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Fabbraio-Marzo/2009 - Interviste
“La sicurezza non è un’operazione di marketing, ma un bene che va custodito”
di a cura di Paolo Pozzesi

In Sicilia, e in particolare a Palermo, la cosiddetta
microcriminalità è poco rilevante. Questo
sottolinea il potere della mafia: un’organizzazione
che controlla il territorio per poter gestire i propri
“affari”. Alfonso Sansone, segretario generale
del Siulp in Sicilia, parla della realtà palermitana
affermando che le misure per un “pacchetto
sicurezza” efficiente debbano essere legate alla realtà degli operatori di Polizia


Quando si parla di sicurezza, di difesa della legalità, in Sicilia, il quadro si presenta in un certo senso sdoppiato: da una parte vi sono, come ovunque in Italia, i vari aspetti della criminalità comune, e dall’altra la presenza molto pervasiva di Cosa nostra, che nell’Isola ha la sua “casa madre”, con ampie e profonde ramificazioni nel resto del Paese, e anche fuori. Esaminando il primo aspetto, quello della cosiddetta microcriminalità, e della violenza in generale, la situazione presenta particolari caratteristiche di gravità?
Nella vita quotidiana la microcriminalità a Palermo e in Sicilia occupa un posto poco rilevante rispetto al resto del nostro Paese. Infatti si registrano solo alcuni reati come le rapine in banche o uffici postali, per spiegare questa particolarità tutta palermitana dobbiamo riflettere sul potere dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra, infatti questa per operare al “meglio” ha la necessità operativa che nel territorio non ci sia particolare allarme sociale, infatti anche questo rientra nel controllo del territorio e dimostra quanto sia forte l’organizzazione criminale che si sostituisce allo Stato che viene indicato quale portatore solo di tasse e miseria.
“Lo Stato confisca le imprese togliendo lavoro, quel lavoro che solo i riferimenti di Cosa nostra riuscivano ad assicurare” questa è una chiara operazione di disinformazione che viene portata avanti nell’opinione pubblica palermitana e meridionale in genere.

Passando alla criminalità organizzata, a Cosa nostra, sembra essersi diffusa l’impressione che questa sia quasi in una fase di riflusso rispetto ad altre realtà di stampo mafioso, come la camorra e la ’ndrangheta. Forse perché mancano le uccisioni, gli episodi eclatanti che fanno notizia?
Anche questo è un pericoloso luogo comune, l’organizzazione criminale denominata Cosa nostra, gestisce un volume di affari che potrebbe risanare i bilanci dello Stato in poco tempo.
Chi secondo lei gestisce realmente questi capitali?... Un’organizzazione così produttiva necessita inevitabilmente di coloro che controllano il territorio, così come di coloro che controllano e gestiscano i capitali, bisognerebbe cercare tra le nuove generazioni che hanno acquisito competenze specifiche. La camorra, la ’ndrangheta e Cosa nostra attraversano periodi in cui è necessario ricorrere alle armi ma è sempre l’estrema soluzione e sicuramente circoscritta nel tempo proprio per le ragioni sopradette.

La mafia d’affari, quella che ha sempre avuto solidi e più o meno sotterranei legami con l’economia imprenditoriale, con la finanza, e anche con la politica, una struttura per sua natura occulta, è comunque a volte resa visibile dalla denuncia di connivenze tra clan e centrali finanziarie, italiane e straniere. In quale misura si può valutare l’estensione di questa presenza mafiosa?
Sicuramente la pericolosità di questo aspetto della mafia non è tanto sentito dall’opinione pubblica che viene indirizzata e coinvolta più dalla pericolosità della microcriminalità; gli addetti ai lavori però si rendono conto quanto sia veramente pericoloso per la stessa democrazia del nostro Paese di un “cancro” che cresce e si alimenta come un parassita togliendo ossigeno alle imprese sane, allo sviluppo e al futuro del nostro Paese.
La mafia ha compreso da sempre che aumentando il suo potere economico riesce a gestire meglio la politica, l’economia, e riesce meglio a confondersi e diventare uno Stato nello Stato.

Tornando allo “sdoppiamento” dell’illegalità, si può peraltro individuare una qualche connessione tra criminalità diffusa, quella che colpisce più direttamente, i cittadini, e crea la nota “percezione di insicurezza”, e la criminalità organizzata? E se questa connessione esiste, quanto è sentita dalla “gente”?
Non penso che i cittadini percepiscano una connessione tra la criminalità diffusa e la criminalità organizzata, perché si vuole far passare che siano due fenomeni indipendenti tra loro come se le grandi organizzazioni criminali abbiano delle loro regole e dei loro canali che prescindono dalla delinquenza comune.
Ritengo che invece la criminalità comprende tutti gli aspetti che vanno dal controllo della delinquenza comune (spaccio di droga, estorsioni, rapine, prostituzione, immigrazione clandestina), e quant’altro possa essere fonte di guadagno o mezzo di riciclaggio.

Le recenti misure del “pacchetto sicurezza” sono adeguate ad affrontare nel complesso la situazione della sicurezza in Sicilia? E la Polizia è fornita di mezzi e strumenti idonei per la sua azione di prevenzione e contrasto? E infine, il coordinamento con le altre Forze dell’ordine, in particolare Carabinieri e Guardia di Finanza, risulta sufficientemente efficace?
Lo sforzo dell’attuale governo è sicuramente encomiabile sul versante sicurezza anche se, ritengo, che la sicurezza non sia un prodotto da vendere cioè una operazione di marketing, bensì un bene che va custodito e salvaguardato, necessaria per lo sviluppo ed il futuro del nostro Paese.
Ecco perché penso che le misure del “pacchetto” sicurezza debbano essere più legate alla realtà degli operatori di Polizia, non basta candidare ex Prefetti o poliziotti, bisogna ascoltare chi la sicurezza cerca di produrla tutti i giorni lavorando tra mille difficoltà.
Le risorse vengono tagliate, sempre dal basso, se “sacrifici debbono essere fatti da tutti” non si comprende perché lo straordinario venga ridotto dai sottufficiali in giù, non si comprende perché non ci sia più carta negli uffici di Polizia, perché si viva in una continua ed eterna attesa di un riordino delle carriere che ogni dieci anni si ripresenta per non cambiare nulla dei profili professionali, non si comprende perché si debbano affrontare i problemi della sicurezza con la mentalità emergenziale e non con una pianificazione seria e metodologica delle risorse e degli obbiettivi, assicurando uno standard di sicurezza duraturo nel tempo e non su spinte emozionali.
Da più di cinque anni non vengono espletati concorsi pubblici per la Polizia di Stato ma solo tramite esigue assunzioni di giovani che hanno espletato il servizio volontario nell’Esercito. L’età media si è elevata notevolmente e il numero delle donne è diminuito notevolmente. L’utilizzo dei militari così come oggi non ha senso, infatti nell’operazione “Vespri siciliani” sostituivano i poliziotti ed i carabinieri nei posti fissi dove facevano i piantoni, oggi vengono mandati a passeggiare per le vie centrali della città come dei lavoratori a tempo determinato senza certezza del futuro gravando sull’erario dello Stato che l’unica certezza che ha è quella di non assicurare la pensione a questi lavoratori che sfrutterà solo per un massimo di due anni.
Non si comprende come subito dopo l’11 settembre 2001 l’Italia abbia varato una legge che prevedeva le Direzioni Distrettuali Antiterrorismo e gli Uffici Interforze corrispondenti e non sia mai stata applicata, aspettiamo forse un attentato?
In riferimento al coordinamento delle Forze di polizia perché non si applica la legge 121/81 che già nel 1981 prevedeva tra le tante cose, la Sala Operativa comune? Oggi a Palermo il coordinamento consiste nel chiamare il 113 e vedersi arrivare i Carabinieri e, viceversa, chiamando il 112 la Polizia, solo perché la città è stata divisa per aree di competenza a discapito però del numero delle pattuglie su strada che da questa iniziativa dovevano raddoppiare invece sono state in assoluto ridotte.


FOTO: Alfonso Sansone è nell’Amministrazione della Polizia di Stato dal 1988.
Dal 1990 è iscritto al Siulp e nel 1993/1994 viene eletto Segretario generale provinciale del Siulp di Palermo.
Laureato in Scienze Politiche, oggi ha la carica di Segretario provinciale Siulp di Palermo.
Nella Polizia di Stato ricopre la qualifica di Sostituto Commissario (Coordinatore della Sezione Antiterrorismo di Palermo).
Docente di Antiterrorismo per l’aggiornamento professionale del personale della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria.

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