Figura poliedrica, linguista e analista politico, Noam Chomsky è uno dei più grandi pensatori del Novecento. Dalla “grammatica universale” alla “fabbrica del consenso”, un recente volume del prof. Giorgio Graffi ripercorre la vita e le ricerche del noto studioso americano e docente emerito al Massachusetts Institute of Technology, secondo cui è compito di ogni intellettuale smascherare menzogne e contro-verità
Prof. Graffi, quali sono le coordinate culturali entro cui si forma il giovane Chomsky?
Chomsky è nato a Filadelfia il 7 dicembre 1928, da genitori, entrambi ebrei, immigrati negli USA ai primi del Novecento, da quello che era allora l’impero russo. Non erano particolarmente religiosi, ma erano stati formati in un ambiente favorevole alla lettura, come quasi tutte le famiglie ebree che, anche se di condizione economica modesta, erano in genere molto più alfabetizzate della media. Il padre di Chomsky, William, dopo aver svolto inizialmente alcuni lavori materiali, divenne un esperto di lingua ebraica, tanto moderna (quella oggi parlata in Israele), quanto biblica e medievale. Il giovane Chomsky è cresciuto quindi in un ambiente intellettuale molto favorevole, che stimolava alla lettura e allo studio. I suoi interessi non erano però solo di tipo erudito: la conoscenza dell’ebraico moderno, insegnatogli dal padre, lo spinge verso il sionismo, cioè il movimento che si batte per un ritorno degli ebrei nella loro patria. Naturalmente, il sionismo come lo ha sempre inteso Chomsky è molto diverso da quello dell’odierno stato di Israele, come vedremo meglio tra poco.
Insomma, fu un bimbo precoce cresciuto in un ambiente molto stimolante.
Proprio così, tanto che a soli due anni fu iscritto alla scuola dove proseguì gli studi fino ai 12 anni. Come scrive lo stesso Chomsky, in questa scuola, ispirata ai principi educativi del filosofo americano John Dewey, non c’era assolutamente competitività tra gli allievi e Chomsky ne ha serbato sempre un bellissimo ricordo, al contrario della scuola frequentata dopo, in cui aveva trovato un’atmosfera di…….
di Michele Turazza
