I tragici fatti avvenuti in Puglia con la morte del Brigadiere Capo dei carabinieri Carlo Legrottaglie e la successiva uccisione del killer da parte dei falchi della polizia, poi indagati per omicidio colposo, hanno riacceso le polemiche sulla necessità della difesa in giudizio degli appartenenti alle Forze dell’ordine. Si parla dei casi in cui gli appartenenti alle Forze di polizia si ritrovino a dover rispondere di gravi imputazioni a seguito di fatti connessi ad attività di servizio. Imputazioni che portano conseguenze pesanti sia in termini disciplinari sia in termini economici per la difesa in giudizio, pure nel caso di assoluzione piena. È un problema che esiste ed è diventato ineludibile. Chi lo nega fa una pessima opera d’informazione perché, al di là dei pochi fatti che hanno rilevanza mediatica e politica, le rappresentanze sindacali possono testimoniare le decine e decine di episodi in cui vengono chiamate a dare aiuto e supporto agli uomini e le donne in divisa.

Tra le vicende note, ma già in fase d’oblio, quella che ha riguardato un equipaggio navale della GdF coinvolto, a Steccato di Cutro, nel naufragio che ha visto morire 94 immigrati che cercavano di raggiungere i confini italiani. La Procura di Crotone ha chiesto il rinvio a giudizio per i quattro finanzieri con accuse terribili, “naufragio colposo e omicidio colposo plurimo”, per presunte negligenze nei soccorsi. I colleghi della GdF, al termine del processo, potranno anche essere assolti completamente (penso accadrà questo) ma avranno dissipato comunque un patrimonio enorme in spese legali. Spese legali che non sono solo gli onerari dei difensori ma, anche e soprattutto, quelle delle consulenze tecniche, che sono il vero problema in questi casi. Si tratta sicuramente di cifre ben superiori ai 10000 euro previsti dal Dl Sicurezza per la nuova copertura legale.

Non si può quindi eludere la questione fregandosene (a chi tocca nun se ’ngrugna) perché può capitare a tutti o usando certe locuzioni giornalistico-giudiziarie, tipo è un “atto dovuto”, che dimostrano una curiosa idea della procedura penale (le garanzie difensive sono atto dovuto, non l’iscrizione nel registro degli indagati di tizio o caio o, peggio, il rinvio a giudizio). Tra l’altro la logica dell’eludere il problema può spingere gli operatori ad abbandonare o proceduralizzare troppo il servizio operativo. Non possiamo pensare che tutti

 

di Davide Lanfranco Iscritto al Silf Roma

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