Mentre in Ucraina si torna a parlare di invasione, la crisi del gas e la tragedia umanitaria lungo il confine polacco pongono la “Russia Bianca” al centro di intricati giochi di potere a livello internazionale. Lo stato di Lukashenko può davvero rappresentare l’arma in più per Putin?

Il deciso aumento dei prezzi dell’energia con cui si è aperto il 2022 ha posto ancor più in evidenza il tema della sicurezza degli approvvigionamenti di gas per l’Unione Europea, problema in questi mesi aggravato dalla crisi nell’offerta russa. In un quadro già di per sé complesso, si è inserita la recente crisi tra l’Unione Europea e la Bielorussia, ufficialmente scoppiata nelle scorse settimane per la crisi migratoria alla frontiera polacca, ma che è in realtà in corso da oltre un anno e che potrebbe avere adesso gravi ripercussioni sulla già difficile situazione degli approvvigionamenti di gas russo per il Vecchio Continente.

Le origini della crisi

La crisi tra Unione Europea e Bielorussia ha avuto ufficialmente inizio il 21 giugno 2021, quando l’UE ha imposto le prime sanzioni a Minsk accusando il presidente Lukashenko di autoritarismo e di gravi violazioni dei diritti umani, in seguito all’atterraggio forzato a Minsk di un volo Ryanair che transitava nello spazio aereo bielorusso il 23 maggio 2021 finalizzato alla detenzione da parte delle autorità bielorusse del giornalista Raman Pratasevich e di Sofia Sapega.

Adriano Manna

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