Gli “anni del Signore” hanno la caratteristica di essere sempre ricordati per qualche motivo particolare. Per secoli l’evento clou è stato ovviamente il Giubileo, ma i tempi (qui a Roma lo abbiamo visto) sono cambiati.
Eppure questo 2025, terzo anno di guerra sul fronte russo-ucraino e secondo in Palestina, nonché terzo anno di governo Meloni, qualcosa in fin dei conti ce lo lascia. Se consideriamo tutta la fase post pandemica, quest’anno per la prima volta la società civile è tornata ad essere protagonista, a far sentire in massa la sua voce. I segnali c’erano già stati negli ultimi due anni, tra gli studenti, i lavoratori (non a caso, prontamente e duramente repressi), ma sempre a piccole dosi, in numeri contenuti: il “torpore” dell’era covid, insomma, era ancora stringente. Tuttavia, se sono i numeri a fare la differenza, quest’anno qualcosa è cambiato: mi auguro che le proteste contro il genocidio in Palestina siano solo la scintilla, abbiamo tanti motivi per scendere in piazza. E non basteranno i decreti sicurezza e disinformazione, le piazze non può togliercele nessuno.
Ma lasciamo stare le piazze e prendiamo ad esempio il risultato delle ultime elezioni regionali. Se escludiamo il “feudo” veneto, un primo segnale rivolto al governo c’è stato, soprattutto in Campania. Non bisogna illudersi, l’affluenza è ancora bassa, siamo ben lontani da quella partecipazione alle urne che potrebbe veramente cambiare le cose (e magari gli italiani soffrono ancora la mancanza di una seria alternativa). Inutile andare a fare “figuroni” all’estero, o bluffare con gli exit pool… questo governo non può vivere di propaganda. Chi, tra gli italiani, ancora non l’ha capito, lo capirà, a partire dall’anno prossimo, quando non avremo più i fondi del PNRR e quando la recessione non sarà più intorno agli “zero-virgola” ma passeremo ai numeri interi.
Mettiamo da parte questi scenari preoccupanti… chiudo con una felice anticipazione. Nel 2026 la nostra Rivista, insieme alla sua “antenata” Nuova Polizia e Riforma dello Stato, festeggia 50 anni. Era il 1976 ed oggi, seppur con un altro nome, seppur con un’altra “veste”, sostanzialmente siamo sempre noi. 50 anni che proveremo a raccontare con un numero speciale, raccogliendo i ricordi e le analisi di chi ha collaborato in passato con il grande direttore Franco Fedeli, ma anche di chi collabora ancora oggi, di chi l’ha studiata e seguita negli ultimi anni. Un omaggio che facciamo a noi stessi, al nostro lavoro, ma anche a tutti i Lettori (“storici” e più recenti) che continuano a sostenerci. Proseguiremo a fare il nostro lavoro, con passione e serietà, anche per loro.
Auguro a tutti Voi, buone feste e un buon 2026!
Il Direttore, Ugo Rodorigo
