È un argomento che affrontiamo spesso, di cui cerchiamo di dare una lettura diversa da quella propagandata negli ultimi decenni. Sì, perché la sicurezza è indubbiamente diventata lo strumento principale mediante il quale fare campagna elettorale e costruire consenso. Un consenso spesso studiato a tavolino, attraverso precise strategie di comunicazione e informazione.
Tuttavia, basta che avvengano i soliti spiacevoli eventi affinché emergano forti contraddizioni, incongruenze, e una lettura assolutamente distorta sull’operato delle Forze di Polizia. Non abbiamo mai puntato il dito a priori sul loro operato, sappiamo quanto è difficile il loro mestiere e quanto dispendioso e rischioso sia garantire l’ordine pubblico; ma, al contempo, non abbiamo mai preso difese d’ufficio, perché il diritto dei cittadini è molto più importante. Quindi, per rispondere a qualche Lettore scettico, no, non siamo “sempre e comunque” dalla parte delle Forze dell’ordine perché questa è una posizione sbagliata, che non solo ci allontana dalla verità, ma nuoce proprio a loro, ai tutori dell’ordine, soprattutto a quelli che la divisa la onorano e la rispettano tutti i giorni.
Non si può non inorridire di fronte al video della morte di Abderrahim Fakir, qualsiasi cosa sia successa prima di quel video, morire con due poliziotti sopra la schiena è inammissibile; lo avevamo sostenuto per Floyd anni fa, lo ribadiamo oggi. Così come inammissibili sono i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, l’accanimento e le manganellate sui giornalisti durante i cortei e tutte le eccessive misure repressive che vediamo susseguirsi ormai con continuità. Eppure tutto questo non basta, non porta chiarezza, anzi: nessuna messa in discussione sulla preparazione, condotta e operato delle polizie; difesa ad oltranza da parte delle Istituzioni, decreti su decreti, tutti insieme a “fare quadrato”. Alle brutte, quando proprio tali condotte sono “indifendibili”, c’è sempre la (storica) carta della “mela marcia” che (è evidente) è solo un modo per non affrontare i problemi all’interno delle Forze dell’ordine.
Noi siamo ancora qui, a domandarci se le due parole che Franco Fedeli scelse per la nostra testata, “Polizia” e “Democrazia”, possano ancora (non dico legarsi) ma almeno “inseguirsi”, guardarsi a distanza… Il “problema sicurezza” c’è, come c’è sempre stato, non credo che viviamo tempi peggiori. O forse sì, siamo peggiorati, in special modo in un settore specifico, l’informazione. È proprio in questo campo che la società si sta “disumanizzando”, inaridendo. Internet, i social, ora l’intelligenza artificiale. In questo numero abbiamo scelto di parlare anche di questo. Buona lettura.
Il Direttore, Ugo Rodorigo
