Essere poliziotto o fare il poliziotto? Quando la divisa ti rimane addosso, per la vita

Essere poliziotto o fare il poliziotto? La risposta è scontata: ero e sarò sempre un poliziotto! Ora facciamo un passo indietro e torniamo al giorno della mia pensione. Dicono che per affrontarla il segreto sia prepararsi per tempo, inventarsi un’occupazione. In realtà l’ansia ti prende anche nei mesi precedenti. Ricordo che il primo giorno da uomo “libero”, andai al mare, e per scaricarmi feci una corsa in pineta. Durante il tragitto i pensieri “negativi” non mi volevano abbandonare. A un tratto, in pochi secondi, tutta la mia esistenza mi passò davanti come in un cortometraggio. A quel punto con gli occhi lucidi mi chiesi cosa avrei fatto da domani. Per un attimo ho avuto l’impressione che la mia vita da lì in poi sarebbe stata inutile. Credo che in tanti, con un percorso lavorativo molto intenso, abbiano provato la stessa paura e mi possono capire, fortunatamente quella sensazione è durata solo un attimo e dal giorno dopo ho ripreso a vivere più felice e impegnato di prima.

Premessa a parte, per raccontare il mio lungo viaggio al servizio delle Istituzioni occorrerebbe un volume composto di centinaia di pagine. Un cammino fatto di uomini e donne, idee, lotte, speranze, delusioni e vittorie. Se dovessi dare forma materiale alla mia storia in polizia, immagino un grande mosaico nel quale le singole tessere, i singoli motivi, i singoli temi, indipendentemente dalle vicende che potrebbero essere narrate, compongono un’avvincente raffigurazione.
Ho iniziato il mio percorso professionale il primo settembre 1968, anno nel quale tutti – a torto o ragione – contestavano… per terminare la carriera il 31 agosto 2010, anno in cui sono nate le nuove generazioni chiamate “Alpha”.

(CONTINUA)

Ugo Vandelli

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