IN MARGINE ALL’EPIDEMIA ATTUALE INTERVISTA AD UNO DEI MAGGIORI ESPONENTI INTERNAZIONALI DELLA VIROLOGIA ITALIANA – PICCOLO MANUALE PER CONOSCERE QUANTO SI SA E QUANTO NON SI DIVULGA:

Professor Giulio Tarro, con questa intervista cercheremo di fare chiarezza su alcuni punti oscuri della vicenda planetaria del Covid-19.
Degni a volte di un vero e proprio film di spionaggio. L’origine della contaminazione, tanto per cominciare, contiene qualcosa di leggendario o quantomeno di poco credibile. Una delle tesi principali riguarda l’arrivo di soldati americani provenienti dalla Pennsylvania, capaci di diffondere l’infezione in quel di Wuhan durante alcune gare sportive con i colleghi cinesi. Un’altra racconta di una provetta sfuggita dai laboratori biologici di Wuhan, gestiti in collaborazione con Enti francesi per la ricerca, cosicché partendo da esperimenti in vitro il virus, sfuggito per errore, si è andato a replicare in un mercato attiguo, dove si continuano a smerciare pipistrelli ed altri animali squartati a scopo commestibile. Nel primo caso il virus potrebbe essere naturale, nel secondo costruito in laboratorio. Che ne pensa?

Si tratta di un virus naturale, si è sviluppato dall’ultimo giorno del 2019 ed il 7 gennaio del ’20 è stato isolato, il paziente “zero” si è avuto in Australia ancora una settimana dopo e poi a Berlino si è fatta la diagnosi. In Africa si è manifestato in forma endemica con focolai: laggiù c’era già una immunizzazione dovuta ad elementi zooformi. Tra l’altro proprio in Africa del Sud, così come in Australia e Nuova Zelanda, durante la stagione fredda s’è stato un riacutizzarsi, come l’influenza…

Riguardo la diagnosi. Credo giustificato sia il ritenere in gran parte sbagliate le statistiche sui contagiati, visto che alcuni parametri sono assolutamente variabili. In effetti la presenza di decine di case farmaceutiche fornitrici dei famosi tamponi molecolari, la variabilità improvvisa di negatività e positività, la carenza di serie valutazioni della gradazione della positività: questo si è visto quando calciatori italiani non hanno potuto partecipare a competizioni straniere e contemporaneamente giocare nel campionato italiano a causa di varietà di tamponi capaci di dare risultati opposti nel medesimo momento.

In effetti può esserci un errore diagnostico fin dall’inizio in quanto è assimilabile alla riproduzione dell’acido nucleico collegato alla polimerasi. Occorre non utilizzare a casaccio i tamponi (rapidi, molecolari, ecc.) per fare diagnosi, sarebbe poco scientifico. Ad esempio chi ha avuto la SARS nel 2003 è immunizzato, e risulta un falso positivo! Questi sono già il 2% circa. Dunque bisognerebbe sempre collegarsi anche con il test sierologico, che ci dà anche una risposta sui tempi dell’infezione tramite le IgM (anticorpi recenti) e le IgG (anticorpi datati). La Sanità americana ha voluto i test veloci per avere un quadro su anticorpi ed acido nucleico. Insomma si sbaglia a dare un valore assoluto ai tamponi.

C’è stato un notevole interscambio internazionale per i ventilatori, anche con grande confusione (in un ospedale napoletano giacciono imballati vari apparecchi che hanno il torto di avere le istruzioni solo in tedesco). Però si è appurato che il danno da essi prodotto è viceversa enorme, poiché vanno a creare ustioni a livello di alveoli polmonari. L’instaurarsi infatti di una coagulazione vasale disseminata (dovuta a immunocomplessi anticorpali capaci di attivare le citochine) è facilmente diagnosticabile con un prelievo sieroematico, attraverso i valori del D-dimero, delle piastrine, dell’INR…

Dipende dai tempi e dai casi per l’utilizzo dei ventilatori. Comunque è vero che questo virus attacca i vasi, e perciò si crea una tromboembolia che va prima di tutto a concretizzarsi nei polmoni: la gente non muore di polmonite come si credeva inizialmente, quando ci fu un vero e proprio depistaggio.

Una domanda che potrebbe apparire solo una curiosità: può essere verosimile – come è stato affermato – che le onde elettromagnetiche aggravino la malattia da Covid?

E’ un problema aperto. L’inquinamento ambientale può influire.

Alcuni Paesi come la Svezia ed in parte Polonia e Ungheria, hanno fatto appello al senso civico nazionale non legiferando sul distanziamento sociale.  Eppure, dando per scontato che ovunque una parte della popolazione manca di sensibilità civile e di abitudine all’igiene, i dati che provengono da quei Paesi non sono peggiori di altri. In Italia abbiamo finora circa 100.000 decessi ammesso che il Covid possa essere considerato un fattore letale fondamentale, e non la classica goccia che fa traboccare il vaso di chi è in pericolo di vita per altre gravi patologie. Da noi per ogni 100.000 persone ci sono oltre 100 decessi per Covid, in Svezia 70, in India 11 e in Giappone 2! Dunque esiste l’immunità di gregge fin dall’inizio della pandemia? Noi non abbiamo strutture nosocomiali efficienti? Non esiste un algoritmo capace di fare chiarezza sui numeri?

In Svezia hanno isolato e protetto gli anziani, mentre gli altri si sono immunizzati, questa è la vera ricetta; anche in Israele hanno fatto così. Comunque l’immunità di gregge ha funzionato. La gente deve fare attenzione a non confondere letalità (numero di morti rispetto ai malati) con mortalità (numero di morti rispetto a tutti); in Italia la letalità del Covid è alta.

Eppure alcuni Paesi piccoli o medi sottoposti a dittature non hanno avuto morti o quasi. Sono bugie di regime? Non avendo opposizione interna, c’è stato un disinteresse nei confronti di primi decessi di anziani e poi si è creata effettivamente una immunità di gregge?

In Cina hanno risolto a metà marzo con un regime di controllo ferocissimo, con numeri bassissimi.

Sappiamo che il tempo di incubazione del Covid è di 5 giorni in media, ma c’è grandissima confusione nel determinare se i positivi asintomatici (che sono addirittura il 95% e che non contagiano) possano guarire del tutto e poi ricadere. In poche parole, nei casi non gravi si riescono a creare da soli anticorpi validi o no?

La risposta è sì. D’altra parte i paucisintomatici possono trasmettere il Covid.

Ora veniamo al clou del problema, cioè i vaccini. Intanto, dal punto di vista scientifico, è davvero valida una preliminare vaccinazione antiinfluenzale rispetto all’infezione da Covid? O viceversa prevale la cosiddetta interferenza virale?

Negli anni ’80 abbiamo avuto casi della sindrome neurologica di Guillain-Barré. Poi si è rallentato con le vaccinazioni. In America il 36% dei Covid-positivi fra i militari avevano fatto la vaccinazione antiinfluenzale (dati del Pentagono e di US Army).

Occorre dire che ormai anche il più sprovveduto degli italiani ha compreso che tipo di lotta economica e farmaceutica c’è sotto la vendita in quantità industriali di vaccino anti-Covid. Un dato significativo è la dichiarazione di inizio distribuzione proprio il giorno dopo le elezioni del presidente USA. Non pensa che la corsa alla commercializzazione abbia influito sulla qualità del prodotto? Molti infatti già pensano furbescamente di aspettare prodotti più aggiornati, e già siamo in un Paese dove c’è una fortissima minoranza di contrari tout-court alla vaccinazione individuale e di massa. Il 20% di operatori sanitari “no-vax” dà un brutto esempio.

Per questo nuovissimo vaccino hanno lavorato in laboratori rafforzati con strumenti e operatori quasi decuplicati. Però in Cina e Russia hanno trovato e provato un vaccino costruito in modo “tradizionale”, con buoni risultati. E’ stato creato anche un vaccino anglo-italiano.

Ora una domanda scientificamente non corretta, ma serve a far capire. Se è vero come è vero che il virus muta geneticamente migliaia di volte a causa di suoi stessi “errori”, sia i vaccini che i tamponi, per ovvie differenti ragioni, come possono definirsi sicuri?

Il virus è costituito da 28.000 nucleotidi e da 4 proteine strutturali, che non cambiano. Fra queste, ad esempio, i mutamenti della proteina di superficie non hanno influito molto sulla reazione anticorpale. Questa è la risposta. Inoltre le sostanze accessorie non sono importanti in quanto a sicurezza.

Qui inevitabilmente si inserisce il discorso politico e commerciale. sarà più vero che grandi gruppi di potere americani, fra cui quello di Bill Gates, socio di maggioranza della Pfizer, la prima casa farmaceutica a commercializzare il prodotto anti-Covid, dicevo sarà più vero che tali gruppi hanno l’ambizione spudorata di voler cambiare le abitudini di vita dei popoli occidentali (il lockdown ne è una prova evidente) in nome di un neo-globalismo, oppure è più verosimile lo zampino della Cina che aveva l’interesse a far cadere il presidente USA, acerrimo nemico (sembrerebbe che il software del conteggio dei voti sia di provenienza cinese…)?

La risposta è semplice: a chi è servito?

Altro tema scottante è quello delle cifre. Gli ospedali non paiono attendibili, in quanto manterrebbero una specie d’equilibrio fra il numero di posti-letto occupati (uno dei requisiti maggiori per non far cadere nella fascia rossa la regione di provenienza) ed il danaro pubblico che arriva per l’aumento di numero di pazienti deceduti per Covid. Poi nella politica si inseriscono maneggioni e grassatori che lucrano illegalmente su tutti i presìdi interessati. A Milano e Roma, e se ne è parlato troppo poco, dopo un iniziale rifornimento, largamente insufficiente, i medici di base non riescono più dalle ASL a ricevere i vaccini antiinfluenzali. Abbiamo casi di disorganizzazione, se non di mala gestione in quasi tutte le regioni, mancando punti certi di riferimento. Riguardo le vaccinazioni, inizialmente circa il 20% degli operatori sanitari rifiutava il trattamento preventivo, non offrendo un buon esempio agli anziani defedati che nella priorità vengono subito dopo. Alcuni pazienti rivelano che i propri medici di fiducia si dicono disponibili a certificare vaccinazioni mai effettuate. In tutto questo bailamme ci si infila il governo con provvedimenti monocratici (si chiama cabina di regia…) e cervellotici: quanti decessi ci possono essere fra le 22 e le 24 a Natale e Capodanno, in cui possa dimostrarsi una responsabilità del Covid? Non parliamo poi del caos nella distribuzione dell’anti-Covid (soprattutto riguardo i richiami), delle siringhe, degli errori statistici nel calcolo tamponati/guariti, dei ritardi, delle spese inutili. Ritornando ai vaccini, professor Tarro, lei non pensa che doveva esser data fondamentale importanza alle schede sanitarie (obbligatorie) dei sanitari di base per determinare su scala regionale unica classifiche integrate sul grado di priorità urgente nella somministrazione? Ed inoltre non sarebbe stato meglio utilizzare le scarse risorse statali per migliorare le strutture nosocomiali invece di impoverire le esistenti, con grave nocumento per i cronici e per le attese ambulatoriali? Si destinano risorse ai banchi di scuola con rotelle ed alla parità di genere, in un momento come l’attuale…

Dopo che dal ’47 si decise di dimezzare i posti in terapia intensiva in Italia, solo a gennaio 2020 si è tentato di correre ai ripari. Alcuni reparti nosocomiali sono stati chiusi per le ondate di pazienti positivi, o presunti tali, al Covid.

Ci lamentavano che questi ingorghi nei pronti soccorsi erano dovuti alle febbri influenzali, adesso il problema si è moltiplicato. Medici ed infermieri eroici, apparato decisionale ingiustificabile. Ora spostiamo il tiro sull’assai precario equilibrio fra sanità e lavoro, tutti si lamentano e non si trova la via di mezzo. Ma fra i due giganteschi problemi rischia di fare la fine del vaso di coccio l’importante settore culturale. Musei, cinema e teatri chiusi più per fornire una immagine di forza-efficienza-inflessibilità che per necessità, poi la tanto sbandierata “istruzione a domicilio”. Un milione e 600 mila studenti ne sono fuori per questioni economiche o sociali o logistiche. Si tratta di un danno incalcolabile se proiettato in ottica futura relativamente alla nostra classe dirigente ed alla cultura in generale. Ritorniamo al virus ed alla terapia, oltre alla possibilità di affrontarlo con antiretrovirali o con semplice clorochina (tutti poi scientificamente esclusi), occorre nei tempi giusti fornire un terzetto certo: eparina, azitromicina (un antibiotico con particolare meccanismo ma non sempre affidabile), desametazone o chinidina (usata per l’artrite reumatoide), tutto ciò immediatamente prima che la situazione precipiti con grave insufficienza respiratoria. Una cooperazione anglo-italiana ha messo a punto gli anticorpi monoclonali specifici, un’ottima cura se somministrata nelle fasi iniziali della malattia; bisogna comunque aspettare l’ok delle autorità sanitarie previsto per i primi mesi del 2021. Attualmente però la terapia davvero efficace si è mostrata la plasmaferesi, ossia la trasfusione di sangue (200 ml.) da un soggetto guarito da una ventina di giorni (e quindi provvisto di adeguata scorta anticorpale) ad uno in fase acuta. Dopo 48 ore dalla trasfusione il virus non è più misurabile! A Mantova viene applicata regolarmente, nei tempi giusti e con risultati del tutto eccellenti. Perché, professor Tarro, questa metodica economica e di piccola chirurgia non viene estesa al massimo possibile, invece di accettare con una certa passività la propaganda aggressiva delle case farmaceutiche? Amici medici mi dicono che negli ospedali mancano i frigoriferi dove tenere il plasma…

A fine gennaio già se ne parlò. Pasteur utilizzò le gamma-globuline, quindi da secoli si usa il siero, per usare una parola generica che indica l’inoculazione diretta di anticorpi da altro soggetto che in precedenza è venuto a contatto col germe. In Gran Bretagna anche con l’HIV è stata usata la plasmaferesi. Si tratta di anticorpi temporanei ma validi. Anche in Cina hanno utilizzato la plasmaferesi per il Covid.

Gli anticorpi monoclonali, come già sottolineato, saranno forniti da una società laziale; che ruolo possono avere?

Ottimo. Questi e la plasmaferesi sono “simili”.

Siamo giunti quasi alla fine e tiriamo le fila del discorso a 360 gradi. Secondo lei, poteva essere evitato l’allarmismo dei media, certamente motivati dall’aumento di copie vendute, ma forse anche da centri più o meno occulti? il terrorismo psicologico, perché di questo si tratta quando il discorso è ripetitivo ed ossessivo, provoca panico nelle persone fragili ed ipocondriache, però anche scetticismo e pessimismo fra lavoratori del privato; nei bambini può instaurarsi il cosiddetto autismo funzionale. Ancora una volta si ribadisce il mancato punto di equilibrio fra l’aspetto sanitario e quello finanziario-sociale. Cosa c’è sotto? Perfino Monsignor Viganò ha parlato chiaramente di un grande disegno internazionale per il dominio globale. E poi: perché l’OMS ha dato disposizione di cremare i morti per Covid?

In effetti si è notato un aumento di psicopatologie in seguito a questi problemi …

In Italia, come abbiamo già sottolineato, spesso si confonde fra letalità e mortalità. Così è ancora più difficile arrivare al famoso traguardo dell’immunità di gregge. Secondo lei il 75% degli italiani vaccinati è utopistico?

In Cina si è avuto il 2-3 % di mortalità, ma occorre sempre vedere la gravità delle patologie “di accompagnamento”. Nel sud della Cina molti agricoltori hanno anticorpi anti-covid legati inizialmente a malattie respiratorie banali ma molto diffuse.

Quali sono le sue previsioni sulla fine della pandemia?

Mi sento di poter essere ottimista.

Quali bugie sono le più pericolose?

Prima di tutto il terrorismo psicologico. Poi la copertura di tanti decessi con la etichetta Covid: polmoniti da stasi o altre malattie cardiovascolari sono classificate come Covid per essere stato lo sfortunato paziente positivo.

Non sempre i vaccini funzionano e quasi mai al 100%. Sembra tutto molto eccessivo, le vaccinazioni di massa assomigliano a fenomeni biblici, c’è una sensazione diffusa fra la gente che ci sia qualcosa di grosso sotto.

Per il vaiolo il vaccino ha funzionato, così il Sabin. Vedremo col Coronavirus. Di sicuro in Cina con il contenimento rigorosissimo dei focolai ed il loro vaccino di tipo tradizionale il Covid è stato letteralmente eradicato: laggiù hanno festeggiato il nuovo anno in piazza. Con la tbc il vaccino non si usa più da 10 anni. Il vaccino antiinfluenzale potrebbe essere perpetuo, perché ha 8 geni diversi. Si possono dire tante cose in virologia, ma il grande Pasteur ha riassunto: l’organismo è tutto.

 I MEDICI

Eroi o vigliacchi?  Alcune linee -guida sono state assegnate ai medici di famiglia per il contrasto al Covid-19. Succintamente il protocollo è tachipirina per chi lamenta generici sintomi delle prime vie respiratorie, raccomandata unicamente per via telefonica. Le visite a studio sono limitate alle urgenze assolute. Tutto questo per evitare il contagio nei riguardi dei medici, i quali poi mettono i pazienti in quarantena (10 giorni per contatti con positivi) in isolamento fiduciari (10 giorni in quanto positivi + 3 giorni di negatività);  poi segnalano il fatto all’ufficio sanitario pubblico di riferimento, ma il più delle volte senza mai vedere l’assistito infetto o potenzialmente tale. Tutti si sentono abbandonati per motivi diversi. E’ ovvio che il sistema termina a imbuto, con gli ospedali e gli ambulatori specialistici delle ASL oberati sempre più e con appuntamenti per le visite capaci di arrivare a tempi biblici. Le certificazioni di malattia sono avvolte da una nebulosa, mentre per il rientro al lavoro vengono sottoposti ai medici moduli e fac-simili creati dai datori di lavoro come fossero vangelo, in pratica fatti per complicare la vita dei sanitari e incidere sulla loro dignità personale e professionale. Così sembrerebbe che il lavoro dei sanitari sia ridotto, invece la pressione degli assistiti fa paura, per lamentele, chiarificazioni, prenotazioni: il telefono squilla in continuazione (alcuni riferiscono di perdere al telefono fino a 5 ore) ed è impossibile concentrarsi. Il numero di ricette ed impegnative aumenta vertiginosamente e gli studi, anche i più piccoli, vanno attrezzati per la sterilizzazione ed i percorsi. Aggiungasi che più del 70% dei medici di medicina generale non ha una segretaria e circa il 95% non ha un infermiere. Insomma è tutto più complicato, e l’ultima cosa che viene richiesto al medico è di fare il medico. I sanitari che esercitano la professione nei nosocomi non se la passano meglio: alcuni, con la chiusura dei reparti, vengono destinati a branche specialistiche diverse, con esperienza quasi nulla, mentre i cronici vengono trascurati. Nel Pronto Soccorso l’ingorgo normale diventa in tempi di Covid un vero manicomio, con gli anziani spinti dall’ansia dei parenti e litigi senza fine al momento del triage; medici ed infermieri aspettano il cambio turno come una liberazione, ma a volte non arriva e il doppio turno porta al collasso.  Dunque il livello qualitativo degli ospedali si è generalmente abbassato e le iniezioni di personale sanitario è partito in ritardo, senza un valido piano nazionale, con numeri comunque insufficienti. Occorre precisare che se la prima ondata di pandemia è stata affrontata con cuore e sopportazione, spirito civico e collaborativo, la seconda ondata è stata improntata a disorganizzazione, inefficienza, con provvedimenti stucchevoli se non contraddittori e controproducenti. E così a livello di salute pubblica tutto il circuito ansiogeno si autoalimenta. Ogni speranza di miglioramento è rimandata a tempi futuri, possibilmente vicini.

FINALMENTE IL VACCINO                                              Le vaccinazioni hanno un senso in quanto attivano un processo antigene- anticorpale attraverso l’inoculazione di germi specifici attenuati o uccisi; in tal modo in caso di quel tipo d’infezione è pronto ad attivarsi il vero e proprio sistema immunitario. Nel particolare il Coronavirus utilizza una proteina di superficie detta spike come una chiave per entrare nelle nostre cellule infettandole. L’attuale vaccino americano (tozinameran) contiene una molecola di RNA-messaggero che produce la spike, in pratica c’è una vescicola lipidica detta liposoma che ha al suo interno questo m-RNA e che è in grado di passare nel citoplasma delle nostre cellule, dove si concretizza la replicazione della spike. In tal modo il sistema immunitario produce anticorpi contro una piccola quantità di spike ed è pronto a respingere l’infezione da Covid-19. Tale m-RNA attiva anche i linfociti T circolanti ma si degenera poco dopo la vaccinazione. Eccipienti sono colesterolo, potassio, sodio, saccarosio, fosfato, acqua. La seconda iniezione va fatta a distanza di 3 settimane dalla prima. I pochi dubbi su questo vaccino “americano” riguardano la scarsità di riscontri nei tempi lunghissimi e se le frequentissime mutazioni genetiche (migliaia, soprattutto della spike) possano incidere in qualche modo sulla stessa validità del prodotto. Per ora forme allergiche ed effetti collaterali rientrano più o meno nella norma statistica.  Per la Sindrome Acuta Respiratoria del 2003, il cui responsabile era anche il Coronavirus, non si è mai creato un vaccino.  Riguardo al Covid-19, solo in seconda posizione come diffusione vengono i vaccini tradizionali, molto più sicuri nel tempo, fra cui uno italiano, di cui siamo orgogliosi per l’efficacia e la sicurezza che stanno dimostrando negli step del protocollo di autorizzazione.

VERITA’ O FANTASCIENZA

Bill Gates, un nome e una garanzia. L’uomo che tramite la strategia tecnologica ha cambiato il mondo per farlo funzionare meglio e farlo girare a velocità sostenuta. Nel corso del tempo, il supermilionario self-made-man, grande inventore, è diventato proprietario o azionista di maggioranza di varie fondamentali industrie americane, come la farmaceutica Pfizer, un colosso del settore, capace di determinare l’elezione di un Presidente USA, di divenire il capo virtuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dunque in grado di spostare quantità enormi di dollari. Suoi stretti collaboratori sono il miliardario Soros, di origine ungherese, e Ghebreyesus, etiope, capo dell’Oms (la massima autorità sanitaria, che ha deciso che i morti per Covid vanno cremati e mai sottoposti ad autopsia…).  Potrebbe darsi che che l’ex-wonderful-boy abbia preso gusto alla sua capacità di cambiare le abitudini degli abitanti del pianeta? Chi negherebbe che chi non sa usare il computer oggi si avvicina ad essere il nuovo analfabeta? Di sicuro, senza scendere a usare i nomi dei gruppi di potere regnanti in Europa e nel mondo, non si gran fatica a pensare con una certa dose di malizia che la capacità di tali “associazioni” possa sconfinare nel mettere in qualche modo il bavaglio a chi non si uniforma ai diktat tecnologico ed alla nuova imposta globalizzazione. Del resto è una realtà che possa essere creata una banca dati (come “Immuni” da noi, sanitaria per ora, forse investigativa domani, comunque fallita), già c’è la possibilità di mettere microchip sotto-pelle o addirittura nanochip nel sangue (con un vaccino!). Possiamo essere rintracciati quasi dovunque con i nuovi smartphone e tentativi del genere già ci sono stati: Echelon, intercettazioni sulle e-mail. Autorità in tutti i campi, persino ecclesiastiche, paventano scenari per ora confinati fortunatamente solo alla cinematografia, come la modificazione del genoma individuale e la sottomissione mentale. Per ora tutti sono convinti che almeno le nostre abitudini di vita cambieranno. Insomma, dobbiamo preoccuparci?

Associazione ARGOS – Forze di Polizia
Terenzio d’Alena
Mauro Luciani

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