La riserva naturale che separa Pisa dal mare minacciata dalla costruzione di una nuova base militare; le rappresentanze politiche, locali e nazionali, che “cadono dalle nuvole”; il progetto finanziato con i fondi europei, in direzione opposta rispetto ai criteri “green” e di transizione ecologica (ma perfettamente in linea con i venti di guerra attuali)

    Quando, intorno al 10 aprile scorso, è uscita la notizia sui principali quotidiani nazionali, cittadini e rappresentanti locali sono letteralmente “caduti dal pero”: all’interno della Tenuta di San Rossore-Migliarino-Massaciuccoli, una vasta area protetta che separa le province di Pisa e Lucca dalle coste del Mar Tirreno, è in programma la realizzazione di una base militare da destinarsi al Gruppo intervento speciale del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania” e alle unità del Centro Cinofili. Una notizia che, fin dalle prime battute, ha destato un certo allarme all’interno della comunità locale, considerata l’enorme portata dell’intervento (la costruzione occuperebbe oltre 70 ettari di terreno) e la deturpazione di un’area protetta dal vincolo ambientale.

    Pur trattandosi senza mezzi termini di un potenziale scempio edilizio, non desta sorpresa che un’area di fondamentale importanza ambientale sia minacciata da grandi progetti urbanistici. In Italia i cittadini hanno sempre dovuto difendere le proprie aree verdi e non sempre le Istituzioni hanno rappresentato una spalla stabile nelle loro numerose mobilitazioni. Anche per quanto riguarda il caso di Coltano, piccola frazione posta ai confini sud-est della Tenuta, dove dovrebbe sorgere la suddetta base militare, è proprio una parte della classe politica a trovarsi al centro delle polemiche. E saranno proprio i partiti politici, di concerto con le Istituzioni locali e regionali, nonché con le rappresentanze cittadine, a giocare un ruolo chiave circa i futuri sviluppi di un progetto che appare quantomeno discutibile.

    Matteo Picconi

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