Cosa impedisce la rieducazione del detenuto prima di ritornare in libertà? Perché la percentuale di recidivi è in costante aumento? Una riflessione sull’annoso problema delle carceri italiane

Spesso la realtà della galera viene percepita come lontana dalla nostra società e in effetti i detenuti vengono tecnicamente chiamati “popolazione detenuta” come ad indicarne, appunto, l’appartenenza a un altro popolo.

Quello che si sa del mondo carcerario è quello che, generalmente, la narrativa ha rappresentato. Come non pensare ad Edmond Dantes, il Conte di Montecristo e alle numerose trasposizioni cine-televisive… Il cinema, poi, ha rappresentato spesso vicende ambientate in carcere (La Bolgia dei Vivi con Humphrey Bogart, 1939; Nick Mano Fredda con Paul Newman, 1967; Papillon con Steve Mc Queen, 1973; Fuga di mezzanotte con Brad Davis, 1978; Le Ali della Libertà con Tim Robbins, 1994; fino al drammatico, e ancora attuale, Sulla mia Pelle con Alessandro Borghi, 2018 solo per citarne una minima parte). Le dure condizioni della prigionia, sia da un punto di vista psicologico del protagonista, che ambientale (sporcizia, violenza, privazioni, punizioni), hanno sempre costituito fonte di ispirazione perché contengono quel dinamismo drammatico, necessario ad ogni buona narrativa.

Vittorio Rizzo

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