Profughi, richiedenti protezione internazionale, rifugiati, migranti… Una breve panoramica dei termini utilizzati, talvolta a sproposito, per indicare chi fugge dal proprio paese

    “Cassibile: sì ai profughi, no ai migranti”. Questo il titolo di un articolo, pubblicato l’8 marzo 2022 dal Giornale di Sicilia, nel quale il giornalista raccontava che alcuni residenti di questa frazione passata alla storia patria per l’armistizio firmato il 3 settembre 1943 tra il generale Giuseppe Castellano e quello americano Walter Bedell Smith (futuro direttore della CIA), si erano rivolti al presidente della Regione ed al prefetto di Siracusa per chiedere l’utilizzo del locale centro di accoglienza per ospitare solamente «le famiglie ucraine che scappano dalla guerra».

    Il titolo dell’articolo, così come tutti i titoli dei giornali, nella sua necessaria secchezza non può spiegare la differenza tra migrante e profugo, cosa che si cercherà di fare nelle righe che seguono.

    Lemmari. Il Glossario Migrazione e Asilo curato dall’EMN (European Migration Network), la cui edizione italiana è stata pubblicata nel giugno del 2011 dal Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale, non fornisce una definizione del termine profugo; analoga lacuna si riscontra nel glossario annesso alla Carta di Roma, che è il protocollo deontologico, redatto congiuntamente dalla Federazione nazionale della Stampa e dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti nel primo semestre del 2008 con lo scopo di fornire le linee guida per il trattamento delle notizie concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti presenti sul territorio italiano.

    Antonio Mazzei

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