Un nuovo modello di giustizia penale, complementare a quello tradizionale, che restituisca centralità, coinvolgimento attivo, ascolto e comprensione alla vittima del reato. Ma restano ancora alcuni elementi di criticità

    Uno dei profili più ambiziosi della recente riforma della giustizia varata dalla Ministra Marta Cartabia attiene alla cosiddetta “giustizia riparativa”. Nel marzo 2021, nel presentare le linee programmatiche dell’azione del Governo, la Guardasigilli puntualizzò: «Non posso non osservare che il tempo è ormai maturo per sviluppare e mettere a sistema le esperienze di giustizia riparativa già presenti nell’ordinamento in forma sperimentale, che stanno mostrando esiti fecondi per la capacità di farsi carico delle conseguenze negative prodotte dal fatto di reato, nell’intento di promuovere la rigenerazione dei legami a partire dalle lacerazioni sociali e relazionali che l’illecito ha originato. Non mancano nel nostro ordinamento ampie, benché non sistematiche, forme di sperimentazione di successo e non mancano neppure proposte di testi normativi che si fanno carico di delineare il corretto rapporto di complementarità fra giustizia penale tradizionale e giustizia riparativa. In considerazione dell’importanza delle esperienze già maturate nel nostro ordinamento, occorrere intraprendere una attività di riforma volta a rendere i programmi di giustizia riparativa accessibili in ogni stato e grado del procedimento penale, sin dalla fase di cognizione».
    Richiamando le più autorevoli fonti internazionali, definiamo giustizia riparativa «Qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente, se vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale» (Direttiva 29/2012/UE).
    Analoga definizione si rinviene nella Raccomandazione del Consiglio d’Europa 2018/8, che invita gli Stati membri a dare sviluppo a politiche di giustizia riparativa, auspicandone l’attuazione e il potenziamento in sinergia con il sistema penale. Già nel 2002 i Basic principles on the use of restorative justice programmes in criminal matters adottati dalle Nazioni Unite considerano giustizia riparativa «Qualsiasi procedimento in cui la vittima e il reo e, laddove appropriato, ogni altro soggetto o comunità lesi da un reato, partecipano attivamente insieme alla risoluzione delle questioni emerse dall’illecito, generalmente con l’aiuto di un facilitatore. I procedimenti di giustizia riparativa possono includere la mediazione, la conciliazione, il dialogo esteso ai gruppi parentali».

     Francesco Moroni

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