Leggiamo sul sito del Sindacato dei Militari che in un documento ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze datato 17 aprile 2026 sarebbe contenuta la richiesta di alcune Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari (le c.d. Apcsm) alle proprie Amministrazioni di adottare «ogni opportuna iniziativa, ivi inclusa la messa al bando», nei confronti del “Sindacato dei Militari” «ovvero ogni atto d’intervento previsto affinché cessi ogni attività tesa ad operare senza il necessario riconoscimento ed in violazione delle norme vigenti».

La “messa al bando” di sindacati e partiti è stata purtroppo la modalità ordinaria per mettere a tacere le organizzazioni del dissenso tipica di un regime che si pensava archiviato ma i cui metodi sempre più prepotentemente e frequentemente vengono riproposti: quello fascista.

Perché questa richiesta? Forse perché il Sindacato dei Militari ha quel coraggio che invece sembra mancare a molte altre Apcsm autorizzate – sorte come funghi dopo la caduta del divieto di riunirsi in sindacati da parte dei militari – quando si tratta di denunciare le storture di un ordinamento che talvolta non «si informa allo spirito democratico della Repubblica» come invece la Costituzione, su cui i militari giurano, impone all’articolo 52?

La medesima Costituzione vieta le “messe al bando”, tutelando le “formazioni sociali” (art. 2), che vengono sottratte all’arbitrio del potere amministrativo, e garantendo a tutti libertà di associazione (art. 18), anche sindacale (art. 39). Una norma di dubbia legittimità costituzionale impone invece, per le Apcsm, l’autorizzazione ad operare da parte della propria Amministrazione e l’iscrizione in un apposito Albo.

Polizia e Democrazia, rivista nata per supportare i movimenti dei poliziotti e dei militari democratici, non ha mai risparmiato critiche, anche aspre, ai sindacati di categoria e non si è mai sottratta dall’informare i propri lettori sulle loro degenerazioni. Nell’ultimo decennio ha seguito il processo che ha condotto alla riforma del Codice dell’Ordinamento Militare e alla rimozione del divieto di costituzione dei sindacati di militari (che sono prima di tutto lavoratori in divisa), a seguito della nota sentenza della Corte costituzionale n. 120/2018, evidenziando i limiti della normativa che le ha dato attuazione.

Ed è proprio per essere stata uno degli organi di informazione nazionali più vicino alle rivendicazioni degli appartenenti alle Forze di polizie e armate che non può accettare alcuna richiesta di “messa al bando”.

Al Sindacato dei Militari e al suo segretario generale, la solidarietà di tutta la Redazione.