Dopo un’estate quantomeno “movimentata” e il clima costantemente in allarme sulle principali questioni internazionali, non potevamo non affrontare in questo numero autunnale due tematiche cruciali di questa difficile fase storica che stiamo vivendo: l’emergenza migratoria nel Mediterraneo e i preoccupanti venti di guerra che minacciano il nostro presente e futuro.
Per quanto concerne il primo punto, abbiamo avuto l’opportunità di dar voce a una realtà importantissima, SOS Mediterranee: ringrazio vivamente Valeria Taurino, direttrice generale della ONG, per averci raccontato l’esperienza e l’essenza delle loro missioni umanitarie nel nostro mare, il dramma dei migranti, le vicissitudini della Ocean Viking e delle altre imbarcazioni, gli ostacoli normativi di volta in volta sempre più gravosi – e irrispettosi delle vite umane – posti in essere dalle autorità. E, purtroppo, non solo, a giudicare dalle sventagliate di mitra esplose dalla guardia costiera libica lo scorso 24 agosto. Perché, sì, “soccorrere in mare è un obbligo”, non dovrebbero esserci dubbi su questo principio. Ribadiamo la nostra solidarietà a tutte le realtà associative che volontariamente si impegnano a salvare vite umane.
Sul secondo punto, le tensioni internazionali, il preoccupante e massiccio riarmo, questo malsano vento di guerra che stenta ad abbassarsi, abbiamo scelto di dedicare più di un contributo. Lo abbiamo fatto partendo da diversi punti di vista, secondo il concetto dualistico e inconciliabile di “guerra e pace”. Mette apprensione il sempreverde mercato delle armi, nonché il continuo dispiegamento di contingenti militari e l’aumento delle esercitazioni in vari punti strategici del Vecchio Continente; restituisce un po’ di speranza, al contrario, sentir parlare di pace, di chi la pace la “pensa” e la vuole costruire o, meglio ancora, la immagina come forma di mobilitazione nonviolenta. L’opposizione alla guerra non può che concretizzarsi nel rifiuto delle armi, degli eserciti, della c.d. “deterrenza militare”, che altro non è che la negazione della diplomazia, del dialogo e del confronto, del rispetto delle leggi internazionali, princìpi che sono poi alla base della democrazia (sempre più “perfetta sconosciuta”). Ribadiamo altresì che il ruolo dell’informazione (e, aggiungerei, le resistenze alla disinformazione) sarà cruciale nell’evolversi degli eventi.
Se c’è un filo comune che lega tutte queste problematiche, può riassumersi sempre più nell’ormai travisato concetto di “sicurezza”, in tutte le sue declinazioni. Se è così, allora mettiamo in sicurezza prima il nostro futuro, il futuro di tutti, poi magari ne riparliamo.
Il Direttore
Ugo Rodorigo
