La Corte pubblica le motivazioni, ma non placa gli interrogativi e le polemiche sul suo operato. Le critiche si concentrano, oltre che nel merito della sentenza, sul ruolo del Presidente Amato

    Lo scorso 2 marzo, in Gazzetta Ufficiale, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di inammissibilità del Referendum cannabis. L’uscita del testo ha rinfocolato le polemiche dei sostenitori della consultazione, che già all’indomani dell’inedita conferenza stampa con cui il Presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato annunciava in anteprima la bocciatura, avevano parlato di sentenza politica e di “strafalcioni” pronunciati durante il discorso ai giornalisti.

    «Ascoltare la conferenza stampa del Presidente Amato ci ha dato la certezza di essere in presenza di elementi di valutazione politica, perché è evidente che si è trattato di una conferenza stampa politica. Ci sono giudizi che puntano a minare la reputazione dei comitati promotori agli occhi dell’opinione pubblica, attribuendogli incapacità tecnica di scrivere i quesiti, con l’accusa sostanziale di avere preso in giro milioni di persone. Il problema è che sono state dette cose non vere» ha dichiarato a caldo Marco Cappato, uno dei principali volti della campagna, in una partecipata contro-conferenza che si è tramutata in un coro di contestazioni.

    Critiche che peraltro il “Dottor Sottile” (nomignolo assegnatogli da Eugenio Scalfari negli anni ’80) non sembra aver preso benissimo visto che, stupendo un po’ tutti, qualche giorno dopo è intervenuto di nuovo sul tema ritagliandosi un’ospitata nel salotto di Floris, a Dimartedì, per ribadire le sue “bacchettate” al Comitato referendario e rimandando ogni ulteriore spiegazione tecnica alle motivazioni che sarebbero state pubblicate a breve.

    Lorenzo Anzi

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