Dopo aver partecipato al decennale del G8 genovese nel 2011, dove avevo preso parte anche al lunghissimo corteo con in testa Don Gallo, ho ritenuto doveroso aderire all’evento dedicato al ventennale, effettuato dal 18 al 22 luglio di quest’anno.

Oltre trenta organizzazioni e associazioni della società civile, nazionali e locali hanno dato così vita a un progetto finalizzato a riflettere insieme alla cittadinanza su cosa è accaduto a Genova venti anni fa e quali conseguenze ha avuto sul nostro presente la drammatica sottovalutazione delle domande poste dal movimento di quei giorni.

Tra le principali questioni affrontate nel corso dell’evento vi è stato il grave, accelerato e progressivo deterioramento dei diritti umani fondamentali economico-sociali e culturali e la relazione che intercorre tra l’uso della forza e delle armi da parte delle Forze dell’Ordine e la garanzia dell’ordine pubblico costituzionale.

Si sono avvicendati in numerose tavole rotonde Vittorio Agnoletto, Don Ciotti, Don Alex Zanotelli, Ilaria Cucchi, Fabio Anselmo, Riccardo Noury, Enrico Giovannini, Mauro Palma, Daniele Tissone, Enrica Bartesaghi, Enrico Zucca e altri.

I temi trattati sono stati anche: “un altro mondo necessario”, democrazia, media, violenza e partecipazione, l’esperienza del G8 e la memoria in libri d’autore, scuola, società e salute, il fumetto come mezzo di racconto sociale e denuncia politica, la tutela dei diritti inviolabili di chi è sottoposto a restrizione della libertà personale, ambiente e, infine, da Porto Allegre al G8 di Genova, quale percorso per il futuro… e tanti altri.

Sono stati ricordati gli episodi cruciali di quel tempo, quali l’attacco al corteo di via Tolemaide da parte dei Carabinieri che scatenò una lunga serie di scontri, seguiti poi nella morte di Carlo Giuliani; gli assalti alle scuole Pascoli e Diaz, dove vennero distrutti pc e ogni mezzo di informazione di Indymedia e di radio Gap; l’assalto alla Diaz dove il sangue scorreva a fiumi ma non veniva notato da Roberto Sgalla, portavoce del Capo della Polizia, il quale relazionava il blitz agli scontri dei giorni pregressi; le torture spaventose seguenti al reparto mobile di Bolzaneto. Altresì è stata sottolineata la incredibile rimilitarizzazione della Polizia, che dal 2004 ha fatto entrare nel corpo solo militari per lo più con esperienza maturata in zone di guerra, e la indecente militarizzazione del Corpo Forestale.

Sono stati ricordati dal magistrato Zucca i notevolissimi problemi causati dai vertici polizieschi che non davano nessun ausilio alle indagini in atto, anzi, le complicavano mandando fotografie di agenti appena entrati in servizio, tipo quelle delle comunioni per capirci. Altresì Zucca sottolineava che si erano manifestate condotte criminose da parte dei funzionari di Polizia, ai quali si è garantita carriera e solidarietà anche postuma, pur da condannati, garantendogli una posizione di prestigio nei ranghi del Corpo dopo la parentesi di modeste pene, falcidiate da prescrizioni e benefici per mezzo dei quali sono state aggirate e ignorate le regole della Corte di Strasburgo, le quali impongono la sospensione e la rimozione dei colpevoli. Nessun funzionario ha pagato il giusto tributo ma, al contrario, è stato anche promosso a qualifiche apicali.

Il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma ha dichiarato che si farà chiarezza assoluta per i gravissimi episodi verificatisi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, senza sconti per nessuno date le gravissime spedizioni punitive registrate dalle telecamere, in cui vengono alla luce episodi allucinanti di 300 agenti penitenziari che si accaniscono su decine di detenuti inermi, colpevoli solo di aver effettuato una protesta rumorosa in pieno lockdown. Una bastonatura di massa per far capire chi comandava tra quelle mura. Un semplice esempio: al reparto mobile di Bolzaneto dopo ore e ore che un giovane era stato costretto a stare in piedi dopo che era caduto a terra per sfinimento era stato aggredito con calci e manganellate seppure aveva una gamba artificiale; siffatto episodio rivela una triste analogia con i fatti di Santa Maria allorquando le telecamere hanno inquadrato un detenuto seduto su una sedia a rotelle mentre viene manganellato da agenti. Stesso atto inqualificabile e barbaro eseguito con una crudeltà inenarrabile.

Tali episodi violenti non hanno fatto altro che riproporre quelli accaduti a Genova durante il G8 e che contempla la sospensione temporanea di ogni garanzia costituzionale, ampiamente sotterrata da sindacati che negano le elementari evidenze. Nelle nostre carceri accadono episodi in cui gli esseri umani vengono trattati come bestie sacrificali. La morte di Lamine Hakimi, pestato a sangue, rimane un’immagine spaventosa di quei giorni sospesi.

Dal Garante si è appreso che quel carcere non ha l’impianto di acqua potabile e che, forse, per averne uno bisognerà attendere un altro anno. Già questo fa capire a che punto di non ritorno può giungere una comunità di reclusi.

Ho sentito il dovere di intervenire ad un dibattito aperto ai contributi del pubblico ponendo questa semplice domanda: ma i funzionari condannati per gravi reati, e fatti rientrare tranquillamente in servizio, promossi sul campo del G8 e promossi a qualifiche apicali, come possono erudire i loro sottoposti in relazione all’etica poliziesca? Inoltre, ho sottolineato con forza che siffatti indegni funzionari dovevano essere espulsi dal Corpo non solo per aver compiuto gravi reati ma semplicemente per aver provocato un gravissimo nocumento alla Istituzione ove prestavano servizio.

Incredibilmente, mentre si stava commemorando Carlo Giuliani in piazza Alimonda, è salito improvvisamente sul palco Manu Chao che ha cantato Clandestino! Altra notizia positiva la presentazione di numerosi libri da poco editati dedicati al G8 e le sue vicende. Mentre si stava approntando l’ultima tavola rotonda a Palazzo Ducale, presentata da Enrica Bartesaghi (la mamma di Sara, scomparsa per tre giorni durante il G8 e poi ritrovata al carcere di Pavia dopo essere passata tra le forche caudine della Diaz e Bolzaneto), un avvocato notava un individuo nelle vicinanze che veniva identificato immediatamente per un agente condannato per falso ideologico al processo G8 per cui gli si chiedeva se fosse in possesso dei requisiti medici del Covid ma lo stesso, arrogantemente, dichiarava che essendo in servizio colà non doveva dare risposte a nessuno. Forse qualcuno aveva telefonato in questura per protestare di tale provocazione in quanto tale soggetto veniva prontamente sostituito. Rimaneva, comunque tra i presenti, un grave sconcerto per la provocazione messa in atto dagli uffici della questura, che dovevano evitare qualsivoglia elementare istigazione.

Gli incontri hanno avuto termine nella serata finale, convogliando mille persone nel piazzale della scuola Diaz dove hanno preso la parola un magistrato, Enrica Bartesaghi, e un rappresentante degli enti genovesi, ricordando il motivo di quella numerosa presenza. La cantante genovese Giua ha cantato tre pezzi straordinari: “Canzone di Maggio” di De Andrè, “Povera Patria” di Battiato e “Bella ciao” cantata dal pubblico presente a squarciagola.

“I diritti della democrazia non sono riservati ad un ristretto gruppo all’interno della società, sono diritti di tutte le persone” Olof Palme

Orlando Botti

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