Per i tutori dell’ordine i fatti di Genova sono un ricordo infelice, incompreso e, soprattutto, “metabolizzato” in modo poco convincente

«A Genova si è consumato uno strappo. Quelle scene di pestaggio su uomini e donne inermi hanno cancellato con un colpo di spugna la consapevolezza che tra i manifestanti c’erano gruppi di violenti, che quei violenti hanno aggredito la Polizia, che la Polizia si è difesa. Perché non è difendersi aggredire anziani, disabili, in alcuni casi padri con bambini al collo. Quello strappo di Genova deve essere ricucito. Il Paese ha bisogno di sapere che Forze dell’Ordine garantiranno il diritto di manifestare la propria opinione in condizioni di sicurezza e le Forze dell’Ordine hanno il diritto di sapere che chi manifesterà lo farà nel rispetto delle regole della convivenza civile e del codice penale».
Queste le parole sferzanti ma chiare scritte dal giornalista Giuseppe D’Avanzo in un articolo del quotidiano La Repubblica alcuni giorni dopo la “battaglia di Genova” come fu ribattezzata all’epoca dei fatti accaduti durante il luglio del 2001 nel corso del G8. Ed in effetti ci furono non uno strappo ma più strappi del tessuto sociale, istituzionale e politico che si è provato a ricucire nel corso di questi anni e che solo in parte appaiono oggi riproporsi in una veste migliore. Di fondo c’è sempre quell’indicibile contraddizione che presenta il suo conto regolarmente quando accadono fatti eclatanti come quello che fu il G8 organizzato a Genova; questa contraddizione si chiama “capacità di risposta” alle crisi ed agli eventi che la società, con le sue contraddizioni, ci pone davanti.
Spesso la risposta è intrisa di un’incapacità organizzativa in cui emergono i limiti dell’azione delle Forze di Polizia ed in cui diventa complicato impedire che alcuni soggetti possano utilizzare certi delicati momenti per motivi che perseguono interessi di parte o di pensiero spesso lontano dai bisogni di sicurezza e di difesa dei diritti dei cittadini di questo Paese o di altri Paesi come nel caso di Genova in quella triste estate. Emergono tra l’altro le decine di chiamate ricevute dalla Questura di Genova in quei giorni dove tanti cittadini, in maggioranza, esprimevano la loro disapprovazione per ciò che stava accadendo in città.
Evidenti sono apparse le responsabilità politiche nelle scelte di una città come il capoluogo ligure, molto complicata per la difesa dell’ordine pubblico; soprattutto, durante quelle giornate, si rileva la scaltrezza di alcuni politici molto noti che si proposero in prima fila a fianco degli apparati delle Forze di Polizia, provando ad occuparsi o comunque a sovrintendere alle attività di sicurezza, facendo emergere la drammaticamente chiara incompetenza di chi questo mestiere non lo conosce, ma che, con la loro ingombrante presenza in luoghi dove solo chi fa il mestiere di poliziotto dovrebbe sostare, ha contribuito a far sorgere equivoci nell’azione di contrasto da parte degli addetti.

BELFAGOR
belfagor@poliziaedemocrazia.it

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