Tante verità che abbiamo in tasca, da decenni, ma che ancora chiamiamo “misteri italiani”. Il capitolo della strategia della tensione è saturo di dati, indizi, testimonianze, sentenze, inchieste giornalistiche, eppure sulle fasi salienti dei c.d. “anni di piombo” abbiamo ancora più ombre che luci; non a caso, i riflettori restano puntati su quelle sanguinose pagine di storia. È passato troppo tempo, occorre un’analisi “matura” della strategia della tensione e delle responsabilità politiche taciute

Vincenzo Cerceo – ex Colonnello Guardia di Finanza

L’ultima e non ancora definitiva sentenza emessa sulla strage della stazione di Bologna ha dichiarato in sede di motivazioni la certezza documentata della partecipazione di Licio Gelli alla organizzazione della strage stessa. Trattandosi di affermazione riguardante il merito, riteniamo la cosa particolarmente rilevante al fine di decifrare quella fase politico-criminale di tipo non solo nazionale che va sotto il nome di “strategia della tensione”. Partiamo dalle situazioni di fatto oggettive, e pertanto non più discutibili.

In primo luogo, va messo in evidenza che, nella storia di questo Paese, che è ben ricca di episodi anche di alta criminalità, una fase quale quella tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80, durante i quali la suddetta strategia della tensione si svolge, si caratterizza per una serie omogenea di gravi crimini di tipo chiaramente politico, mai realizzatisi prima né ripetutisi dopo. Dalle prime bombe di Trieste alla strage della banca di Milano fino all’episodio più grave per numero di vittime, quello della stazione di Bologna, l’opera di indagine svolta dal giornalismo critico e dalle inchieste giudiziarie ha concluso con delle certezze oggi comunemente “accettate”: si è trattato in gran parte, sicuramente nell’essenziale per i casi più gravi, di opera di estremisti di destra, operanti nelle loro organizzazioni oppure infiltrati nelle organizzazioni di estrema sinistra.

Al di là di ogni possibile dubbio, è stato anche accertato che gran parte di tali estremisti erano in vari modi collegati con i servizi segreti italiani o internazionali; ugualmente è verità giudizialmente accertata che i servizi segreti italiani, che di solito si definiscono “deviati” (senza approfondire ulteriormente questo essenziale concetto), hanno svolto ampia opera di depistaggio ed intralcio alle indagini, con l’effetto di ritardare gravemente le fasi giudiziarie.

Altro inquietante fatto, è che, tranne in un solo ed eccezionale caso, tutti i più gravi episodi di criminalità politica di quel periodo non hanno ancora consentito di accertare la completa verità su autori, mandanti e motivazioni. I principali inquisiti ancora in vita, sono ancora sub iudice, o latitanti o protetti, o non più processabili per il principio (discutibile) nel diritto italiano del ne bis in idem.

Un’altra caratteristica che obbliga a riflettere, su quella lunga serie di episodi destabilizzanti per la vita del Paese, è questa: le indagini giornalistiche, che si sono svolte con accuratezza ed onestà professionale ad onore del giornalismo italiano, hanno portato alla formulazione di ipotesi di verità che poi, nelle inchieste giudiziarie successive, hanno sempre avuto conferma da parte dei giudici inquirenti; i giornalisti di controinformazione, cioè, hanno quasi sempre anticipato, contro le versioni ufficiali, una verità che è stata poi confermata nelle sentenze. La letteratura in proposito, data da pubblicazioni di ampio respiro, da inchieste giornalistiche e da dibattiti di solito molto documentati, collima con le motivazioni delle sentenze. È questo un processo ancora in corso perché…