Le paure del cittadino medio sono l’indicatore perfetto per misurare l’incertezza nei confronti del futuro. E il futuro effettivamente intimorisce, sia per gli scenari possibili, sia per i (cattivi) presagi. I “fronti”, d’altronde, sono sempre due.

Sul fronte pandemia, il decreto “Riaperture” è stato accolto con un certo entusiasmo lo scorso 1° maggio. Il tanto agognato ritorno alla normalità restituisce, dopo oltre due anni di apprensione, una buona dose di ottimismo e la parvenza di una “effettiva ripartenza” in tutti i campi, primo fra tutti quello economico.

Ma dobbiamo fare attenzione. Se prima le statistiche dei contagi (e dei decessi) rappresentavano l’elemento centrale della questione, ora sembra che il problema principale sia liberarci delle mascherine e del distanziamento. Per quanto riguarda le prime, c’eravamo quasi abituati all’idea di portarle per sempre e, ora, la voglia di libertà sembra prevalere sul buon senso. Il tutto mentre il Covid 19 risulta tutt’altro che debellato.

È giusto? Forse no. Ognuno di noi sa che non è così. Tutti sappiamo che quella mascherina tornerà ad “invadere” la nostra quotidianità e, se non sarà per il Covid, la porteremo per tutelarci da qualcos’altro (specie se continuiamo ad ignorare altre gravi questioni relative all’ambiente).

Dobbiamo restare vigili, attenti e non dimenticare; per rendere l’idea, basta guardare alla precaria situazione delle carceri, dove detenuti e poliziotti sono i più esposti al virus e dove le misure di prevenzione non dovrebbero mai arretrare neanche di un millimetro.

Se l’inverno rappresenta fin da oggi una minaccia per il temuto ritorno del Coronavirus, non sarà da meno sull’altro “fronte”, quello del conflitto bellico alle porte dell’Europa. Non si parla solo di bollette, ovviamente. Il tema dell’approvvigionamento di gas, necessario per riscaldare le case di milioni di italiani, tiene già banco oggi, in un nebuloso contesto mediatico in cui la guerra in Ucraina, a sole due ore di volo (e a 15 minuti di missile!), per la prima volta ha toccato dei nervi scoperti nel cuore del Vecchio Continente.

Un conflitto in cui gli equilibri internazionali sembrano piuttosto compromessi e che per ripristinarli ci vorrà molto tempo e tanto lavoro (speriamo solo) diplomatico. I morti pesano, certo, ma tra le polemiche e lo scettiscismo generale, riteniamo che solo la diplomazia, appunto, resti l’arma migliore per una prima e rapida soluzione-sospensione dello scontro bellico. Scetticismo e, bisogna ammetterlo, tanta confusione: la difesa della Democrazia viene sventolata un po’ ovunque; prima di importarla, forse dovremmo comprenderne il vero significato, soprattutto a casa nostra. Sarà la Storia, speriamo non tra troppi anni, a decretare se abbiamo difeso degnamente la Democrazia.

il Direttore, Ugo Rodorigo

direttore@poliziaedemocrazia.it

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