La Riforma della pubblica sicurezza è arrivata. Ed è un’esplosione di interessi da parte di molti (o di troppi?)

25 aprile 1981, sabato. Entra in vigore la legge 121 del 1° aprile, meglio conosciuta come riforma della Polizia. Una legge fortemente voluta dai poliziotti, subìta dai politici, compresa tardi da diversi sindacalisti, intesa nella sua eccezionale forza innovativa da pochi giornalisti e pochi studiosi. Coloro che compresero da subito la positiva incidenza della legge sul piano della politica dell’ordine e della sicurezza pubblica, contribuirono – direttamente e indirettamente – allo sviluppo di lavori sul mondo poliziesco. Si trattava soprattutto di biografie, ricordi, pamphlets, analisi giuridiche, storiche e sociologiche, confinate, però, ad aspetti relativi alla singola forza, risultando così trascurato lo studio della pubblica sicurezza italiana nella sua totalità, con qualche eccezione. La più significativa è probabilmente quella dell’Università di Bologna dove, dall’anno accademico 1984/1985 all’anno accademico 1993/1994, presso le Facoltà di Economia e Commercio, Lettere e Filosofia, Giurisprudenza e Scienze Politiche, vennero discusse 33 tesi di laurea aventi ad oggetto non solo gli apparati polizieschi (in modo particolare la Polizia di Stato, il Corpo degli Agenti di custodia e le Polizie locali), ma pure il controllo sociale, il sistema penale, la disciplina ed il disciplinamento, la criminalità organizzata ed economica, la cooperazione internazionale di polizia (l’Interpol e l’Europol), la comparazione dei modelli polizieschi in Francia, in Germania, in Svizzera e negli Stati Uniti.

Antonio Mazzei

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