Un prestito europeo per l’Italia di 14,9 miliardi di euro da spendere nel settore della difesa. Per Bruxelles l’utilizzo dell’intera somma è di importanza strategica mentre Roma ha richiesto l’attivazione di un finanziamento per 8,9 miliardi. I progetti per cui il governo italiano vuole utilizzare lo strumento Safe sono già stati quasi tutti inseriti nella spesa militare a bilancio. La linea di partenza è il 2027. La geografia ipotetica degli investimenti copre tutto lo stivale, fino a superare le Alpi e raggiungere altri Paesi europei

Riccardo Sacchi

Un’enorme tela che si tende per tutto lo stivale, da Nord a Sud. Nei punti di interesse sorgono i nodi dell’industria bellica italiana. I riflettori sono puntati su siti nevralgici come La Spezia Oto Melara di Leonardo Spa e lo stabilimento di Fusaro di Mbda Italia Spa fino allo spazio profondo con Roma Space Smart Factory di Thales Alenia Space Italia. I fili poi si tendono al di fuori del confine nazionale raggiungendo gli stabilimenti di Rheinmetall a Kassel in Germania, i siti produttivi di Thales in Francia e ancora a Karlskoga in Svezia, presso la Saab Dynamics. Il disegno che ne risulta è una tela di punti e linee che si uniscono: rappresentazione plastica della geografia degli investimenti per un massimo di 14,9 miliardi che l’Italia può attuare per sviluppare il settore della difesa europea.

 

Il quadro temporale

Dopo che il Consiglio dell’Ue, il 27 maggio 2025, ha adottato il regolamento che istituisce lo strumento di prestiti Safe – 150 miliardi di euro per investimenti urgenti e appalti comuni nel settore della difesa – il 30 luglio 2025, il governo italiano ha comunicato l’intenzione di chiedere l’accesso al meccanismo dei prestiti per finanziare i programmi di difesa nazionali del quinquennio 2026-2030. Il 5 agosto seguente, si è tenuto a Palazzo Chigi un incontro tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vertici delle principali aziende e partecipate italiane coinvolte nel settore della difesa e della grande industria – tra cui Leonardo, Fincantieri, FS Italiane, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Invitalia – per discutere delle potenzialità del Safe e delle strategie di investimento, quindi del ruolo delle imprese italiane nell’attivazione di progetti finanziati con i prestiti europei. Questa riunione è stata un primo confronto operativo del governo con il settore privato-partecipato per capire come l’industria italiana può sfruttare i finanziamenti.

Dall’incontro a Palazzo Chigi sono passati quattro mesi in cui il governo italiano ha lavorato al Piano nazionale per l’utilizzo dei prestiti Safe. Il 1° dicembre 2025 il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, in un messaggio sul suo profilo social X, ha confermato che tutti i 19 Stati membri che hanno richiesto i prestiti hanno trasmesso a Bruxelles i loro programmi di investimento, compresa quindi anche l’Italia. Il portavoce dell’esecutivo per la Difesa, Thomas Regnier, ha spiegato che si procederà con l’analisi dei piani, prima di inviare la propria valutazione al Consiglio, che è prevista all’inizio del 2026. Lo scorso 15 gennaio 2026 i ministri della Difesa dell’Unione europea hanno approvato i piani di investimento nazionali di otto Stati membri (Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Croazia, Cipro, Portogallo e Romania) per un valore complessivo di 38 miliardi di euro. Successivamente, il 26 gennaio 2026 altri otto piani nazionali per un valore complessivo di 74 miliardi di euro, presentati da Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia, sono stati approvati dall’esecutivo dell’Ue. A Roma è stato garantito un prestito di 14,9 miliardi di euro.

 

Le reazioni dell’Italia

Dopo un iniziale silenzio, il 28 luglio scorso, durante l’informativa parlamentare sugli esiti del vertice Nato di Ankara, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha esplicato che l’Italia avrebbe fatto ricorso al programma europeo di aiuto agli investimenti nel settore della difesa, aggiungendo che «dirà l’onorevole Crosetto come investirli nell’anno successivo». L’affermazione ha risuonato come una decisione già presa per un importo fino a 14,9 miliardi di euro. Non sono tardate le critiche e nella maggioranza si è aperto un dibattito acceso, con la Lega che per prima ha rivendicato «l’unica opzione percorribile è che sia il Parlamento a decidere quanti fondi utilizzare e come indirizzare la spesa». Tajani ha successivamente aggiustato il tiro: i 14,9 miliardi sono “prenotati”; “ne useremo probabilmente di meno”. Secondo la valutazione del ministro degli Esteri l’utilizzo dei fondi potrebbe andare dai 6 ai 9 miliardi. Comunque, la conferma verrà data entro fine anno ed è «chiaro che la decisione deve essere presa dal Parlamento» ha concluso Tajani. La questione è stata quindi messa in pausa con la promessa da parte del governo di passaggio obbligato in Parlamento, come richiesto a gran voce sia da una parte della maggioranza che dall’opposizione.

La fine dell’estate ha però riacceso la polemica sulla questione Safe. Durante il punto stampa a Rimini del 26 agosto, Tajani ha confermato la richiesta di attivazione dei fondi per 8,9 miliardi di euro, già inviata a Bruxelles. «Il ministero della Difesa preparerà una lista di progetti – ha aggiunto il ministro degli Esteri – sono iniziative che in molti casi …