L’avvento delle piattaforme digitali ha scardinato i tradizionali modelli di intermediazione informativa, ridefinendo il confine tra libertà di espressione e diritto alla verità. Se da un lato, la rete amplia l’accesso ai contenuti, dall’altro solleva notevoli interrogativi sulla responsabilità dei social e sui rischi di una censura privata operata tramite algoritmi e fact checking
di Daniele Butturini – Università di Verona
Il rapporto tra libertà di manifestazione del pensiero, verità dell’informazione e democrazia è stretto e riscontra in internet uno dei più rilevanti campi di prova e di tensione. Come noto, lo sviluppo sempre più intenso e veloce di internet ha prodotto una “metamorfosi” dei modi mediante cui le persone accedono alle informazioni di utilità sociale. Le piattaforme digitali, con gli annessi social network e social media, hanno concorso a produrre il declino dei tradizionali media di massa quali stampa e televisioni generaliste; di conseguenza i mediatori tradizionali delle informazioni (stampa e televisioni generaliste) che, insieme ai mediatori politici (partiti, sindacati), sono stati fino a qualche decennio fa gli attori sociali, dai quali il popolo ha attinto le interpretazioni dei fatti di interesse pubblico e gli inquadramenti di senso di questi ultimi, hanno ceduto il passo a nuovi intermediari: le piattaforme. Non vi è il tempo di approfondire in questa sede dinamiche così complesse. Ci si limiterà pertanto a qualche considerazione di massima.
Il declino del giornalismo professionale
Da un lato, non vi è dubbio che l’accesso ad internet abbia aumentato quantitativamente le opportunità per ciascun individuo di accedere gratuitamente ad una mole prima d’oggi inimmaginabile di contenuti, ponendo ciascuno nelle condizioni di poter addirittura diventare produttore di notizie, di commentarle, di rielaborarle e di trasmetterle. Sotto questo aspetto internet ha senz’altro allargato la sfera della libertà di manifestazione del pensiero, in quanto ha dato pressoché a tutti uno strumento diretto di comunicazione interpersonale dei contenuti. Su internet opera poi naturalmente anche il giornalismo professionalizzato: basti pensare alle testate giornalistiche online e ai giornalisti che ricorrono ai social.
Dall’altro lato, si scontano problematiche. Il declino del giornalismo professionale come mediatore per l’appunto professionalizzato e, di conseguenza, sottoposto ad un percorso formativo fatto di rispetto di regole in tema di verifica delle fonti, di etica professionale e di peculiare responsabilità (responsabilità disciplinare per le violazioni della deontologia) può avere gravi controindicazioni. Un’opinione pubblica che attinge sempre di più le notizie di interesse pubblico e, di conseguenza, il proprio processo di formazione dei convincimenti sulle materie di rilevanza sociale da piattaforme di video sharing, social network, social media all’interno dei quali operano e intervengono soggetti informanti spesso al di fuori del percorso formativo della professione giornalistica, espone il diritto all’informazione della collettività a rischi. Se, infatti, si riduce l’area dei cittadini e delle cittadine che formano i propri pensieri sulla base di informazioni provenienti dai…
