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Fabbraio-Marzo/2009 - Panorama sindacale
Le notizie dei sindacati
di

Comunicato congiunto

Si è svolto presso il Dipartimento della Funzione pubblica l’incontro tra le delegazioni delle organizzazioni sindacali delle Forze di Polizia a status civile e la delegazione di parte pubblica per l’analisi dei contenuti delle piattaforme sindacali per la parte normativa del quadriennio contrattuale 2006-2009. Come richiesto dal cartello sindacale delle precedenti riunioni, nell’incontro la parte pubblica ha presentato una sintesi delle varie proposte formulate da tutti i sindacati e dalle rappresentanze militari, con la quantificazione dei costi delle innovazioni proposte sui singoli istituti contrattuali.
Da quanto emerso, la stima dei costi complessivi necessari per accogliere le proposte sindacali è nettamente superiore alle disponibilità economiche previste (20 milioni di euro lordi stanziati per la parte normativa per tutto il Comparto).
Per la Polizia di Stato le modifiche normative proposte avrebbero un costo complessivo di circa 3,5 milioni di euro a fronte di una disponibilità di circa 4 milioni di euro. Pertanto, prima di giungere ad un’eventuale intesa, sono necessari approfondimenti per stabilire la priorità e per realizzare interventi che siano in linea, in termini e costi, con le risorse disponibili per la quota parte riguardante la Polizia di Stato.
Per tale ragione, le sigle sindacali del cartello si incontreranno per fare un lavoro di sintesi e formulare proposte compatibili con le somme stanziate. In tale occasione si procederà ad un confronto all’interno del cartello che, partendo dalla nostra piattaforma sindacale, possa individuare e proporre interventi interpretativi da concertare in via amministrativa con le Amministrazioni prima della sottoscrizione dell’accordo, ed altri interventi che richiedono invece una innovazione formativa e/o contrattuale da far recepire nel contratto senza costi aggiuntivi.

Siulp- Silp per la Cgil - Siap/Anfp - Consap Italia Sicura
Ugl/Polizia - Coisp/Up/Fps/Adp/Pnfi/Mps

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Siulp

Il Segretario generale Felice Romano dichiara: “Nessuno può definire semplicemente ‘incidenti’ i fatti gravissimi successi a Lampedusa: la rivolta nel centro di accoglienza può essere definita come la logica conseguenza di una serie di concause.
La prima, e sicuramente la più importante, consiste nel fatto che le Forze di polizia sono usate da tempo come ‘pattumiera’ di alcune problematiche sociali: quello dell’immigrazione non può continuare ad essere gestito soltanto come problema di ordine pubblico. La seconda è che la scelta di Lampedusa, già in prima linea per il flusso immigratorio, come sede di centro di accoglienza è stata fin dall’inizio una scelta sbagliata. Il centro è stato trasformato in un ghetto e gli immigrati hanno toccato con mano i vertici della propria disperazione. La terza consiste nel fatto che i centri di Lampedusa contengono addirittura il doppio di ‘ospiti’ rispetto alla capienza limite. Questo vuol dire che gli immigrati non vengono accolti, ma vengono stivati come merci in spazi insufficienti e inadatti.
Vogliamo che chi ha sbagliato si assuma tutte le responsabilità e si regoli di conseguenza.
Per quanto riguarda la Polizia di Stato (e le altre Forze di polizia) oggi è costretta a pagare un pesante, pesantissimo tributo: decine di colleghi contusi, alcuni feriti gravi, numerosi intossicati. Si tratta di poliziotti (carabinieri e finanzieri) che da mesi sono costretti a fare due o tre turni di lavoro in un giorno solo, senza il pagamento dello straordinario e con tutto il disagio che consegue. Non rincuora certamente il fatto che mentre tutto questo accade il governo, a proposito di sicurezza e di emergenza, punti sul registro dei clochards, sull’obbligo di denuncia dei medici, e sulle ronde. Sarebbe il caso che cominciasse ad occuparsi anche dei poliziotti e dei problemi veri della sicurezza”.
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Silp-Cgil

Il Segretario provinciale di Genova del Silp per la Cgil, Roberto Traverso, in un comunicato denuncia: “L’inverno è iniziato e la vestizione invernale del personale della Polizia di Stato genovese è iniziato con ritardo! Già questo dato rende l’idea del precario assetto organizzativo nel quale siamo costretti a navigare.
Non c’è fine al peggio, visto che la notizia ancor più clamorosa, e nello stesso tempo sconfortante, è quella che non verranno distribuite ‘le scarpe’ ai poliziotti! Ebbene sì, dopo l’ennesimo e cronico ritardo della distribuzione del vestiario, apprendiamo che sono disponibili solo alcune paia di calzature misura 39 e un paio di misura 48!
Senza scarpe e con un esiguo numero di giacche a vento di taglia abbondante... siamo stupefatti di sentire ancora chi elogia la scelta d’inviare l’Esercito nelle città per produrre sicurezza, mentre la Polizia di Stato, a causa dei tagli economici indiscriminati, non riesce neppure a fornire le scarpe ai propri dipendenti.
I cittadini devono sapere e non possono accettare che i poliziotti siano costretti ad acquistare di tasca propria scarpe, berretti e camice, per non parlare delle fatture dei sarti, i quali devono ricorrere per trasformare una taglia 56 in una taglia 48.
Signor questore si faccia sentire... Lei che più volte si è definito il Capo della Polizia genovese, scriva al più presto al Capo della Polizia e al Ministro dell’Interno, per tutelare le dignità del personale che opera sul suo territorio. Signor questore, le chiediamo per l’ennesima volta di sostenere le difficoltà della nostra categoria, coinvolgendo anche il signor Prefetto, che deve essere informato dettagliatamente sul fatto che i magazzini Veca presenti sul territorio, in questura, alla Polfer, alla Stradale, alla Polizia di Frontiera e al 6° Reparto Mobile, non sono in grado di ‘vestire’ il personale della Polizia di Stato che sta affrontando un inverno tra i più rigidi degli ultimi decenni”.
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Coisp

Il Segretario generale del Coisp, Franco Maccari comunica: “Finalmente il ministro Maroni ha trovato la soluzione al problema della mancanza di carburante alle Volanti: da oggi, il nuovo carburante ecologico sarà ‘l’aria fritta’.
Le dichiarazioni del Ministro dell’Interno ci hanno tranquillizzato e contemporaneamente hanno sanato i deficit dei fondi delle questure d’Italia. Se la situazione reale non fosse tanto drammatica, potremmo considerare l’affermazione del Ministro uno scherzo di Carnevale.
Ma quando si avrà il coraggio di far seguire alle parole i fatti? Non basta sbandierare sicurezza in tv per far comparire soldi e mezzi per le Forze dell’ordine, servono più programmazione e meno politica.
Possiamo chiedere oggi ai cittadini che non vivono nel mondo dorato dei palazzi in quali condizioni vedono girare le auto della Polizia, in quali condizioni igieniche sono ridotti gli uffici dove vengono accolti, con quali mezzi siamo costretti ad operare?
Il Ministro dell’Economia giapponese, durante la conferenza stampa del G7 a Roma, forse aveva bevuto solo un bicchiere di vino, alla fin fine si è mezzo addormentato ma almeno ha avuto la decenza di dimettersi! I precedenti Ministri dell’Interno hanno fallito! Il ministro Maroni purtroppo era ben sveglio quando ha dichiarato le maggiori risorse destinate alle Forze dell’ordine. Che sono e rimangono, purtroppo, solo fantasia”.
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Sappe

Il Segretaario generale Donato Capece comunica: “E’ certamente positivo il progetto dell’Amministrazione Penitenziaria che prevede la costituzione di agenzie di collocamento presso i Provveditorati regionali, con il compito di raccogliere richieste di lavoro dalle Regioni, Province, Comuni ed imprese, ed al contempo mettere a disposizione forza lavoro costituita da soggetti in espiazione di pena.
Da sempre sosteniamo che è proprop il lavoro l’elemento cardine per un vero trattamento rieducativo del condannato. E’ però altrettanto vero che alla generale crescita della popolazione detenuta, avvenuta a partire dall’anno 1991 (ed oggi ben oltre le 58mila unità) non hanno fatto riscontro un corrispondente aumento del numero dei detenuti ammessi al lavoro. Dare un senso alla pena vuol dire anche far lavorare i detenuti. E per fare efficaciemente tutto questo, si dovrebbe potenziare maggiormente l’area penale esterna per quei detenuti con pene brevi da scontare, ed avvalersi di innovative forme di controllo come il braccialetto elettronico da affidare in gestione al Corpo di Polizia Penitenziaria.
Il nostro auspicio è che ora l’Amministrazione Penitenziaria, guidata da Franco Ionta - che è stato recentemente nominato anche Commissario straordinario per le carceri - compia le importanti riforme strutturali che riguardano il Corpo di Polizia Penitenziaria. Mi riferisco in particolare ai progetti che prevedono l’affidamento al Corpo dei controlli sulle misure alternative alla detenzione e sull’esecuzione penale esterna; le riforme del Gruppo operativo Mobile e dell’Ufficio per la Sicurezza personale e per la Vigilanza (Uspev), oltre ad una serie di interventi mirati per quanto concerne il potenziamento degli organici del Corpo, e per arrivare ad istituire finalmente la Direzione generale del Corpo di Polizia Penitenziaria nell’ambito del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
E’ su queste priorità che, a nostro avviso, dovrebbe ora muoversi l’Amministrazione Penitenziaria”.
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Usp

Il vice Segretario nazionale Roberto Boni e il Segretario provinciale di Ascoli Piceno Antonio Vena dichiarano: “La figura del poliziotto di quartiere, creata per divenire uno dei simboli del nuovo modo di fare Polizia e annunciata in pompa magna con lo slogan ‘vicino alla gente’, di fatto si è invece trasformata in una sorta di gabbia per gli stessi poliziotti interessati, ai quali già da anni sono precluse altre opportunità di impiego lavorativo ed esperienza professionali diverse. Infatti, nei movimenti interni i poliziotti di quartiere, in servizio presso le varie questure, sono stati e sono tuttora penalizzati e scavalcati nelle graduatorie, in quanto la loro qualifica non consente purtroppo possibilità di cambiamento, genera un diverso trattamento, non offre come detto le stesse opportunità, e preclude qualsiasi possibilità di eventuale trasferimento a richiesta ad altra sede di lavoro. Tale circostanza appare certamente ingiusta, iniqua e discriminatoria nei confronti di quanti svolgono in maniera encomiabile un servizio che più volte ha ottenuto l’apprezzamento dei cittadini e delle Istituzioni locali, ma che ora si è trasformato in una via senza uscita.
L’Unione Sindacale di Polizia ritiene inaccettabile e assolutamente irrazionale che una particolare qualifica, come quella del poliziotto di quartiere, debba costituire un impedimento alle legittime aspettative di coloro che, dopo avere fornito la propria disponibilità e partecipato con entusiasmo ai corsi, ora si vedono ingiustamente discriminati proprio in virtù del possesso di tale qualifica. Poliziotti che, in molti casi, non riescono ad ottenere il riavvicinamento alla propria città e alla propria famiglia, oppure il trasferimento ad altri incarichi di lavoro, proprio perché non si trova altro personale con la stessa qualifica che possa sostituirli.
L’Usp ha quindi sollecitato il Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli ad intervenire con specifiche direttive, affinché si ponga immediatamente rimedio a tutti quegli aspetti interpretativi che attualmente arrecano pregiudizio ai dipendenti interessati, anche prevedendo che tutti i frequentatori dei futuri corsi per allievo agente siano adeguatamente addestrati, cosicché da poter disporre di una nutrita schiera di poliziotti di quartiere che assicuri maggiore disponibilità di ricambio e maggiore operatività nella gestione del personale da parte dei vari questori”.
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Siap e Anfp

In una dichiarazione congiunta, i segretari nazionali del Siap e Anfp dichiarano: “Crediamo che la misura sia colma rispetto alla oramai evidente improvvisazione di questo governo ad affrontare il problema della sicurezza. Passi il pastrocchio dei pattuglioni misti buono solo per le conferenze stampa. Passi la lentezza burocratica del governo di fronte alle irrinunciabili iniziative legislative: il riordino dei ruoli e delle qualifiche delle carriere per la Polizia di Stato e quella sempre più della separazione dei Comparti Sicurezza e Difesa, proprio per la sostanziale difformità di tradizioni, professionalità e formazioni.
Ma non possiamo accettare che questa politica miope crei figli e figliastri tra chi, con spirito di sacrificio, ogni giorno scende in strada; infatti per i soli militari impegnati alle pattuglie miste è stata riconosciuta un’indennità omnicomprensiva di ordine pubblico di 26 euro al giorno, mentre ai poliziotti - a parità di impiego - è corrisposta la sola indennità esterna pari a 6 euro al giorno; tutto ciò si traduce in una inaccettabile disparità di trattamento economico per lo stesso servizio, le cui responsabilità ricadono interamente sul poliziotto. Inoltre, i tagli alla sicurezza ogni giorno di più dimostrano gli effetti negativi sull’efficienza dei servizi di Polizia.
Il bilancio dello Stato, per l’anno finanziario 2009, prevede una consistente riduzione delle risorse destinate alla corresponsione dell’indennità di reperibilità. Pertanto, al personale dirigente la reperibilità viene ridotta ad un solo elemento per ogni questura, ed a quattro per le questure capoluogo di regione. Ciò determina servizi meno efficienti per il cittadino.
Tradita la promessa elettorale di più fondi per la sicurezza, è ormai chiaro che il governo punta sempre di più ad un modello di ‘sicurezza fai da te’, volendo introdurre le ronde dei cittadini e militarizzando il territorio con soldati”.
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Sap

Il Segretario Nicola Tanzi, presidente della Consulta Sicurezza (Sap, Sappe e Sapaf) dichiara: “Nel ribadire la nostra totale contrarietà alle ronde, che riteniamo pericolosissime per la sicurezza degli stessi cittadini che vi partecipano, ci chiediamo perché il Parlamento non adotti provvedimenti legislativi specifici, che consentano ai magistrati di non concedere la custodia cautelare ai domiciliari, sospensioni condizionali delle pene o altri benefici in caso di reati che destino grave allarme sociale.
Non riusciamo a spiegarci il perché - vista la presenza in Parlamento di un numero considerevole di deputati e senatori che svolgono attività forense o vengono dalle fila della magistratura - non si approfitti della Riforma della Giustizia in discussione, per modificare la normativa e dare certezza ed esecuzione alla pena”.

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