Trasformare il limite in opportunità, saper affrontare il rischio con consapevolezza. L’intervista al professore Giuseppe Vercelli sull’ancora poco conosciuto concetto di antifragilità

    Giuseppe Vercelli Psicologo e psicoterapeuta, docente di Psicologia dello Sport e della Prestazione Umana presso l’Università degli Studi di Torino. Insieme al suo Team ha ideato e sviluppato il Modello S.F.E.R.A. per l’analisi e l’ottimizzazione della prestazione. 

    Dirige il Centro di Psicologia dello Sport e della Prestazione Umana dell’ISEF di Torino. Responsabile dell’Area Psicologica di Juventus F.C. dal 2011 e psicologo presso J-Medical. Membro della commissione medica e responsabile dell’area psicologica della FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), collabora con FIBa (Federazione Italiana Badminton) e UITS (Unione Italiana Tiro a Segno). Ha partecipato alle Olimpiadi di Torino, Pechino, Vancouver, Londra e PeyongChang come psicologo ufficiale del CONI. Membro del team autoriale che, in collaborazione con Giunti O.S., ha sviluppato e pubblicato nel 2020 l’Anti-fragile Questionnaire, primo test in grado di misurare il livello potenziale di Anti-fragilità negli individui. Studioso ed esperto di psicologia della prestazione e delle applicazioni in ambito sportivo, organizzativo e manageriale. Ha insegnato Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università Bocconi di Milano e presso la Facoltà di Economia dell’Università di Torino. È relatore di numerose tesi universitarie nell’ambito della Psicologia della Prestazione. Autore di ricerche scientifiche e di pubblicazioni divulgative tra le quali i saggi Vincere con la Mente, L’intelligenza agonistica, Antifragili, S.F.E.R.A. Training-manuale di allenamento, oltre a Il Potere nascosto dell’Ombra e Psicologia dell’alta prestazione nel trading. (www.giuseppevercelli.it)

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    Ideato da Nassim Nicholas Taleb, noto saggista, matematico e accademico libanese naturalizzato statunitense, il poco conosciuto costrutto dell’antifragilità presenta nuove e interessanti prospettive sul modo di vivere le avversità. Arrivando anche a rafforzarsi attraverso di esse. A parlarne con Polizia e Democrazia è Giuseppe Vercelli autore con Gabriella D’Albertas, di “Antifragili” (Giunti, 2021). Docente di Psicologia dello sport e della prestazione umana e ideatore del metodo S.F.E.R.A., il professor Vercelli ci illustra le caratteristiche dell’antifragilità.

    Professore, il costrutto di antifragilità è ancora molto meno conosciuto rispetto a quello di resilienza. Ritiene il secondo obsoleto oppure che entrambi vadano studiati, divulgati e applicati?

    I due costrutti, quello della resilienza e quello, meno conosciuto e più recente, dell’antifragilità vanno studiati entrambi. Lo chiarisco perché si rischia di fare confusione. La resilienza ha a che vedere con il raggiungere un obiettivo in condizioni difficili, l’antifragilità sfrutta la volontà a vantaggio del raggiungimento di un livello mai pensato prima.

    Perché l’utilizzo del prefisso “anti”? Si tratta di una mera questione di traduzione in italiano oppure c’è un significato profondo legato al sostantivo che unisce tale prefisso all’aggettivo fragile?

    Il prefisso anti davanti alla parola fragilità vuole esprimere con forza e decisione l’opposto della fragilità. Si tratta di un neologismo che denota grande genialità da parte dell’ideatore del costrutto, che prima non esisteva.

    Potrebbe dare un esempio concreto di una persona o un’organizzazione antifragile?

    Sicuramente tra chi è a capo di un team o di una struttura che ha la necessità di essere agile e con una vision 2.0 è possibile trovare manager o leader antifragili. Esistono a tale proposito dei test che misurano il livello di antifragilità personale. Tra le caratteristiche che connotano l’antifragilità c’è il senso dell’avventura, mosso a sua volta da curiosità verso qualcosa di sorprendente che spinge a esplorare qualsiasi ambito del sapere. Un’organizzazione antifragile tende a generare cellule antifragili e con ciò intendo una struttura e dei collaboratori antifragili, eliminando al contempo i cosiddetti yes men, quelli che sono troppo compiacenti. In un’organizzazione antifragile i piani d’azione non esistono o sono considerati provvisori. Potrei definire un manager antifragile chi sviluppa competenze trasversali e diventa un improvvisatore preparato. Se devo fare un esempio concreto in campo aziendale, mi viene in mente Netflix, mentre se si parla di persone, gli esempi potrebbero essere tanti, a cominciare da chi è capace di uscire fuori dalla propria zona di confort, come è il caso degli studenti Erasmus. Conoscere più lingue, tra l’altro, permette di vedere il mondo con più sfumature e di cogliere più opportunità.

    Gianni Verdoliva