Ci scuseranno i nostri cari Lettori se abbiamo voluto rappresentare qualche carro armato di troppo ma non potevamo farne a meno. Mentre il nostro Paese sta vivendo criticità già insostenibili (caro benzina, caro spesa, mercato immobiliare impazzito e molto altro), chi ci governa a livello nazionale ed europeo spinge sempre più le nostre poche risorse verso il riarmo. Sono anni che affrontiamo il problema e ora che i giovani, i movimenti, i lavoratori scendono convintamente in piazza per manifestare il loro dissenso, si convocano vertici per la sicurezza. A quando un vertice serio sulla sanità, sul welfare a pezzi, sul caro vita?

Il tutto avviene in una cornice in cui il diritto internazionale viene progressivamente affossato, oltraggiato, perfino “sfidato”, se non ignorato del tutto; i numeri (spaventosi) di Gaza, nel suo primo anno di tregua, ne sono la prova più lampante. Forse non si tratta ancora della “terza guerra mondiale a pezzi” professata da Papa Francesco, ma ci siamo molto vicini e sarebbe ora di fare qualcosa. Trump e Netanyahu vanno fermati: se saranno più forti delle stesse democrazie che amministrano, difficilmente usciremo da questa situazione.

Tornando ai problemi nostrani, abbiamo dedicato diverse pagine alla scuola, altro tema caldo di questo autunno. La società è cambiata e la scuola ne è il primo sintomo: veramente la stiamo trasformando in un ufficio di collocamento? In uno strumento funzionale alle logiche di mercato? Siamo andati a chiederlo a quei docenti che rifiutano questa deriva. Se togliamo ai giovani la cultura, la possibilità di crescere e formarsi uno spirito critico, non possiamo poi lamentarci delle loro azioni, e soprattutto delle loro “reazioni” quando quello che gli viene offerto è un futuro incerto e senza prospettive. Soprattutto verso quei giovani che vivono in luoghi dove lo Stato è assente: penso al Meridione, dove sono “altri” i modelli che attirano le nuove generazioni, da più di mezzo secolo. Abbiamo parlato anche di questo.

Restiamo convinti che la sicurezza debba essere funzionale al cittadino, non strumentale alla politica e alle logiche di potere; con il “governo della paura”, in sostanza, non andremo molto lontano, i cittadini se ne accorgeranno.

Il Direttore, Ugo Rodorigo