A cura di Michele Turazza
Pankaj Mishra – Il mondo dopo Gaza
Ugo Guanda Editore, 2025, pp. 306, € 20
“La guerra prima o poi svanirà nel passato e il tempo forse appiattirà il suo cumulo di orrori. Però i segni della calamità rimarranno a Gaza per decenni: nei corpi feriti, nei bambini orfani, nelle macerie delle città, nei senzatetto e nella pervasiva presenza e consapevolezza del lutto di massa. […] nessun disastro è paragonabile a Gaza” (dal Prologo).
C’è un mondo prima di Gaza e un mondo dopo Gaza, entrambi vengono magistralmente tratteggiati dal saggista, scrittore e giornalista indiano Pankaj Mishra. Cresciuto in una famiglia di nazionalisti hindu che gravitava attorno ad ambienti di destra, in cui è tipico il disprezzo per il mondo musulmano e l’ammirazione per il sionismo, la sua vita cambia dopo il primo viaggio in Cisgiordania, nel 2008, dove tocca con mano le sofferenze patite dal popolo palestinese. Punto di forza del volume è la prospettiva assunta dall’Autore, le cui origini indiane gli consentono di apportare un contributo interpretativo originale allo studio del conflitto che insanguina il Medioriente, in connessione non solo con la tragedia dell’Olocausto e col ruolo della memoria della Shoah, ma anche – ed è questo che in Occidente viene spesso rimosso – con le atrocità subite dalle minoranze e dai popoli colonizzati nell’era moderna. “Mi sono sentito quasi costretto a scrivere questo libro per alleviare il mio sconcerto di fronte a questo degrado morale generalizzato e per invitare i lettori ad approfondire, a cercare spiegazioni più urgenti che mai in questo periodo buio”.
Rana Foroohar – La globalizzazione è finita
Fazi Editore, 2025, pp. 546, € 24
Pandemia e guerre. Delocalizzazioni selvagge e disuguaglianze. Aumento dei poveri e crisi alimentare. Tutti elementi che hanno fortemente colpito il modello economico dominante degli ultimi cinquant’anni, quello della globalizzazione sfrenata neoliberista, con le sue infinte contraddizioni unite alla capacità del capitale globale di calpestare i più elementari diritti di lavoratori e cittadini. Rana Foroohar, giornalista americana, vicedirettrice del Financial Times e analista economica della CNN, esamina in profondità la transizione verso la “de-globalizzazione”, mettendone in luce cause, conseguenze e opportunità: “[…] questo libro non è soltanto una critica puntuale ai fallimenti dell’iperglobalizzazione, è soprattutto un manifesto per un nuovo modello di sviluppo più locale, equo e sostenibile” in cui i luoghi della produzione e del consumo si avvicinano, la ricchezza viene redistribuita e i sistemi economici sono maggiormente protetti da shock esterni.
“Penso che una maggiore attenzione al locale sia in realtà essenziale per preservare il meglio della globalizzazione, ossia la sensazione che il mondo non sia un gioco a somma zero e che le nazioni possano lavorare insieme per risolvere i problemi dell’umanità e rendere il nostro pianeta un posto migliore” (dalla Nota dell’Autrice). Lettura imprescindibile per chiunque voglia comprendere le dinamiche economiche e sociali che stanno ridefinendo il nostro mondo.
Luigi D’Elia e Nora Sophie Nicolaus – Umanamente insostenibile. Il capitalismo nuoce gravemente ai sapiens
Meltemi Editore, 2025, pp. 248, € 18
“Non è possibile attendersi nessuna folgorazione sulla via di Damasco da chi è totalmente intriso nelle logiche di potere. […] Questo libro vuole annunciare a tutti, ma proprio a tutti, che mai come in questa epoca storica la nostra specie […] oggi si ritrova nuovamente di fronte al rischio di estinzione [per un] motivo totalmente inedito: la tendenza all’autoestinzione”. Ogni innovazione tecnologica e ogni transizione comportano, da sempre, nuove sfide emotive, etiche e cognitive che necessitano di continui e dispendiosi adattamenti al fine di neutralizzare i risvolti negativi. Ma quali sono state le conseguenze dell’imporsi del capitalismo, con particolare riferimento alla salute psicologica dei sapiens? I due Autori si interrogano sull’impatto dirompente del modello capitalistico sulla “mente paleolitica” dell’uomo odierno, strutturalmente identica a quella dei nostri antenati, auspicando un nuovo patto col mondo non-umano e una “decolonizzazione mentale dalla pervasiva ed endemica malattia capitalista […] con la nascita di una nuova coscienza collettiva”, pur nella consapevolezza della complessità di tale processo a causa delle illusioni che il capitalismo, nel tempo, ha venduto come progresso, vita agiata, benessere.
Luigi D’Elia è psicologo e psicoterapeuta, ideatore del portale psicoterapia-aperta.it, network di professionisti che offre sedute di psicoterapia a tariffe sostenibili; Nora Sophie Nicolaus è sociologa dei processi culturali e si occupa di pubbliche relazioni.
Michael Greger – Come non invecchiare
Baldini+Castoldi, 2024, pp. 1086, € 30
“Possiamo fare davvero moltissimo per prolungare la nostra vita e gli anni in buona salute. Tutto questo solo grazie a piccoli accorgimenti di base, senza stare a ossessionarci con la dieta. Siamo ciò che mangiamo”. Pubblicato nella collana gli Scarabei di Baldini+Castoldi, “Come non invecchiare” offre un distillato dei risultati della complessa ricerca svolta per tre anni dal medico americano Michael Greger, che ha passato in rassegna la copiosa letteratura scientifica sull’invecchiamento e sui modi per contrastarlo. Non si tratta, però, di diete dimagranti o di miracolosi prodotti per ritardare gli effetti dell’età: il settore anti-aging si presta infatti a essere sfruttato per truffe, raggiri e per fare affari. L’approccio dell’Autore è basato su una rigorosissima evidenza scientifica, resa disponibile mediante l’accesso diretto agli studi consultati sul portale NutritionFacts.org (da lui stesso fondato). Con uno stile chiaro e coinvolgente, dopo aver approfondito le vie metaboliche che conducono all’invecchiamento, il dott. Greger si sofferma sui benefici di un modello alimentare a base vegetale, ricco di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, dimostrando l’efficacia di questi alimenti contro l’invecchiamento cellulare e spiegando i motivi che li rendono nostri potenti alleati. Greger riesce a trasmettere un messaggio di speranza a chiunque voglia prendere in mano le redini della propria salute; la base contro l’invecchiamento “è costituita dalla dieta e dallo stile di vita, e questa è una buona notizia, perché il potere è nelle vostre mani”.
Kristoffer Hatteland Endresen – Un po’ come noi. Storia naturale del maiale (e perché lo mangiamo)
Codice edizioni, 2024, pp. 312, € 26
“È l’inizio di novembre. Sul terreno congelato si intravedono le tracce dei trattori e il vento soffia forte sulla ghiaia nel cortile. Tremiamo di freddo mentre osserviamo la strada. L’orologio segna quasi le dodici: la fine è vicina, il furgone per il macello potrebbe apparire da un momento all’altro”.
L’incipit dell’ultimo capitolo non lascia spazio ai dubbi: la fine è la macellazione. Ma non solo cronologicamente. Anche “il” fine è la macellazione. Lo scopo di una vita, quella dei maiali, è fin dal principio di essere uccisi e macellati per esigenze dell’uomo. È etico tutto questo? Se lo chiede lo storico e giornalista norvegese Kristoffer Hatteland Endresen nella sua inchiesta “Un po’ come noi. Storia naturale del maiale (e perché lo mangiamo)”, pubblicata in Italia da Codice edizioni. Fin dalle prime pagine, l’Autore smonta i pregiudizi comuni, a partire da quello del maiale come un oggetto a servizio dell’uomo, presentandolo come una creatura intelligente, sensibile e complessa, con un’eccezionale capacità di adattamento e capacità cognitive equivalenti a quelle di un bambino di tre anni. Frutto dell’osservazione diretta in un allevamento intensivo, Endresen – che ha seguito una cucciolata, dalla nascita al macello, passando per gli stadi intermedi della “non-vita” dei maiali, fatta di spazi sporchi, angusti, e trattamenti non compatibili con la loro natura – esplora l’evoluzione dei suini, la loro domesticazione, il rapporto controverso con l’essere umano e la paradossale relazione che, nei secoli, si è venuta a creare: da un lato, i maiali vengono sfruttati per servire i nostri scopi alimentari; dall’altro, quando non sono addirittura considerati animali impuri, riconosciamo loro qualità che li accomunano agli umani, come intelligenza e socialità. L’Autore riflette sul trattamento loro riservato in diverse culture e paesi, invitandoci a considerare una prospettiva più etica e sostenibile, oltre che a rivedere la collocazione dell’essere umano nel mondo animale: “Siamo stati noi ad allevarli e poi a rinchiuderli. Il racconto della storia dei maiali è anche il racconto della nostra storia”.
Jonathan C. Slaght – I gufi dei ghiacci orientali
Iperborea, 2024, pp. 350, € 19,50
“Il gufo pescatore è il simbolo di un ecosistema che funziona, la dimostrazione che esistono ancora aree in cui la natura è incontaminata. Nonostante la crescita della rete di strade forestali che si spingono nel cuore del suo habitat con conseguenze pericolose, continuiamo a raccogliere informazioni sul gufo pescatore per conoscerlo sempre meglio, condividere le scoperte e proteggere lui e il suo ambiente”.
Perfetta combinazione di avventura, scienza e profonda passione per la natura, “I gufi dei ghiacci orientali” è una lettura consigliata non solo agli appassionati di scienze e ornitologia, ma a chiunque voglia intraprendere un viaggio straordinario attraverso paesaggi inesplorati, alla scoperta di meraviglie naturali che meritano di essere conosciute e protette. Protagonista assoluto delle pagine dello scienziato e scrittore americano Jonathan C. Slaght è il gufo pescatore, una delle specie più grandi e rare del mondo, scampato quasi per caso alla furia distruttrice dell’uomo nelle remote e gelide regioni dell’Estremo Oriente siberiano, dove si susseguono incessanti, lunghi e rigidi inverni intervallati da periodi di disgelo. Un paesaggio inospitale, aspro: fiumi ghiacciati, foreste innevate e temperature proibitive mettono alla prova la resistenza non solo degli animali selvatici, ma anche dei ricercatori, come l’Autore che, nel 2006, viene inviato sul litorale tra il Mar del Giappone e la Cina per studiare il gufo pescatore di Blakiston, monitorandone gli spostamenti in quelle lande dove la presenza umana è l’eccezione, diluita com’è in spazi infiniti. Ed è proprio la scarsa antropizzazione che ha consentito al gufo di sopravvivere. Stile avvincente e linguaggio evocativo arricchiscono il resoconto di Slaght, che non manca di descrivere minuziosamente flora e fauna, paesaggi e ambienti, mantenendo al tempo stesso saldo il rigore della ricerca scientifica e dell’indagine socio-antropologica.
Giuseppe Patota – A tu per tu con la Commedia
Editori Laterza, 2025, pp. 348, € 20
Contenuti e lingua fanno della maggiore opera dantesca una lettura non immediata e, solo apparentemente, destinata ad un pubblico colto. In realtà, è proprio la variegata ricchezza espressiva a rendere indispensabile la conoscenza della Commedia, che contiene gran parte del lessico che ancora oggi utilizziamo. Ma non solo; come ricorda il prof. Patota “non c’è aspetto della cultura antica e medievale di cui Dante non abbia appropriatamente detto qualcosa, nel suo enciclopedico poema”. “A tu per tu con la Commedia”, edito da Laterza, è un’opera che fonde rigore scientifico e divulgazione efficace e si propone proprio di accompagnare i lettori alla scoperta del poema dantesco, mediante una selezione delle parti più significative, intervallate dalle spiegazioni dell’Autore – professore ordinario di Linguistica italiana all’Università di Siena e Accademico della Crusca – “senza dare niente per scontato, collegando i fatti con gli antefatti” in modo tale da far fare al lettore “canto dopo canto […] lo stesso viaggio che ha fatto Dante”.
“A tu per tu con la Commedia” è particolarmente indicato per studenti delle scuole superiori e universitari che studiano la Commedia, per i lettori curiosi e per chiunque voglia riscoprire il capolavoro dantesco con una guida chiara e autorevole.
Gabriella Ripa di Meana – Tempi di guerra. Un altro ascolto
Casa Editrice Astrolabio, 2025, pp.152, € 16
La guerra sembra un problema senza fine. Da sempre oggetto delle riflessioni dei più importanti pensatori, la questione principale è se sia possibile sfuggire a questo destino o se la guerra sia, invece, una caratteristica inevitabile della natura umana, connaturata ad essa. Gabriella Ripa di Meana, nel suo libro Tempi di guerra. Un altro ascolto, suggerisce di analizzare la guerra e le discussioni che ne derivano attraverso la lente della psicoanalisi, grazie alla sua lunga esperienza sul campo e alla rilettura di grandi classici, da Freud a Jung, da Einstein a Hillman a Simone Weil.
“…non possiamo nasconderci che il soggetto, chiunque esso sia, si trova immerso fin dalla nascita in una sfida ineludibile e fatale: la sfida che riguarda il suo incontro con l’altro. […] Ci condanna, l’altro, a riconoscere l’impotenza del nostro io, i suoi confini irrisori e soprattutto il suo irriducibile espansionismo, che è brama di possesso, di potere, di superiorità” (dal Preludio): l’Autrice ricorda che secondo Freud “l’io non è padrone in casa propria” e si forma nell’incontro con l’altro.
Gabriella Ripa di Meana, psicanalista, è nata a Roma dove ha lavorato e insegnato fino al 2013. Da allora vive e lavora in un piccolo borgo della Maremma Toscana, Campiglia Marittima. Qui continua a dedicarsi ai suoi studi, alla scrittura e all’insegnamento. Ha tradotto testi psicanalitici d’autore e ha pubblicato numerosi libri e articoli di clinica e di teoria analitica.
