Quattro decenni fa Palermo fu teatro di una sanguinosa escalation mafiosa. L’omicidio del commissario Beppe Montana, l'inspiegabile morte in questura di Salvatore Marino e l’assassinio del vicequestore Ninni Cassarà e dell’agente Roberto Antiochia dilaniarono, al suo interno, la squadra mobile palermitana. Un ricordo di quell’estate di sangue e delle denunce dei familiari delle vittime
Successe tutto in nove giorni, tra il 28 luglio ed il 6 agosto 1985. Un vicequestore aggiunto, un commissario ed un agente della polizia di Stato massacrati dalla criminalità organizzata; un venticinquenne, ritenuto fiancheggiatore di coloro che avevano organizzato e preso parte al primo omicidio (quello di Beppe Montana), morto in questura durante un interrogatorio; un fuoco di polemiche tra Forze dell’ordine, magistratura, vertici della Pubblica sicurezza, opinione pubblica, mondo politico e sindacale. Quella che si consumò nell’estate di quarant’anni fa a Palermo fu una delle vicende più tragiche nella storia della lotta a Cosa nostra.
La mafia aveva deciso di regolare i conti con la squadra mobile della questura palermitana, che negli ultimi due lustri aveva ottenuto risultati importanti nell’attività di contrasto alle cosche. Grazie al coraggio, all’intelligenza ed all’intuito dei suoi uomini, sostenuti da magistrati del calibro di Rocco Chinnici (ucciso in un attentato il 29 luglio 1983) e di Antonino Caponnetto, le Forze dell’ordine avevano smantellato gran parte delle raffinerie di eroina presenti in Sicilia e stavano assicurando alla giustizia non pochi di quei latitanti che avrebbero poi riempito l’aula del maxiprocesso che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino stavano istruendo. In quell’estate di quaranta anni fa la mafia stabilì di eliminare due dei funzionari professionalmente più preparati della……
di Antonio Mazzei
