L’attivazione è prevista per il 2035. No alle centrali tradizionali. Sul tavolo, le opzioni contemplano reattori a fissione, microreattori e sistemi di quarta generazione. Ma c’è anche la fusione nucleare

di Riccardo Sacchi

Alla fine il nucleare è arrivato anche in Italia. Il Senato ha approvato lo scorso 23 settembre un disegno di legge per la costruzione di centrali nucleari sul territorio nazionale, chiudendo di fattol’esame parlamentare del testo. Ma si tratta di una legge delega. Il governo avrà un anno di tempo per legiferare sulla materia attraverso diversi decreti legislativi.

La legge non autorizza l’immediata costruzione delle centrali, né definisce l’iter procedurale e le tempistiche per i progetti. Dal Parlamento è stato definito solo il quadro di azione: nella scelta bisognerà tener conto dello sviluppo scientifico e tecnologico, con l’obiettivo di limitare i rifiuti radioattivi e ottimizzare la combustione. Sarà possibile inoltre istituire un’Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare.

Al governo, invece, è stata data la delega decisionale riguardante l’intero ciclo di vita dei reattori: dall’ideazione del progetto tecnico, passando per l’individuazione dei siti e la costruzione delle centrali nucleari, fino alla loro gestione, la sicurezza, e lo smaltimento dei rifiuti.

Anche sulla tecnologia scelta, il Parlamento rimanda la decisione ai futuri decreti attuativi del governo. Le opzioni al vaglio prendo in considerazione i reattori a fissione nucleare di dimensioni ridotte (gli Small modular reactors), i sistemi di quarta generazione (Advanced modular reactors), che utilizzano sistemi di raffreddamento alternativi all’acqua e i microreattori, delle unità trasportabili che generano energia e calore. In fase di valutazione c’è anche la fusione nucleare, anche se si tratta di una tecnologia sperimentale.

L’avvio della produzione per la produzione di energia nucleare è fissato al 2035 e per il 2050 è prevista la copertura di circa l’11-22% della domanda elettrica nazionale.

«Un passo verso il futuro – per Pichetto Fratin, il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, perché – il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo».

Il focus sul mercato energetico è lo stesso scelto da Giorgia Meloni per commentare la nuova legge: «oggi importiamo elettricità, ma non possiamo produrla noi». Con questa legge cambia tutto e con i plausi di Confindustria.

La premier aveva presentato la prospettiva del nucleare – nonostante il no alle centrali atomiche di due referendum popolari – come la risposta alla crisi energetica innescata dalla guerra all’Iran e, in un futuro prossimo, in sostituzione agli idrocarburi. Ma secondo le principali associazioni ambientaliste, le tecnologie, i costi, i tempi di costruzione, la dipendenza per l’approvvigionamento dell’uranio e i problemi di sicurezza legati alle scorie non fanno del nucleare una soluzione disponibile e, soprattutto, in tempi brevi. L’alternativa possibile è un sistema basato su fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, efficienza energetica ed elettrificazione.

Infine c’è il nodo sull’ampiezza della delega lasciata al governo e la mancanza di indicazioni precise; per Nicola Irto (PD) ha comportato «un voto al buio», ma potrebbe anche essere «uno strumento di distrazione che ha frenato le rinnovabili» a favore delle grandi società energetiche e dei loro profitti, denuncia Angelo Bonelli di AVS.