Il dibattito ha la facciata di uno scontro politico ma nel profondo intacca una questione al cuore della destra al governo: il discorso identitario. Qual è la “vera destra” e quale andrà al governo?

di Riccardo Sacchi

Una chiacchierata che forse non arriverà mai; o forse alla Premier sarà invece necessario alzare quella cornetta. Perché se la facciata del tema al centro del dibattito Meloni-Vannacci è l’indirizzo politico dell’attuale destra italiana, sotto il pelo dell’acqua c’è una questione identitaria sulla “vera destra”.

Vannacci, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità lo scorso 10 agosto, ha rinnovato l’ormai esplicito invito ad un confronto diretto con la Premier. Valore identitario, patriottismo, rilancio della nazione tramite famiglia, fisco e lavoro: temi di un programma ampio che il Generale sostiene essere pronto a presentare in maniera versatile, non quindi “scolpito nella pietra”. Una mano tesa verso la coalizione di centro destra attuale ma anche una definizione precisa dei temi rivendicati da Vannacci che saranno al centro di una possibile coalizione con Futuro Nazionale in vista delle prossime elezioni politiche dell’autunno 2027.

Infatti, il consenso del Generale negli ultimi mesi è volato fino a superare il 7%. Gli ultimi sondaggi politici sulle intenzioni di voto (Ipsos, 30 luglio 2026) presentano un centro destra (FdI, Lega, FI) al 39,9%, mentre il centro sinistra (Pd, M5S, AvS) si attesta al 40,9%. Secondo i numeri quindi – se si andasse a votare in questi giorni – l’attuale Governo sarebbe costretto a cedere la maggioranza. Con FN incluso nella colazione il risultato elettorale verrebbe ribaltato: un 47,9% che porterebbe il centro destra alla vittoria. Futuro Nazionale è diventato elemento determinante per Gorgia Meloni.

Ma a rendere ancora più centrale il dibattito Vannacci-Meloni non sono le percentuali o i programmi politici ma il terreno nel quale entrambi i partiti hanno scavato le proprie radici: il discorso identitario. L’argomento è caro a Giorgia Meloni perché era stato uno dei perni su cui FdI aveva strutturato il proprio allontanamento dal Popolo delle Libertà per «ridare dignità a un’identità che rischiava di sparire nel PdL»: l’estrema destra. Ora però – complici una politica più moderata nel quadriennio all’interno dei palazzi del potere e FN che ricalca le orme di FdI proponendosi come nuovo attore in gioco (forse addirittura più estremo) – la struttura su cui la Meloni ha costruito il suo governo vacilla proprio alle sue fondamenta.

Tutto ciò pone Meloni di fronte ad una scelta: o rispolverare il cavallo identitario in vista delle elezioni (e quindi trovare una sinergia con Vannacci) oppure rivalutare le proprie proposte in chiave più centrista. Nel primo caso, per la Premier significa radicalizzare le proprie proposte abbracciando il progetto propagandistico del Generale; ciò significherebbe farsi vedere influenzata e influenzabile agli occhi dei suoi sostenitori e di quelli di FN. Dall’altro canto rimodulare le proprie proposte politiche tendendo ad un centrismo – quindi rimanendo con l’attuale coalizione. richiede l’abbandono della campagna identitaria su cui FdI è nata, si è strutturata e ha raccolto il suo consenso.

Il punto centrale del dilemma è il risultato delle elezioni: l’abbandono della campagna identitaria in favore del centrismo di destra, secondo i sondaggi attuali, porterebbe ad un ineluttabile sconfitta ma è anche l’opzione più concreta nel lungo periodo. La propaganda vannacciana infatti funziona durante la campagna elettorale. Quando si governa invece bisogna rapportarsi a leggi e norme che nel caso del Generale renderebbero le sue proposte irrealizzabili. Questo renderebbe l’allargamento della coalizione di centro destra funzionale per le prossime elezioni ma controproducente nella ipotesi di un governo di destra sul lungo periodo.

Giorgia Meloni lo sa bene, infatti non ha mai risposto alla richiesta del confronto con Vannacci. Anzi, in un’intervista rilasciata a Chi del 12 agosto, ha dichiarato che il Generale «non è un problema» ma neanche una risorsa «perché tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra». Forse un’indicazione della strada che la Premier ha deciso di intraprendere, oppure un monito al Generale che ha puntato i riflettori con la presentazione del suo programma politico sui “fallimenti” del governo Meloni in temi che erano cavalli di battaglia del programma elettorale identitario di FdI durante la campagna per le scorse elezioni politiche.

Il punto cruciale rimane però il consenso: le decisioni che verranno prese saranno in grado di garantire continuità al governo in carica?