Tre anni fa, in una fredda mattina d’inverno, la vita di Monica ed Enrica viene stravolta dalla notizia dell’avvelenamento di Mat, amico a quattro zampe di neanche tre anni. Delinquenti senza scrupoli gli hanno tolto la vita, ma a nulla potranno contro la determinazione di Monica e la sua voglia di lottare per avere giustizia
Michele Turazza
“Storia di Mat” di Monica Crestini (Edizioni Helicon), funzionaria della Polizia Municipale di Monte San Savino, è un’opera intensa che nasce da un evento tragico: il crudele avvelenamento del suo giovane pastore belga avvenuto il 1° febbraio 2023. Storia d’amore e di sangue – dove il dolore per la perdita si trasforma in una denuncia accorata e implacabile contro la crudeltà verso gli animali, che spesso purtroppo rimane impunita –, il volume è strutturato in brevi capitoletti articolati attorno a uno schema narrativo che, alternando passato e presente, ripercorre la vita di Mat e il legame indissolubile, simbiotico, che lo lega alle sue compagnie umane. È un grido d’allarme colmo di rabbia, che però non rimane fine a sé stessa, ma mira a scuotere le coscienze del lettore contro l’indifferenza e le crudeltà inferte agli animali da umani senza umanità, fungendo da pungolo emotivo che invita a vigilare e a denunciare, per impedire che possano esserci altri Mat.
Dott.ssa Crestini, com’è iniziato il suo cammino insieme a Mat e cosa ha rappresentato per lei la presenza di questo compagno di strada così speciale?
Il cammino con Mat è iniziato nel settembre 2020 quando con mia mamma sono andata a prenderlo a Buti in provincia di Pisa da un’allevatrice di pastori belga di nome Sonia, e lo abbiamo portato a casa nostra con lo scopo di fare da guardiano alla casa e a mia mamma. Un piccolo batuffolo di pelo di soli due mesi! Questo incontro ha cambiato per sempre la mia prospettiva sulla vita e sulla sofferenza degli animali. L’incontro con Mat è stato l’inizio di una “storia d’amore vera e profonda”. Mat da subito è diventato un membro della nostra famiglia, il legame tra noi è cresciuto giorno dopo giorno. Non è mai stato solo un animale domestico da guardia e da compagnia. Protagonista attivo di momenti condivisi ha riempito la mia vita di significati profondi e di ricordi preziosi e soprattutto di tanti momenti felici. Posso dire tranquillamente che i due anni di vita trascorsi con lui sono stati i più felici di tutta la mia vita fino ad oggi. Trasformare un ruolo “funzionale” come quello di guardiano in una “storia d’amore” è un dono reciproco che ci siamo fatti.

C’è stato un momento, nel silenzio della sua casa improvvisamente vuota, in cui ha sentito che l’unico modo per continuare a far respirare Mat fosse trasformare il suo ultimo guaito di dolore in parola scritta, capace di renderlo eterno?
Si è successo dopo il 6 ottobre quando c’è stata da parte del Giudice la sentenza definitiva di archiviazione del caso per insufficienza di prove. Non potevo accettare che la Storia di Mat finisse così, con il dolore per la sua perdita e con l’amarezza di non essere riuscita a far prevalere la verità e la giustizia. Così ho deciso di iniziare a scrivere tutto ciò che era successo e non solo. Ho unito alla vicenda dell’avvelenamento anche aneddoti divertenti di Mat e racconti di bei momenti di vita trascorsi insieme. E, come per magia, la scrittura si è trasformata nell’unico ponte possibile per mantenere vivo quel legame, quel legame speciale che era nato tra noi. Scrivere le esperienze e il vissuto con Mat mi ha permesso di mantenerlo vivo, trasformando l’assenza in una forma di presenza tangibile. Il dolore immenso per la sua perdita si è trasformato nel gesto di raccontare, portando il mio amato Mat oltre la fine fisica.
Il volume tocca temi purtroppo attualissimi come la crudeltà verso gli animali e il tradimento della fiducia incondizionata che i nostri amici a quattro zampe rimpongono in noi: in che modo Storia di Mat rappresenta un grido di sensibilizzazione contro la disumanità di certi gesti?
Ritengo personalmente la Storia di Mat un potente grido di sensibilizzazione contro le sofferenze che, a volte per crudeltà a volte per scopi di ricerca scientifica, vengono imposte agli animali. Narrare i dettagli dell’ingiustizia subìta costringe il lettore a confrontarsi con la realtà della “banalità del male” applicata agli animali, che tanto va di moda oggi anche nel mondo dei giovani. Il testo non è solo una storia ma è anche un atto di accusa che trasforma la sofferenza individuale in una questione etica collettiva. In sintesi, l’opera non si limita a raccontare un avvelenamento, ma lo rende insopportabile agli occhi di chi legge, spingendo a una riflessione necessaria sul valore della vita e sul dovere di protezione verso chi non ha voce. Con la Storia di Mat, la sua voce non potrà mai essere cancellata e inascoltata.
Lei indossa quotidianamente una divisa: di fronte alla spietatezza di quel boccone avvelenato, la legge, che lei ogni giorno rappresenta, non ha potuto fare scudo né in via preventiva, né successivamente, dal momento che il “caso” è stato archiviato senza l’individuazione dei colpevoli. Com’è cambiato il suo essere funzionaria di Polizia locale dopo l’uccisione del suo Mat?
Per un ufficiale di Polizia Locale, come sono io ormai da ben 25 anni e che vivo il mio lavoro con passione e come una missione di giustizia, l’archiviazione di un caso senza un colpevole rappresenta una ferita aperta e una sorta di “tradimento” da parte di quel sistema in cui si crede. Se prima la divisa era un simbolo di protezione assoluta, dopo un evento simile c’è il rischio che diventi un promemoria quotidiano dell’impotenza. Rappresentare la legge che non è riuscita a dare risposte alla propria sofferenza richiede un coraggio silenzioso e un enorme sforzo di resilienza. Personalmente dopo aver subìto un’ingiustizia così crudele ho sviluppato una sensibilità molto più spiccata verso le vittime che incontro per strada, comprendendo che dietro ogni intervento c’è una potenziale ferita che la burocrazia rischia di ignorare.
Un “funzionario” che lascia più spazio all’essere umano che si cela sotto alla divisa?
Sì, il proprio lavoro non è più solo applicare leggi e regolamenti, ma diventa un modo per onorare la memoria di chi si è perso, cercando di evitare che ad altri tocchi lo stesso destino di indifferenza e sofferenza. Si diventa custodi più attenti delle procedure perché si è provato sulla propria pelle cosa succede quando gli ingranaggi si fermano prima di aver trovato la verità. In sintesi, l’essere funzionaria diventa un atto di resistenza. Si sceglie di continuare a rappresentare la legge non perché sia perfetta, ma perché si sa, dolorosamente, quanto sia necessario lottare affinché non fallisca di nuovo.
Cosa spera che resti nel cuore dei lettori dopo aver conosciuto la storia del suo cane?
Innanzitutto spero che restino le emozioni che ogni pagina può aver suscitato. Dal pianto, alla speranza, alla malinconia e impotenza, alla piccola o grande gioia di ricordi belli e felici, di immagini serene. Le emozioni, anche quelle intense, agiscono come messaggeri preziosi, segnalando ciò che conta davvero. Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo, come disse un tempo Vincent Van Gogh. Inoltre vorrei sottolineare che scrivere e leggere sono atti che aiutano a rialzarsi e a ricostruirsi, offrendo conforto nei momenti difficili. I libri che restano sono quelli che provocano un “pugno nello stomaco” insegnando attraverso le ferite e la forza dei personaggi.
Qual è il messaggio più forte che Mat, attraverso queste pagine, continua a lanciare a tutti noi?
I cani “leggono nel cuore” e comprendono gli stati d’animo meglio degli esseri umani, offrendo una vicinanza che va oltre le parole. Quello che spero resti di Mat oltre il suo meraviglioso modo di vivere da “argento vivo” che “correva nel vento”, è la rinnovata consapevolezza del legame profondo e puro che a volte può instaurarsi tra esseri umani e animali. Tra me e Mat era nato un Amore animico, cioè un riconoscimento tra anime, un legame profondo e incondizionato basato sulla cognizione emotiva che va oltre la semplice compagnia. Quindi i messaggi più forti che Mat ci lancia dal libro sono l’Amore incondizionato che insegna ad accettare l’altro senza giudizio, superando le barriere e le mancanze, e il Dovere di non abbandonare, mantenendo la promessa di assistenza e amore fino alla fine, anzi oltre la fine in un “per sempre” unico.

Monica Crestini è nata nel 1973 a Pieve Santo Stefano in Provincia di Arezzo e ha vissuto a Caprese Michelangelo. Si è laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1999. Attualmente vive con il marito e due gatti (Magyc e Frappy) ad Arezzo ed è Ufficiale di Polizia Locale.
È autrice di oltre 140 poesie, più volte pubblicate in vari volumi e collane. La sua poesia “Il mio Amore Animico” dedicata a Mat ha ottenuto un noto riconoscimento al Concorso Internazionale di poesia “Il Federiciano” nella sua XV edizione (2023). Storia di Mat è il suo primo libro ma altri sono già in cantiere.
Il libro
È un triste risveglio per Monica quello della mattina del 1° febbraio 2023. Una telefonata in lacrime della madre la informa che il loro cane Mat, uno stupendo esemplare di Pastore Belga, sta molto male, forse è stato avvelenato e sta per morire. Inutile la corsa dal veterinario e le preghiere, Mat muore poco dopo, brutalmente avvelenato, con lo stomaco bruciato da una sostanza sconosciuta, ad appena due anni di vita. La triste storia, intrisa d’amore, si snoda tra ricordi di quel giorno maledetto, come lo definisce l’autrice, ed i ricordi di momenti belli trascorsi insieme al suo cane, fino alla descrizione della vicenda giudiziaria e del clamore della vicenda sui giornali locali, nazionali e in TV. Monica non ha lasciato niente di intentato per cercare di scoprire chi ha ucciso il suo MAT e arrivare alla verità. Rivivendolo nei suoi ricordi scoprirà di aver amato Mat proprio come una persona, del resto, scrive la stessa autrice, un cane è ciò che gli riconosci non è “solo un cane”.
Monica Crestini, STORIA DI MAT (Edizioni Helicon, Arezzo, 2026)
