Paese perde un uomo di grandi virtù che ha servito per decenni il nostro Paese con impegno e non comune senso dello Stato».

A cura di Antonio Mazzei

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