Promesse economiche utopiche, pugno di ferro, identità cristiana, esercito nelle città, cittadini in prima fila per la sicurezza, “quote azzurre”… non c’è solo la remigrazione nel disegno politico del Generale. Tra ironia e un pizzico di preoccupazione, un piccolo viaggio nel programma “al contrario” di Futuro Nazionale, un’analisi che ne esamina i costi e i rischi sia in termini economici che, soprattutto, sociali. In gioco ci sono gli equilibri (già precari) tra Istituzioni, cittadini e principi democratici
Lorenzo Baldarelli
Oltre a scrivere ogni tanto insegno. In quelle occasioni mi capita d’incontrare ragazzi immigrati a cui stanno insegnando un lavoro. Qualche settimana fa entro in aula e aspetto qualche secondo prima di parlare. Ascolto il chiacchiericcio degli alunni, in particolare mi colpisce la conversazione tra Ousman e Tazib. Sono entrambi musulmani ma Ousman lo è sicuramente in modo più intenso. È lui a confessare che qualche tempo fa gli stava scappando una bestemmia ma è riuscito a «respingerla dentro. Hai sentito? Vogliono mettere la multa per le bestemmie», ride. Io meno. Questo suo breve racconto, però, mi ha fatto riflettere su quanto sia ormai surreale la nostra realtà. Chi l’avrebbe detto alle Destre di qualche anno fa che proprio gli immigrati sarebbero diventati loro alleati. Cosa che inoltre spiega quelle realtà in Germania dove alcune comunità LGBTQ+ votano l’estrema destra.
Siamo nel “mondo al contrario”? Forse il fatto di scrivere un secondo articolo su Vannacci ne è la prova. Mi ritrovo a leggere il programma del suo nuovo partito. Grazie Salvini. Mi auguro che i miei lettori mi perdoneranno per aver scritto un articolo serio ma con delle pennellate surreali. In un mondo ideale la nostra società dovrebbe essere abbastanza matura per ignorare un personaggio come Vannacci, ma il nostro mondo è tutto tranne che ideale. Siamo un mondo complesso sull’orlo della più grande crisi climatica mai avvenuta. Certo, come specie abbiamo passato di peggio, “imbuti evolutivi” paurosamente pericolosi che ci hanno fatto quasi estinguere. Ma come civiltà? Quante ne sono cadute? Inoltre ora le cose sono diverse, ora abbiamo società complesse e integrate.
Non prendetemi per il solito intellettuale affascinato dall’abisso, non sono Plinio il Vecchio e nemmeno uno scrittore di fantascienza o fantasy che vi vuole raccontare di Atlantide, Gomorra, o l’incendio di Roma. Per me la conoscenza dovrebbe essere un mezzo di difesa. Anche perché ormai la natura sempre più spesso sta mostrando il conto e per quanto il Presidente del Senato La Russa ci scherzi sopra, non andrà come una vacanza alle Maldive. Il mondo brucia e chi è pagato per trovare soluzioni scherza.
Anche Vannacci sembra aver intrapreso la via della commedia. Il suo programma, oltre a non dare risposte concrete, sembra scritto solo per suscitare indignazione e quindi attenzione. Come se stesse attraversando la “fase di opposizione” di un bambino (tra i 18 mesi e 4 anni). Sappiamo benissimo che in realtà persegue interessi non proprio patriottici. Basta leggere “Russia’s ‘Trojan horse’ in Italy tests Giorgia Meloni” sul Financial Times. Vannacci è dentro un Cavallo di Troia finanziato dalla Russia di Putin? Molto interessante è anche l’articolo su La Repubblica di Giuliano Foschini e Matteo Pucciarelli. Ma ci torneremo. Per ora analizziamo il B.I.P. (Base ideologica e programmatica) di Futuro Nazionale.
«Scegliere adesso per che cosa vivere e morire»
Una brevissima premessa, l’editore e la redazione non mi hanno potuto dare quindici pagine per l’analisi del programma. Parlare di tutte le splendide idee di Futuro Nazionale mi sarà impossibile. Già nell’introduzione le cose si fanno subito interessanti, Futuro Nazionale specifica che «i tempi di riferimento per la piena realizzazione degli obiettivi qui indicati sono quelli di due legislature, dunque 10 anni, mentre i valori identificati non hanno tempo». Quel “non hanno tempo” sembra riferirsi anche all’attuazione del programma. Subito dopo si torna alla dimensione lirica con due poesie: una di Papa Pio IX e una di Pasolini. «Destra divina che è dentro di noi, nel sonno». Pier Paolo Pasolini, Saluto e augurio. Ora io non sono uno specialista ma il significato di «Destra divina» non è quello che Vannacci e sodali sperano. Per Pasolini la «destra» è una categoria metafisica legata alla perdita di radici ancestrali, un’identità minacciata dalla modernizzazione omologante del consumismo. Nella nostra era dei social di proprietà di conglomerati stranieri alleate alle destre è praticamente un errore da penna rossa.
Per Futuro Nazionale nel dialogo «con altre realtà della società civile e della politica italiana» è prioritario non scendere a «compromessi sugli ideali e con una netta consapevolezza di quali siano i valori non negoziabili (a cominciare dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che costi)». In questo lunghissimo periodo c’è tutta l’anzianità del pensiero della destra italiana, moderata o meno…
