Contraccolpi solo nella fase iniziale dell’emergenza sanitaria. Lo stupefacente “corre” sul web. Le operazioni antidroga, i sequestri, le rotte di importazione, gli interessi delle mafie, i nascondigli, i consumi ed i prezzi nel primo anno di pandemia

    Anche il traffico illecito delle sostanze stupefacenti è stato investito dagli effetti derivanti dalla pandemia Covid-19. Il narcotraffico, fenomeno transnazionale che ha sempre cercato di sfruttare il commercio legale per mascherare le sue attività proibite, perlomeno all’inizio della crisi sanitaria è stato condizionato dal rallentamento globale delle transazioni commerciali internazionali.
    Le misure restrittive governative per il contenimento del Coronavirus hanno avuto un impatto sulla produzione delle droghe rendendo più difficoltoso il reperimento di manodopera, hanno influenzato il trasporto delle stesse sostanze, pesando anche sul sistema di distribuzione nei luoghi di consumo; pertanto, si è assistito ad un calo della domanda di stupefacenti, di quelli maggiormente diffusi.
    A queste ripercussioni verificatesi nella prima parte della pandemia, però, le consorterie criminali hanno risposto con una veloce capacità di adeguare i propri modelli organizzativi alla nuova situazione (presentandosi con una struttura a modulo reticolare) attraverso l’elaborazione di altri schemi operativi (con dinamiche delinquenziali a geometria variabile e collaborazioni transitorie e insolite), sia per l’amministrazione dei grandi traffici, sia per le più piccole attività di spaccio.
    Nella seconda parte del 2020 si è riscontrata una consistente ripresa delle importazioni di droga nei luoghi di stoccaggio e verso gli Stati di destinazione finale, contrastata dalle Forze dell’Ordine con una sequenza di enormi sequestri che hanno bilanciato il divario iniziale.

    Marco Scipolo

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