Se prevenzione è lungimiranza, prossimità è radicamento, resilienza è la misura della “maturità democratica” di una società. Solo sviluppando questo fil rouge possiamo generare valore, rendendo le nostre città e i nostri territori non soltanto più sicuri ma anche più coesi e solidali. Riflessioni di un Comandante della Polizia locale, a partire dal libro “La cultura della sicurezza” di Gabrielli e Trinchero
Nassim Nicholas Taleb nel celebre best seller Il Cigno nero ci stimola a riflettere sul concetto di resilienza e sulla necessità di costruire “sistemi antifragili”, cioè capaci di migliorare quando sottoposti a shock e stress, nella convinzione “estremista”, che nessuna forma di prevenzione seppur minuziosa, può evitare i danni in caso di eventi avversi come alluvioni, pandemie, blackout, cyberattacchi, crisi sociali e ambientali.
L’incertezza come costante sembra dominare gli scenari emergenziali e di crisi. Proprio i termini “emergenza” e “crisi” sono il punto di partenza dell’analisi effettuata a quattro mani da Franco Gabrielli, “super poliziotto” ai vertici di tutte le strutture nazionali deputate alla sicurezza nelle varie declinazioni (Dipartimento di Protezione Civile, Polizia di Stato e DIS), ed Elisabetta Trinchero figura accademica di spicco nell’ambito del “Public Management e Governance” nel testo La cultura della sicurezza, edito da EGEA. Nel linguaggio giuridico, la sicurezza è spesso presentata come un bene da tutelare e si presta ad innumerevoli declinazioni, lo percepiamo tutti i giorni anche nella comunicazione giornalistica: sicurezza pubblica, sicurezza sul lavoro, sicurezza alimentare, sicurezza informatica ecc. Nel diritto, il perseguimento della sicurezza si colloca sempre tra due poli: da un lato la prevenzione finalizzata a limitare i rischi e dall’altro la libertà protetta dalla Carta costituzionale e diretta ad evitare che le misure di protezione diventino un “vincolo eccessivo”. Se tuttavia ci allontaniamo dal significato squisitamente giuridico, la sicurezza non è un dato assoluto, ma una costruzione sociale e politica e implica una scelta di priorità: ciò che viene percepito come “da proteggere” e i mezzi ritenuti legittimi per farlo. “Fare prima”, citando Giuseppe Zamberletti, padre indiscusso della Protezione Civile italiana, diventa essenziale nelle politiche di prevenzione in materia di sicurezza. Tuttavia…
di Giuseppe Vecchio
