Intervista a Francesco Strazzari, professore ordinario di Relazioni Internazionali alla Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, su guerra in Ucraina, ampliamento della Nato, ruolo di Turchia e Cina, difesa comune europea, penisola balcanica

Polizia e Democrazia – su peculiarità, risposte e conseguenze relative alla guerra in Ucraina – ha raccolto a fine giugno l’opinione di uno dei massimi esperti di sicurezza internazionale e di conflitti, Francesco Strazzari, professore ordinario di Relazioni Internazionali alla Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa. L’autorevole docente, che insegna anche presso la Johns Hopkins University Sais (School of Advanced International Studies) Europe a Bologna, in passato ha svolto diverse attività di formazione per Corpi di polizia civile in missioni internazionali di pace.

 

Professor Strazzari, perché l’aggressione militare della Federazione Russa contro l’Ucraina è una guerra non lineare?

Se si va a guardare la genealogia di pensiero dietro questa guerra, si trova nella Russia di Putin, soprattutto fino a qualche anno fa, la nascita di alcune ideologie legate al sovranismo che teorizzano la destabilizzazione della verità, quindi un grande lavoro intorno al creare incertezza. Negli ultimi anni, c’è stata la polemica anche sulla premessa di questa guerra che è stata l’annessione della Crimea nel 2014; un grande sforzo di lavoro anche con i media occidentali per produrre disorientamento nell’opinione pubblica occidentale, con una sostanziale linea di accordo con alcune correnti della destra occidentale, da ultimo quella di Donald Trump con cui la Russia di Putin ha sempre trovato un’intesa fintantoché l’estremo tentativo di impeachment di Trump accadde proprio intorno alle vicende ucraine, alle accuse che vennero rivolte dai democratici a Trump di fare pressioni sulla vicenda del figlio di Biden, prima ancora delle elezioni americane. Uno degli elementi di non linearità va riscontrato in questo lavoro incessante che, negli ultimi anni, hanno fatto sul campo dell’influenza delle opinioni pubbliche in Occidente le correnti vicine al Cremlino. Da un punto di vista militare, invece, questa è una guerra che possiamo definire in altri termini “convenzionale”, cioè non ha messo in gioco le armi strategiche, la componente nucleare. È una guerra che si sta trasformando davanti ai nostri occhi in uno scontro di artiglieria, nel quale la Russia ha fatto sfoggio di alcuni vettori come quelli ipersonici, in maniera piuttosto limitata, ma siamo all’interno di uno scontro di artiglieria che, semmai, sta mostrando pochi elementi di incertezza intorno all’uso delle truppe corazzate, che sono state un po’ il punto attorno a cui si sono organizzati gli eserciti del Ventesimo secolo: il carro armato, elemento definitorio degli eserciti e della guerra.

Marco Scipolo

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