Nota del Gruppo consiliare Pd di Modena che ha depositato un ordine del giorno  

Il Partito democratico di Modena, insieme ai gruppi consiliari Sinistra Per Modena, Verdi e Modena Civica, ha presentato oggi un ordine del giorno in cui impegna sindaco e giunta, per quanto di loro competenza, ad attivare un percorso che porti all’istituzione della figura del Garante dei detenuti nel Comune di Modena.

Attivare un percorso di verifiche giuridiche e amministrative, coinvolgendo se necessario anche l’amministrazione del comune di Castelfranco Emilia (dove si trova la Casa di reclusione a custodia attenuata), per giungere all’istituzione del Garante Comunale dei detenuti. È quanto chiesto dal Partito democratico di Modena a sindaco e giunta con un ordine del giorno depositato oggi. Il Pd cittadino impegna inoltre l’amministrazione modenese ad attivare un percorso di informazione e partecipazione della cittadinanza, anche coinvolgendo i Quartieri, in merito alla istituzione di tale figura; e a convocare in tempi brevi una commissione consiliare specifica per svolgere una o più audizioni in merito alla istituzione del Garante.

I garanti possono effettuare colloqui con i detenuti e visitare gli istituti penitenziari senza autorizzazione. Inoltre detenuti e internati hanno diritto ad avere con loro colloqui e corrispondenza.

Il Pd di Modena sottolinea come nelle città dove manchi la figura del Garante comunale, a livello territoriale sia possibile solo interpellare quello regionale che, operando in tutta la regione, può andare incontro a difficoltà nel rispondere tempestivamente alle richieste, soprattutto se singole. Una figura più vicina territorialmente potrebbe incrementare le possibilità di ascolto e risposta nei confronti delle persone private di libertà.

L’istituzione del Garante, secondo gruppo consiliare Pd cittadino, sarebbe un piccolo ma fondamentale passo per risolvere la sempre più grave situazione delle carceri, sia per quanto riguarda i detenuti che il personale della polizia penitenziaria e degli altri operatori, denunciato da molte associazioni che operano in ambito carcerario, e stigmatizzato dalle istituzioni europee con specifici atti di censura che rilevano l’insostenibilità della situazione. 

I recentissimi fatti di cronaca nazionale e quanto avvenuto anche nella la Casa Circondariale di Modena nel corso dell’anno 2020, hanno mostrato ancora una volta la necessità di maggiori tutele sui diritti dei carcerati e di un maggiore coinvolgimento nelle dinamiche carcerarie da parte dell’intera comunità.

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