Con l’introduzione della temuta “stretta” iniziano le prime resistenze alle restrizioni: da quelle “intelligenti”, come trovare misure alternative di trasporto, a quelle più assurde, come il caso dell’odontotecnico di Biella. Intanto la protesta è destinata a crescere

«È tutt’altro che facile determinare se, nei confronti dell’uomo, [la natura] si sia mostrata un’amorevole genitrice o una spietata matrigna». Le parole di Plinio il Vecchio in epoca di pandemia sono tremendamente attuali. Prima che il genere umano diventasse il re del mondo naturale, i virus e i batteri hanno vissuto e prosperato per circa 3,5 miliardi di anni. Quattro milioni di anni fa comparse la nostra forma più primitiva, ma anche questo non scosse minimamente la vita di batteri e virus della Terra. Ma oggi l’uomo è ovunque, le terre incontaminate sono scese al 30% del totale e la convivenza con specie non addomesticate ha riportato il tema delle malattie infettive al centro dei problemi dell’umanità.

In fondo l’uomo ha vissuto per milioni di anni prevalentemente in Africa e in numero così ridicolmente ristretto da risultare ininfluente. Il regno incontrastato dei microbi è durato due miliardi di anni: contribuivano a determinare il clima, la geologia, la vita nel suo complesso. L’uomo, però, negli ultimi milioni di anni ha cambiato le cose. Abbiamo creato strumenti sempre più efficaci di controllo e prevenzione. Dai vaccini, al microscopio elettronico. La prima svolta si ebbe a partire dal 1880, grazie ai lavori di Louis Pasteur, Robert Koch o Camillo Golgi, quest’ultimo insignito del Premio Nobel, nel 1906, per aver dimostrato l’associazione tra periodicità delle febbri malariche e il ciclo del plasmodio.

Lorenzo Baldarelli

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