Quarto articolo di avvicinamento ai 40 anni della Riforma del 1981 tramite il racconto in prima persona di un ex poliziotto

Le spinte non corporative, le prime proteste spontanee, che avevano smosso il personale a lottare, andavano in direzione di un primo riconoscimento dei diritti elementari di un lavoratore, quali ad esempio lo straordinario, il festivo e la fissazione di un orario confacente. Fino a quel momento, si poteva essere impiegati anche per dieci, dodici ore consecutive, senza vedersi corrisposta la giusta riconoscenza in busta paga. Tali situazioni avvenivano, soprattutto, in occasione delle elezioni politiche, quando si era costretti a rimanere in servizio presso la questura per tre giorni di fila, senza poter andare a casa neanche per un breve lasso di tempo. Con il reiterarsi di tali circostanze, in cui venivano calpestati i diritti costituzionali, moltissimi poliziotti avevano iniziato a scrivere alla rivista mensile Ordine Pubblico, ponendo alla luce una vita quotidiana oltraggiata nei più elementari riconoscimenti lavorativi. Giova ricordare che, non avendo alcuna possibilità di contrattazione, qualche incremento stipendiale veniva elargito una tantum, sia a noi che ai Vigili del Fuoco, anch’essi dipendenti del Ministero dell’Interno. Ricordo, ad esempio, che alla morte del giovane collega Antonio Annarumma nel 1968 era stato dato un aumento di 15.000 lire, mentre dopo la strage della scorta dell’onorevole Aldo Moro era stato riconosciuto un aumento di 50.000 lire, cioè 10.000 lire a morto.

Orlando Botti

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